Antipolitica: così il sistema tiene sotto scacco i cittadini

| Luca Tomberli |

L’antipolitica, l’errore più grande

Il sentimento di antipolitica è utilizzato dal sistema per mantenere sotto scacco i cittadini. L’élite finanziaria punta ad indebolire la politica per inaugurare uno stato totalitario postdemocratico. La Cina è il modello a cui tende il great reset, che vuole ridurci a dei QR code ad uso e consumo dei potenti di turno. I sindacati dei lavoratori e i partiti presenti in Parlamento, invece di intraprendere delle forme di lotta ispirate dalla giustizia, la solidarietà, e la fratellanza umana, sono invece dei megafoni del pensiero unico, la cui finalità consiste nell’espropriare il cittadino dei diritti sanciti dalla Costituzione.

L’importanza della politica

La situazione è maledettamente grave, non tanto perché il nemico è forte, ma perché la falsa informazione ha indebolito il popolo nell’animo. Per riprendere in mano la nostra vita, serve a poco individuare i nessi con le fasi iniziali delle dittature del passato, sebbene siano evidenti. Piuttosto diviene necessario preservare con il sacro fuoco dell’impegno civico, i Principi Democratici Costituzionali, in quanto ciò produce l’unico antidoto possibile al modello cinese, imposto dai poteri forti come la soluzione ai problemi della nostra società.

Fino a quando non comprenderemo quanto sia fondamentale l’attività politica per costruire una società più giusta, il rischio di cadere in balia dei fautori del totalitarismo è pressoché certa. Stiamo subendo sulla nostra pelle l’erosione continua dei diritti democratici costituzionali, calpestati da una politica contraria al bene comune.

La Carta Costituzionale, se applicata fedelmente, diviene uno scudo contro le ingiustizie, ed anche il motore per lo sviluppo stesso dell’essere umano. Però è necessario che una massa critica di persone accolgano lo spirito che ha ispirato i padri costituenti e lo diffondano nella quotidianità tramite attività concrete.

Draghi opera contro la democrazia

L’azione del Governo Draghi accelera quel processo di trasformazione della società che possiamo definire, secondo le scienze sociali, post democrazia.

In questo contesto pezzi di democrazia vengono smantellati, passo dopo passo, in nome della sicurezza e dell’economia. Il processo viene imposto facendo leva sulla percezione popolare di una emergenza sistematica, causata da una informazione asservita. In pratica nella post democrazia vengono mantenute formalmente le strutture rappresentative ed elettive, mentre in realtà sono svuotate della capacità di incidere veramente.

Draghi, un policy maker calato dall’alto, senza aver ricevuto nessun consenso elettorale, sta accelerando un progetto sovranazionale di annullamento della sovranità popolare, che va avanti da tanti anni.

Come non ricordare la regalia della lira alla Bce e l’entrata dell’Italia in Europa, decise da Prodi, senza consultare gli italiani. Oppure l’abominevole riforma delle pensioni e l’inserimento del pareggio in bilancio istituiti da Monti e voluti dalla Bce. Draghi, sfruttando lo stato di emergenza sanitaria, è andato oltre. Col pretesto della tenuta democratica del Paese, ha promosso azioni antidemocratiche quali la campagna di vaccinazione di massa, il Green pass, l’obbligo vaccinale, il PNRR, il Trattato con la Francia e La legge di Bilancio e ha ridotto il Parlamento ad un mero organo di ratifica del suo operato. Non poco per un tecnico che ha ricevuto un mandato formale, ma non elettorale, di guidare l’esecutivo.

Un tempo i Governi tecnici erano l’eccezione ed erano chiamati a traghettare il Paese verso nuove elezioni. Invece l’operato di Draghi rappresenta il palese tentativo di supremazia dei poteri sovranazionali sul popolo italiano. Lo spregiudicato policy maker venuto dalla BCE, pur di raggiungere gli obiettivi dei suoi mandanti, non si ferma davanti a niente. Ha sfidato l’intera nazione mentendo: ”chi non si vaccina muore e fa morire gli altri”.

Con il sostegno del Comitato Tecnico Scientifico, ha introdotto il lasciapassare verde per lavorare ed ha allargato l’obbligo vaccinale al personale scolastico e alle forze dell’ordine dopo aver già colpito precedentemente il personale sanitario. Tanto per capire in che misura tra le fila degli scienziati sono presenti delle persone senza scrupoli, ricordiamo che il coordinatore del CTS, Locatelli, in una conferenza stampa dello scorso mese, alla presenza del Primo Ministro, ha dichiarato che nelle terapie intensive non vi era nessun vaccinato sotto i 59 anni.

Politicanti, non politici

Il sentimento di antipolitica che anima molti italiani, non può essere sconfitto enunciando dei buoni propositi, in quanto si basa su dei dati oggettivi. La politica dei giorni nostri è il tripudio dell’affarismo e del tornaconto personale. Chi ha smesso di esercitare il diritto di voto, trova conferma della scelta nelle azioni deplorevoli di una classe politica svenduta al miglior offerente.

