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Decessi Covid: i dati Istat smentiscono governo e media mainstream

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Nella battaglia quotidiana di dati su contagi e decessi, l’attenzione del pubblico è stata catturata da messaggi talmente contradditori da provocare un vero e proprio cortocircuito cognitivo su scala collettiva. Il risultato, difficilmente evitabile, è la confusione che regna incontrastata, rafforzata dalla stanchezza e dalla paura ormai diffuse in gran parte della popolazione. Abbiamo così provato a distaccarci dalla stretta attualità per guardare allo scenario di oggi da una distanza di sicurezza. Andare indietro nel tempo, per capire cosa è realmente successo negli ultimi anni in Italia in termini di mortalità, è un esercizio che può gettare luce su quanto stiamo davvero vivendo.

La deriva del verbo unico

Gli ultimi dati dell’Istat raccontano ancora una volta una storia ben diversa da quella che viene ripetuta dai principali media e dal Governo, servita a reti unificate con una regolarità che somiglia molto alla routine che scandisce da secoli la vita monacale. Con la differenza che l’ora et labora di benedettina memoria ha lasciato il posto a iniezioni quotidiane di terrore, elargite urbi et orbi da un sistema mediatico trasformatosi in una chiesa compatta e dogmatica che non ammette deviazioni dal verbo unico.

L’aumento dei decessi non è una novità

Guardando con attenzione i numeri dell’Istat, la prima evidenza che emerge è che l’aumento dei decessi nella nostra penisola è un trend non certo nuovo. Confrontando per esempio il 2014 con il 2017, si nota che nel Nord l’aumento in termini percentuali è stato del 4%, dato che in termini assoluti si è tradotto in 23.805 morti in più. Molto simile l’andamento nello stesso periodo nel Centro-sud ed isole: l’incremento di morti si è assestato infatti al 4,8%, per un totale di 28.445 in eccesso nel 2017 rispetto al 2014.

Il paradosso del centro-sud

Spostando lo sguardo più avanti nel tempo, si ricava un altro dato che contraddice l’attuale narrazione pandemica del Governo: nel 2020 Centro-sud ed isole hanno registrato 3,3% di morti in più rispetto al 2017, corrispondenti a un totale di 21.294 persone. Insomma, l’aumento dei decessi nelle regioni centrali, meridionali e nelle isole è maggiore nel confronto 2014–2017 (+4,8%, pari a 28.445), rispetto a quello tra 2017 e 2020, anno dell’esplosione della dichiarata pandemia (+3,3%, pari a 21.294)

Siamo davvero di fronte a una piaga che ha colpito in modo indiscriminato tutta la penisola? Come si spiega che lo scorso anno, nel Centro-sud ed isole, l’aumento dei decessi rispetto al 2017 sia perfettamente in linea con altri periodi della nostra storia recente? Esaminando i dati ufficiali, si deduce infatti che metà del Paese non ha vissuto alcuna reale emergenza nel 2020. Nonostante le grida di allarme dei profeti di sventura, che lo scorso anno paventavano un’esplosione dei contagi e dei ricoveri nel Sud e nelle isole in seguito all’esodo di studenti e lavoratori prima dell’entrata in vigore della zona rossa. Previsioni che, per fortuna, sono ora smentite dai dati ufficiali.

Il caso lombardo

Diversa è la situazione nel Nord, dove nel 2020 i morti rispetto al 2017 sono aumentati dell’11,4% a causa della nota emergenza che ha colpito in modo particolare alcune province, con i tristi e altrettanto noti record registrati a Bergamo e Brescia. Rispetto al +4% verificatosi tra il 2014 e il 2017, la differenza in questo caso è evidente, anche se concentrata per lo più in una Regione, la Lombardia, per cause mai chiarite né indagate.

Suona così ancora più beffarda l’affrettata cremazione delle salme ordinata per preservare la salute degli operatori sanitari. Soprattutto ora che, a oltre un anno di distanza, i media danno notizia del successo dei primi trapianti di organi di deceduti per Covid. Quei corpi che pochi mesi fa non potevano neanche essere avvicinati, ora diventano una salvezza per chi è ancora in vita. Stranezze di una scienza i cui dogmi possono essere ribaltati in un batter d’occhio.

Incapacità e mancanza di volontà

La parola statistica deriva dal vocabolo Stato, perché a quanti tengono le redini di un Paese spetta prendere le migliori decisioni basandosi su dati il più possibile oggettivi e non su mere supposizioni o per perseguire fini personali. Sono proprio i numeri ufficiali a far emergere con maggiore chiarezza la lunga sequela di errori compiuti dal governo Conte e replicati adesso senza soluzione di continuità dall’esecutivo Draghi. Dalle chiusure indiscriminate anche in regioni che non sono mai state colpite dall’emergenza, all’ostinata opposizione a qualunque seria indagine sulle cause del disastro lombardo. Un ostracismo che ha spinto il ministero della Salute a sconsigliare le autopsie, che erano invece indispensabili per ricostruire il meccanismo di azione della malattia e trovare terapie specifiche per contrastala. Un mix micidiale di incapacità e mancanza di volontà con cui gli italiani si trovano a dover combattere ancora, a oltre un anno dallo scoppio della crisi.

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