Aria irrespirabile. Uno sguardo nelle classi in questo lungo inverno

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Nonostante sia momentaneamente fuori dalla scuola pubblica, purtroppo mi arrivano notizie e non sono mai buone.

Un bimbo che conosco, di seconda media, mi ha raccontato che poche sono le professoresse che ogni tanto mandano i ragazzi fuori dall’aula, per permettere loro di abbassare le mascherine e prendere una boccata d’aria e respirare normalmente.

Un’insegnante, addirittura, terrorizzata dal contagio e avendo capito che i ragazzi fan cascare apposta l’astuccio per abbassarsi la mascherina, si avvicina mentre lo raccolgono e controlla che questo non succeda.

Inutile dire che, per troppi insegnanti, la mascherina sotto il naso è un comportamento perseguibile con provvedimenti disciplinari.

Una bambina di scuola primaria invece mi ha raccontato che, nonostante la presentazione del certificato medico che attestava l’esenzione all’utilizzo della mascherina (in quanto soggetto fortemente allergico con frequenti episodi di asma bronchiale), è stata costretta dalla maestra ad indossarla comunque per  4 ore consecutive. Il giorno dopo la povera bambina ha avuto una crisi d’asma.

Ci stupiamo? E di cosa? Direte che la paura è irrazionale, tocca corde profonde, non si gestisce, non si motiva.

Entra dentro e non te ne liberi più, lo sa benissimo chi studia psicologia, psichiatria, sociologia…

La paura così per lungo tempo inculcata in ogni aspetto della vita quotidiana e ovunque ci si giri, diventa terrore e rende fragili, vulnerabili, ciechi, illogici.

Colpisce tutti: genitori, insegnanti, pediatri, dirigenti scolastici, allenatori, catechisti… tutti!

E crea danni enormi a se stessi e a chi la subisce: stiamo vivendo un grande esperimento psicotico di massa.

Non ci sono giustificazioni di nessun tipo per quello che stiamo facendo ai nostri bambini e ragazzi.

Quella bambina col suo certificato, nonostante esercitasse il diritto alla sua salute, a respirare in modo sano, come tutti dovrebbero fare, è stata vista come una pericolosa aggressione alla salute – mentale, direi, molto più che fisica – del gruppo.

Isolata, additata, accusata di essere diversa: è un dolore che scatena reazioni a catena e che fanno dell’asma solo la punta dell’iceberg.

Ma cosa volete che sia… si potrebbe obiettare. Stiamo lottando con un virus mortale… c’è sempre un prezzo da pagare. Giusto?

Bene! Allora io vorrei sapere perché i giornalisti, con la loro metodica del terrorismo psicologico, non vanno nelle scuole ad indagare.  Gli italiani dovrebbero essere ugualmente informati sui casi di bambini che a scuola si son sentiti male per il prolungato uso della mascherina. O no?

Come mai i medici tacciono sui numeri, che sicuramente ci sono, di bambini che accusano problemi di respirazione, di mal di testa, di stati d’ansia, di stanchezza eccessiva a fine orario scolastico?

Ci sono già delle ricerche e dei numeri in merito.

Forse al Ministero della Salute son numeri che non interessano?

Giorni fa son passata per caso da una scuola media vicino a casa mia mentre stavano uscendo le classi: quanti visi cadaverici ho visto.

Come mai, mi chiedo, le colleghe non sanno che se un bambino accusa mal di testa si deve levare subito la mascherina? Con tutte le circolari che girano nelle scuole, questa è sfuggita?

Come mai, mi chiedo, le mie colleghe non sanno che se un bambino sviene la prima cosa da fare non è chiamare il 118 ma toglierli la mascherina? Perché anche questo è accaduto.

Quanti degli insegnanti italiani sono stati informati dai pediatri tramite i dirigenti, che il passo successivo è ipossia cerebrale? Sappiamo quali sono i danni permanenti della mancanza cronica di ossigeno nel sangue?

A Palermo, il 25 novembre scorso, mentre una bambina stava facendo ginnastica a scuola, quindi con la mascherina, si è accasciata a terra e non ce l’ha fatta. L’autopsia ha motivato il decesso per un generico malore… di cui si capisce non si vogliono dire le cause.  Così anche in questa circostanza la verità non la sapremo mai.

Cosa deve succedere ancora, prima di collocare il “rispetto per la vita umana nella sua interezza” al primo posto nella nostra scala dei valori?

I molti, troppi, sono obnubilati dalla paura, trasformati in persecutori del respiro libero, distruttori di ciò che rimane dei diritti dei bambini, compreso quello alla salute quotidiana.

E pensare che – stando alla “narrazione ufficiale” sul Covid – c’era una cosa sola da fare nelle scuole per ridurre i contagi: ridurre il numero dei bambini nelle classi. Ed è l’unica cosa che non è stata fatta!

Se però lo Stato non pensa alle giovani generazioni… i genitori dove sono? Perché hanno accettato che i loro figli in meno di un anno subissero un trauma dietro l’altro senza mai dissentire e protestare apertamente? Per la didattica a distanza, però, hanno protestato eccome… dobbiamo pensare che l’importante è che vadano a scuola a tutti i costi?

Ma in che mondo viviamo? Ma questa umanità si rende conto che sta implodendo?  Che non ha più logica, amore, rispetto, empatia nelle scelte che opera?

Quando si mettono sotto attacco i bambini non si parli di civiltà, né di progresso: non siamo ancora a niente sulla strada della dignità umana.

Abbiamo superato un limite che non lascia più margini. Dobbiamo renderci conto ora di ciò che sta accadendo, e spero che il 2021 potrà portare questa consapevolezza, aiutarci ad aprire gli occhi, alzarci in piedi e invertire insieme questo processo, riportando la nostra civiltà sui binari della ragione e, più ancora, dell’umanità.

Rossella Ortolani

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