Economia della salute: cos’è e come può salvare l’Italia

I membri dell’OMS coetanei dei padri costituenti, nel 1948 scelsero questi termini per definire la salute: stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.

È questo concetto di salute, tutelato non in uno, bensì in tutti gli articoli della carta costituzionale, che vogliamo tornare ad onorare.

Il benessere sociale, così lontano dalla nostra quotidianità, è un requisito indispensabile per uno stato psicofisico armonioso ed equilibrato.
Qualunque decisione politica deve portare l’uomo in uno stato di sempre maggior salute. La politica dev’essere una politica della salute (1).

Si chiarisce così anche la funzione dell’economia: l’economia deve mettere al posto giusto le risorse di un Paese, organizzarle in modo tale che ciascuno abbia ciò che gli serve: una vita dignitosa e benessere sociale, vale a dire salute. L’economia dev’essere finalizzata nei fatti alla prosperità umana e dev’essere un’economia della salute.

La forza e la bellezza del nostro Paese così ricco di vitalità ed iniziativa, di tradizioni e saperi, di artigiani, botteghe, professionisti, piccole imprese spesso familiari, verranno spazzate via dalle misure imposte dal governo, le cui conseguenze economiche non hanno ancora nemmeno iniziato a manifestarsi. Dal punto di vista sociale, la scelta che si impone è tra la salute e la morte.

Un intervento politico tempestivo ed efficace può evitare questo scenario, grazie alla possibilità di predisporre dei biglietti di Stato, una moneta interna destinata al sostegno degli scambi nazionali. I biglietti di Stato dovranno essere:

  1. Emessi dallo Stato italiano
  2. Distribuiti o accreditati direttamente ai cittadini
  3. Di proprietà del portatore, ovvero dei cittadini

Questa soluzione può essere realizzata immediatamente, legalmente e in modo tale da non interferire con le competenze dei trattati europei che definiscono l’euro (2).

Al ripristino della liquidità dei cittadini, deve affiancarsi un reale sostegno alle attività economiche, fornendo loro un risarcimento per i danni causati dai decreti. L’importo va definito con criteri chiari ed equi, per coincidere con fatturato a quello degli anni precedenti, il rimborso di ogni spesa comunque sostenuta nel periodo della chiusura (prime tra tutte stipendi, utenze ed affitti). Gli “studi di settore” forniscono dei riferimenti per definire la soglia minima dell’indennizzo, che deve coprire integralmente:

  • i mancati ricavi e gli utili non conseguiti dei mesi in cui le attività sono state limitate o costrette alla chiusura;
  • i mancati ricavi e gli utili non conseguiti, anche futuri, in qualsiasi modo legati alle misure del governo. Un esempio per tutti: i settori del turismo e della ristorazione.

Una politica della salute si può quindi attuare da subito, dando sostegno al mercato nazionale e permettendo ai cittadini di condurre una vita decorosa, senza contrarre alcun debito con il mercato o con le istituzioni europee.

I biglietti di Stato infatti non aumentano il debito pubblico, non vincolano alla restituzione con gli interessi (come la moneta bancaria e l’euro) e non richiedono vincoli o “sacrifici” (come gli “aiuti” comunitari).

Queste soluzioni saranno forse poco popolari in Europa, ma lo saranno molto in Italia, dove salveranno delle vite, sottraendole allo spettro di una povertà che fino ad oggi ha riguardato pochi, ma domani riguarderà moltissimi. In senso più ampio, costituiranno un primo necessario passaggio verso nuovi assetti dell’economia, che restituiscano ai cittadini dignità e la possibilità di adottare ritmi naturali e stili di vita propri di un’economia della salute.

Non parliamo di speranze ma, ancora una volta, di diritti, che oggi vanno pretesi a gran voce in nome della democrazia, della giustizia e della Costituzione.

Consigliere Nazionale M3V
Andrea Giongo



(1) Negli obiettivi M3V si afferma la necessità di “promuovere il benessere della singola persona e la salute pubblica come i più alti beni garantiti dallo Stato, subordinando ad essi qualunque altra decisione in ambito politico, economico, sociale e ambientale.”

(2) Il Trattato di Lisbona, all’art. 128 definisce gli Euro come “le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”, ossia una valuta di matrice bancaria, resa disponibile allo Stato attraverso l’indebitamento pubblico, accettata forzatamente dagli agenti economici e utilizzata per gli scambi internazionali. Un biglietto di Stato potrebbe essere realizzato dal Tesoro, senza indebitamento pubblico, accettato fiduciariamente dagli agenti economici e utilizzato per gli scambi nazionali.


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