Il bivio dell’economia: umanità o guerra

| Andrea Giongo |

Diritto al lavoro e diritto alla vita

Parlare di lavoro è parlare di Repubblica e di Costituzione della Repubblica italiana, fondata sul lavoro, che non solo oggi viene disonorata in ogni modo, ma che non è mai stata applicata.

La stessa dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo non è mai stata applicata nel momento in cui afferma il diritto alla vita.

Chi ha vissuto l’assenza di libertà e la tirannia, nella prima metà del secolo scorso, ci ha indicato la strada da seguire perché le peggiori nefandezze non ricapitassero. Questa strada non è stata seguita, e oggi paghiamo questo ritardo, perché siamo ricaduti nella tirannia.

Abbiamo permesso che dal fatto di avere un lavoro dipendesse la nostra vita, e così se ora un tiranno ci toglie il lavoro, ci toglie la vita.

L’economia è la logistica della politica e la politica, che deve organizzare il bene comune, è la logistica della felicità.

Ogni governo non dovrebbe far altro che chiedersi come utilizzare le risorse nello Stato, compreso il denaro, per garantire la continuità vitale, la dignità umana e la felicità del propri cittadini.

L’economia di guerra

La nostra economia odierna tuttavia è ispirata alla guerra. Usa gli stessi meccanismi e le stesse parole: battaglia sui prezzi, strategia di vendita, sconfiggere la concorrenza…

La guerra si vince con l’uccisione dei nemici e l’assoggettamento della popolazione conquistata. La guerra economica si vince facendo fallire le aziende concorrenti e acquistando le rimanenti. Questa situazione si chiama monopolio.

Essere monopolista non significa semplicemente il migliore o il più forte, ma essere l’unico.

Se al lavoro è legata la vita, quindi, nel riprenderci l’economia siamo combattendo per la vita. L’economia nota è quasi sempre stata assoggettata a questo principio. Mors tua vita mea è latino, e il latino non è una lingua recente…  

Il valore è l’uomo

Per secoli, tuttavia, abbiamo vissuto nell’ignoranza sul funzionamento dell’economia e del denaro; oggi viviamo invece nella menzogna.

Da 50 anni è un dato di fatto che il denaro è una convenzione sociale. Immaginate una convenzione sociale senza esseri umani… Sarebbe impossibile, così come sarebbe impossibile dire che una banconota ha valore se non ci fosse nessuno con cui scambiarla.

Ma, così come la legge di gravità esisteva prima di Newton, allo stesso modo questa convenzione funziona anche se la maggioranza della popolazione ne ignora l’esistenza.

La verità è che il denaro rappresenta il valore, ma il valore non è l’oro; il valore è semplicemente ciò che il denaro rappresenta: il nostro tempo, le cose che produciamo, la nostra creatività, le nostre idee e il modo in cui prendono vita.

Il valore sono gli esseri umani.

La povertà può finire

Non solo: se il denaro è una convenzione, non esistono più i limiti che in passato ne hanno limitato la quantità, ad esempio perché finiva l’oro.

Oggi la razza umana ha il potere illimitato di decidere dove, come e quanto denaro creare.

Questo significa che, considerato il livello tecnologico delle nostre civiltà, oggi abbiamo le potenzialità di estinguere la povertà e che, se ciò non avviene, è solo per ragioni politiche.

La menzogna del debito

Che il denaro manchi e debba essere chiesto in elemosina ai tiranni (proprietari privati di banche) è una menzogna.

Oggi si finge che manchi il denaro, si finge di doverlo chiedere a qualcuno, si finge che ci sia un prezzo da pagare.

Quel prezzo siamo noi: il denaro da restituire agli usurai contiene il nostro valore, cioè il nostro tempo, il nostro lavoro, la nostra vita.  

La terza guerra mondiale

La guerra del monopolista si vince quando non esiste alcuna opposizione.

Il dominio del mercato, nel mercato mondiale, è il dominio mondiale.

Lo Stato di emergenza e le altre misure illegali varate con la complicità dei governi negli ultimi due anni, non hanno senso per la nostra salute (come ben confermano i numeri), ma hanno senso nell’ottica di una guerra economica in atto, che vede i governi come complici degli aspiranti monopolisti.

La distopia di Davos

Il piano di guerra del potere dominante è pubblico: entro il 2030 i cittadini avranno perso tutto e, secondo la propaganda, saranno felici di essere tenuti in vita dall’elemosina di pochi tiranni.

Il prezzo da pagare per essere tenuti in vita sarà la libertà.

Con la scusa dell’emergenza, questo processo è stato già messo in atto: la libertà individuale, un tempo diritto umano inalienabile, vale solo a determinate condizioni dettate politicamente.

Chiusure, tasse sconsiderate, patrimoniali, austerità, bail-in – che conferisce alla banca il diritto di rubare – e tutto ciò che oggi mira a distruggere imprese e risparmi e sferrare l’attacco finale alla proprietà privata, va dichiarato crimine contro l’umanità.

La riscossa di un’umanità dirompente

Questo piano troverà un ostacolo invalicabile nella parte più consapevole della cittadinanza, che non arretrerà di un passo e farà, come già oggi sta facendo, appello a tutta la grandezza di cui l’umanità è capace!

Ne è un esempio anche il nostro progetto politico, nato come semplice opposizione a dei crimini di Stato, che oggi sta fiorendo in una visione politica costruttiva ed articolata, animata da quegli ideali che ci traghetteranno al di là di questa guerra terribile.  

In questo presente distopico dobbiamo diventare capaci di immaginare un futuro utopico, grandioso, in cui non solo ci riprendiamo il lavoro, ma lo liberiamo da qualunque ricatto; in cui non solo ci riprendiamo l’economia, ma liberiamo gli esseri umani dalla povertà; in cui non solo ci riprendiamo la costituzione, ma la applichiamo come non lo è mai stata prima, così da “rimuovere tutti gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana”, come deve fare la Repubblica.

Garantiremo il diritto alla vita. Io amo pensare che sia questo il lavoro su cui si fonda la Repubblica. Non il ricatto per lo stipendio, ma l’azione congiunta per onorare questi principi.

Azione politica

Il nostro programma politico di lungo termine prevede una moneta statale di proprietà del portatore, una graduale uscita dall’Europa o, in alternativa, la cessazione di tutti i vincoli vessatori dei suoi trattati; dei vincoli, invece, all’azione delle grandi multinazionali, la disponibilità gratuita per la popolazione di tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza e alla dignità umana.

Il programma di breve termine vedrà delle stato-note interne e parallele all’euro e individuerà modelli di transizione volti a tenere in vita l’economia e a compensare i gravissimi danni che la cittadinanza ha subito fino ad oggi.

Azione individuale

L’azione individuale è altrettanto importante.

Pagare in contanti, prelevare i propri soldi dai conti correnti, scegliere negozi e fornitori in base al merito, boicottare tutti i prodotti degli “aspiranti monopolisti”, sono azioni concrete che ci riportano alla nostra responsabilità individuale, cioè al nostro potere.

Ricordiamoci di sostenere in ogni occasione possibile chi condivide i nostri valori e la nostra visione, anche a dispetto della comodità, perché oggi più che più che mai dal nostro acquisto dipende la loro vita.

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