Ogni cittadino deve essere incoraggiato a farsi delle domande, una tra le più importanti potrebbe essere questa: il degrado politico degli ultimi quarant’anni, è casuale, oppure è stato orientato dall’élite finanziaria? Tanti indizi ci conducono nella direzione di un progetto di controllo sociale. La politica, direttamente e indirettamente, ha tolto ogni sorta di sovranità al popolo italiano e al contempo ha svenduto tutti i gioielli di famiglia. In poche parole ci hanno lasciati in braghe di tela.

Oltre alle aziende italiane invidiate in tutto il mondo, questa dannosa politica ci ha scippato quelle autonomie popolari che costituiscono l’architrave di una comunità. Il diritto al lavoro è una chimera, la moneta è in mano alla BCE e le politiche energetiche vengono decise dai CDA delle multinazionali. Abbiamo perso pure la sovranità alimentare, ed è incredibile che sia successo in un Paese come l’Italia che al mondo non ha eguali nella varietà di biodiversità agricola ed alimentare.

Un disastro su tutta la linea, causato dalla cattiva politica che siede in Parlamento da almeno quarant’anni, nessuno escluso all’infuori di qualche rara eccezione. Quindi il vero problema non è la politica in sé stessa, ma gli impostori che hanno ridotto la nobile arte dell’occuparsi dei molti, ad uno squallido teatrino che non può essere definito politica.

Tradimento dei 5 stelle

Il tradimento subito dal popolo italiano grida vendetta.

I cittadini avevano dato dei segnali in favore del cambiamento, così il sistema tramite l’entrata in campo dei 5 Stelle ha sgonfiato il sentimento rivoluzionario. L’attività parlamentare dei grillini, in palese contrasto con le promesse elettorali e in soccorso dell’ormai moribondo PD, ha rivelato quanto i 5 stelle siano parte integrante del sistema delle banche e della finanza. L’esperienza politica dei grillini è ormai alla frutta, ma ha lasciato una eredità pesantissima. In molti, dopo aver visto all’opera i 5 Stelle, presumono che qualsiasi eletto, una volta arrivato a Roma, si faccia corrompere dal sistema.

La partecipazione popolare alla vita civica del Paese deve necessariamente ripartire costruendo una nuova politica, ne va del futuro dell’Italia e degli italiani. Non votare è l’errore più grande che possa fare un cittadino, in quanto getta alle ortiche la possibilità di incidere nelle decisioni che riguardano la propria vita. L’astensione elettorale è il cancro che si sta insinuando nella vita democratica di questo paese. I media di regime hanno omesso di informare i cittadini che alle recenti amministrative, data un’affluenza elettorale intorno al 50%, il sindaco eletto governa la propria città anche tramite il consenso di pochi.  

3V come risposta alla post politica

Non andare alle urne, oppure annullare la scheda, è comprensibile quando nessun partito presente nel certificato elettorale ci rappresenta. Il cittadino consapevole di vivere in una società controllata dai poteri forti che non vota 3V, un partito coerente nel contrastare tutte le misure liberticide ed antieconomiche prese prima dal Governo Conte e poi dal Governo Draghi, si tira la zappa sui piedi.

Il partito 3V nasce dal basso, come strumento per riportare il cittadino al centro del progetto politico, valorizzare il bene comune come via di progresso e di sviluppo, e di conseguenza scardinare il sistema.

Votare per riprendere in mano la vita

L’antipolitica è rappresenta anche la risposta popolare alla “post politica” che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Il progetto politico e le ideologie connesse ai partiti sono stati soppiantati dall’ascesa dei leader. Non esistono più destra o sinistra, ai politicanti interessa soltanto il raggiungimento dell’obiettivo commissionato.

Nella prima Repubblica vi era un bilanciamento tra la popolarità di alcuni politici e il partito di appartenenza. Con l’avvento della seconda Repubblica, non avendo niente da proporre per la comunità, i partiti sono stati messi in disparte in favore di personaggi sempre più spregiudicati e portati alla luce dei riflettori dal sistema di potere. Visto il loro comportamento, continuare a classificarli come “politici”, è una blasfemia.

Superiamo questa crisi profonda della società, facciamo nostra la Costituzione, e capiremo che i partiti sono degli strumenti necessari ai cittadini per alimentare la vita democratica del paese.

L’antipolitica e l’a-partitismo permettono ad altri di decidere per noi. Basta con la post politica. Mandiamo a casa i politici che non sono animati dallo spirito di servizio! Iniziamo a costruire dal basso la nuova politica, quella che mette l’essere umano al centro del proprio progetto politico. Torniamo ad essere protagonisti, non deleghiamo la nostra vita a dei mentitori seriali.

Cambiare si può, e il voto è la leva del potere che detengono i cittadini: è giunto il momento di riprendere in mano la vita, altrimenti saremo costretti a sperimentare la post vita, cioè il transumanesimo. No dai, rimaniamo umani e votiamo 3V.

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