ESISTE UNA CACCIA RESPONSABILE?

| Gruppo ambiente |

Quale sarebbe il significato di “caccia responsabile”? Responsabile di cosa?

La natura è in grado di autoregolarsi, quindi non è un problema di sovraffollamento.
Gli uomini non hanno bisogno di cacciare per procacciarsi il sostentamento, agricoltura e allevamento provvedono a offrire quanto necessario e oltre.

Oggi il denaro regola ogni tipo di attività umana lasciando da parte etica, morale e rispetto per il mondo in cui viviamo. Lo vediamo con l’attacco agli alberi, ai boschi e alle foreste, lo vediamo in agricoltura, nel falso green e tanto altro.

La caccia è una pratica assurda e lesiva degli interessi di tutti. C’è un solo motivo che fa sì che questa pratica primitiva, non diversa dalla pratica della guerra, continui assecondando il desiderio di un esiguo numero di persone: il business.

La caccia non ha una reale ragione d’esistere, tantopiù che oggi è un’attività sportiva.
È uno sport che ogni anno provoca tra gli umani feriti e morti.
Fonte: LA CACCIA UCCIDE ANCHE GLI UMANI: 12 MORTI E 56 FERITI NELLA STAGIONE VENATORIA 2023-24.
https://www.oipa.org/italia/la-caccia-uccide-anche-gli-umani-cacciatori-e-non-oipa-problema-di-sicurezza-pubblica-governo-e-parlamento-intervengano/

Provate a pensare se uno sport qualsiasi, ad esempio la pallavolo, provocasse in un anno tra i praticanti 12 morti. Continuereste a praticare, seguire o sostenere questo sport?
Chiedetevi: come mai i decessi nell’attività sportiva della caccia sono così ben tollerati?

Si parla tanto di tutela dell’ecosistema, ma come viene rispettato veramente? Non con la caccia che insiste su popolazioni di animali già stremati da siccità, acque e terreni avvelenati, disboscamenti, bracconaggio, portando all’estinzione intere specie necessarie a un sano ciclo naturale.

I cacciatori non assolvono a un fabbisogno alimentare. Il loro desiderio, sport e stile di vita ha un’origine culturale, territoriale, famigliare. In questi ambienti di generazione in generazione viene normalizzato l’atto di infliggere dolore verso specie considerate inferiori. Non vi è nessuna motivazione etica o naturalistica. Solo il piacere di spegnere una vita.

I danni materiali che questo sport/business provoca sono enormi, tra questi lo sbrancamento dei cinghiali. La caccia colpisce il branco a caso e ambisce alle prede più grandi come la matriarca. Quando viene uccisa la matriarca il branco si disperde e le femmine giovani senza più l’inibizione indotta dalla femmina dominante tramite feromoni, vanno tutte in calore e si riproducono in modo incontrollato. Così facendo si moltiplicano le famiglie che, visto il ridotto habitat fatto di territori boschivi naturali, si spostano in direzione delle città alla ricerca di sostentamento. Inoltre, il contenimento forzato (quando non addirittura estinto) del nemico naturale dei cinghiali, il lupo, rompe l’equilibrio naturale in fatto di numeri di esemplari deboli e malati, facilitando la diffusione della peste suina. Il lupo che si nutre di esemplari deboli e malati non viene colpito da questa malattia. Perdendo i lupi perdiamo un alleato naturale contro la diffusione della malattia.

Esistono diversi tipi di caccia.

CACCIA in aree dove la selvaggina non c’è più. Qui vengono rilasciati lepri e fagiani cresciuti in allevamenti, per essere uccisi dopo averli buttati dentro una libertà che bramano ma non conoscono e che li spaventa, prima di morire scappano spaesati e impreparati a quella natura che non hanno mai conosciuto.

CACCIA in montagna. Pende di mira il gallo forcello, coturnice, pernice bianca, camoscio e capriolo. Popolazioni che si autoregolano e non hanno bisogno dell’intervento umano per il controllo delle nascite. Ci pensa la natura con i suoi lunghi inverni, risorse limitate e i predatori naturali. Nel loro ecosistema, in perfetto equilibrio. Il cacciatore con il suo intervento rompe l’equilibrio togliendo fonte di sostentamento ai predatori, impoverendo il territorio e quella natura cui potremmo beneficiare tutti, a debita distanza imbracciando canocchiali, binocoli, macchine fotografiche o videocamere.
I sostenitori della caccia vorrebbero poter cacciare anche lo stambecco e la capra alpina, altre specie che vivono e si riproducono in perfetta armonia, in aree intorno ai 2.400 metri.
L’interferenza umana crea squilibrio incidendo anche sul patrimonio genetico di molte specie animali. Quando una specie è ridotta ai minimi storici si riproduce in base a un ristretto di numero di esemplari diversificandosi poco, indebolendo la specie. Gli esemplari alpini derivano da quel centinaio di capi che si salvarono dalla caccia fuori controllo al Gran Paradiso.

CACCIA agli uccelli migratori. Il tordo, l’allodola, la beccaccia. Arrivano in stormi stremati dalle migrazioni oltralpe nelle giornate di ottobre e novembre, infreddoliti e affamati. Si posano nelle pianure, nei fondivalle, in cerca di ristoro e vengono accolti a fucilate. Questo ambito è regolato, esiste un numero giornaliero previsto dalla legge, cosa che vuole educare la popolazione all’idea che esista la “caccia responsabile”.

