(DIS)UMANI – Chi fa la guerra non va in guerra

La guerra che verrà non è la prima.
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente faceva la fame.
Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.
Bertolt Brecht

Nella realtà la gente ama, cresce, sogna, soffre, lotta, gioisce, cura, studia, trova soluzioni, si esprime creativamente.

Nella realtà la guerra uccide la gente.

Quella come noi.

Bambini, anziani, donne, uomini, e anche animali. Devasta l’ambiente naturale, le coltivazioni, l’industria e le opere dell’ingegno umano e tesori di inestimabile valore storico e culturale.

La guerra demolisce capitale fisico e umano in particolare ma non solo e forse non soprattutto: distrugge l’”animo” delle generazioni che subiscono quel particolare conflitto e anche di quelle future.

Lo si legge nei volti delle persone che hanno i propri cari in una terra sconvolta da conflitti armati. A quanti di noi è capitato in questi mesi di incrociare lo sguardo di un russo o di un ucraino, come anche soprattutto in questi giorni di un israeliano e di un palestinese?

Che siano Ucraina e Russia, che siano Israele e Palestina o una delle tante terre martoriate dalla violenza (dis)umana: le “ragioni” storiche di chi sostiene di avere ragione sono la motivazione su cui fanno leva coloro che hanno il controllo degli apparati e li usano per mantenere il dominio sulla gente comune.

Personaggi che si fanno la guerra ma che non fanno la guerra, mai.

L’élite… retaggi e dinastie che secolarmente detengono il potere dietro quei prestanome che sono oggi coloro che nei canali del dissenso vengono più comunemente attaccati, vedi Soros, Rotschild, Bill Gates e chi più ne ha più ne metta, senza ammettere ciò che la logica può facilmente conseguire: il “potere” non è democratico.

Quanti infiltrati anche tra di noi!

La gente comune può avere un potere più forte del potere temporale:

– operare per una conciliazione dal basso, non accettando o giustificando mai la via della violenza;

– non accettare la violenza, non subirla ma denunciarla, sempre;

acquisire consapevolezza e diffondere consapevolezza, cosicché i media abbiano meno presa sulla nostra capacità di ragionare autonomamente e criticamente sulla realtà;

– far comprendere alle leve più basse degli apparati come non siano altro che maglie intercambiabili (dunque sacrificabili) dell’ingranaggio: il militare, il poliziotto, l’avvocato, il piccolo giornalista, il medico, il docente…

– mettere i nostri politici di fronte alle proprie responsabilità.

Bisogna arrivare a una conciliazione.

I nostri “nemici” non sono le persone comuni, bensì chi tiene le fila degli apparati: chi li governa, chi esegue gli ordini in modo tale da mantenere il potere stabilmente nelle mani di chi li governa.

Se invece della bandiera israeliana sulla facciata di Palazzo Chigi venissero proiettati i volti di coloro che in questa infinita guerra hanno perso tutto, finanche la vita, forse sarebbe più chiaro a tutti, politici in primis, quello che perfino la nostra Costituzione riconosce:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” art.11

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