CACCIA con richiami vivi. Uccellini catturati in natura o da allevamento, tenuti in gabbie minuscole (20 cm x 20 cm) per tutta la loro esistenza, in stanze buie, spesso in luridume e mal alimentati. Allevati per essere esposti e fungere da richiamo. Assistono alla battuta di caccia e vengono stressati dal suono incessante degli spari.
Si può considerare etico o “responsabile” catturare tordi, merli, allodole e altri uccelli nati liberi in natura e costringerli per il resto della vita in cattività? Per noi no, non è etico e non rispetta l’etologia dell’animale, sia che si tratti di uccelli catturati in natura che riprodotti in cattività, perché anche nel secondo caso l’istinto dell’animale è quello di cercare la libertà.
Tuttavia i regolamenti e le leggi a tutela di questi volatili vengono raggirati. Attorno a questa pratica vive il mercato nero di uccelli catturati in Trentino o nei Paesi dell’Est Europa. Importati illegalmente o importati e venduti con anelli contraffatti nel tentativo, spesso riuscito, di dimostrare che siano nati in cattività ancor quando non vero.

L’opera di contrasto delle associazioni ambientaliste a questo sistema crudele è fondamentale!
Per fare un esempio, la Regione Lombardia nel 2012 permise l’ultima cattura dei cosiddetti “richiami vivi” in natura. In seguito la Regione a guida Lega ha riprovato ad autorizzare una nuova cattura ma è stato fermato dai ricorsi delle associazioni ambientaliste: ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF Italia.
Quando è stata fermata aveva in programma di catturare 12.700 piccoli uccelli per cederli ai cacciatori ai fini di “richiamo vivo per la caccia”. Questo perché se è vero che certe specie si riproducono in cattività è vero anche che altre specie non si riproducono in gabbia e dal 2012 a oggi i catturati sono certamente morti, da qui la richiesta di nuove catture.
Fonte: Richiami vivi, il Governo diffida la Regione Lombardia. Ritirare subito la delibera o sarà annullata
2 ottobre 2019
https://www.abolizionecaccia.it/richiami-vivi-il-governo-diffida-la-regione-lombardia-ritirare-subito-la-delibera-o-sara-annullata

Superfluo sindacare sulle abitudini alimentari delle persone. L’uomo si è già ricavato grandi spazi per coltivazioni, allevamenti, attività produttive e la caccia non fa altro che impattare ulteriormente sugli ambienti naturali rimasti e sulle popolazioni selvatiche già ridotte dagli effetti prodotti dall’uomo.

Secondo il WWF in seguito a urbanizzazione, pesticidi, perdita di habitat e altre influenze antropiche negli ultimi 40 anni in Europa sono scomparsi dai 600 ai 900 milioni di uccelli in termini di numero di individui. Le popolazioni globali di animali dal 1970 si sono invece ridotte del 70% nel mondo. Sono numeri che fanno accapponare a pelle.

Più animali significa più bellezza da osservare per i cittadini, miglior funzionamento degli habitat, ed è anche una fragile catena che si spezza là dove la riduzione di prede uccise dalla caccia causa la riduzione di rapaci e predatori terrestri. Con più prede i rapaci possono vivere in territori più piccoli ed essere più numerosi. Lo stresso altri predatori.

Il piombo usato per la caccia crea morti silenziose. Gli uccelli ingoiano i pallini di piombo, gli uccelli acquatici muoiono intossicate perché ingoiano i pallini sui fondi melmosi mentre cercano cibo. Ne consegue che aquile e lupi mangiano il piombo cibandosi dei resti delle prede ferite o non recuperate o negli scarti di ungulati macellati sul posto. L’inquinamento da piombo crea saturnismo con rischio intrinseco di morte diretta o da incidenti in quanto le creature non sono più vigili.
Si trovano aquile o altri rapaci intontiti perché intossicati da piombo e a volte neanche i CRAS (centri di recupero per la fauna selvatica) riescono a salvare.

Oggi la comunità europea vieta il piombo solo in prossimità delle zone umide e l’Italia è sotto infrazione per il non rispetto di questo. Ma il piombo sarebbe da vietare ovunque sia perché genera morte della fauna ma anche perché inquina campi e terreni entrando anche nella catena alimentare umana.
Il deputato europeo di Fratelli d’Italia, Fiocchi, gira comunicati video nei quali per prendere voti rassicura i cacciatori contro i dettami europei sul piombo. Chi è Fiocchi?
Pietro Fiocchi (Milano, 22 maggio 1964) è un politico e imprenditore italiano, Ex presidente e membro del consiglio d’amministrazione di Fiocchi of America Inc., la divisione americana, con sede a Ozark, nel Missouri, dell’azienda italiana specializzata nella produzione di cartucce e munizioni di piccolo calibro.
Nel maggio del 2024, in occasione delle elezioni europee, viene candidato nella lista di Fratelli d’Italia per la circoscrizione nord-occidentale. Con 19.172 preferenze, si piazza al sesto posto, risultando rieletto.
Fonte WikipediA:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Fiocchi_(politico_1964)
Il deputato arriva da una famiglia che produce munizioni da caccia ed è stato mandato in Europa per mantenere una posizione di potere nonostante un chiaro conflitto di interessi.

In Costa Rica hanno abolito la caccia sportiva da qualche anno. Il turismo che predilige l’osservazione degli animali vivi nel loro habitat e il turismo che predilige l’uccisione degli animali si sono dimostrati tra loro incompatibili. In Costa Rica hanno chiaramente valutato che vale di più il turismo legato all’osservazione.

Ai cacciatori in buona fede che praticano questo sport/business diciamo che non c’è onore, etica o impatto positivo sull’ambiente in questa attività. È una questione di cultura che distingue cosa è bello e apprezzabile e cosa è un imbruttimento spirituale e materiale.

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