3v e la generazione digitale

GENERAZIONE DIGITALE

INTERNET – Quando lo strumento da mezzo diventa il fine, età e formazione dell’utilizzatore non sono consone, gli effetti collaterali possono essere molteplici e gravemente dannosi.

È doveroso da genitore affrontare l’argomento, comprenderne cause e aspetti, informare e soprattutto tentare di tutelare i nostri figli, definiti la Generazione digitale, e il loro futuro in ambito sociale.

* In Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori.

Il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. Ma noi genitori siamo davvero consapevoli dei rischi per la salute psicofisica di un utilizzo precoce dei dispositivi digitali? In realtà se ne parla ancora troppo poco.

La Società Italiana di Pediatria per la prima volta si esprime con un documento ufficiale sull’uso dei media device (cellulare, smartphone, tablet, pc ecc.) nei bambini da 0 a 8 anni di età. Il Position Statement dei pediatri italiani, pubblica nel Giugno 2018 sulla rivista Italian Journal of Pediatrics (https://rdcu.be/Xx8t) un primo documento ufficiale frutto di un’approfondita analisi della letteratura scientifica che ha indagato sia gli effetti positivi sia quelli negativi sulla salute fisica e mentale dei bambini al fine di stabilire l’età più appropriata per l’esposizione ai media device.

No a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire. Limitare l’uso a massimo 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni” sono le principali raccomandazioni della SIP.

Il documento redatto dai pediatri sconsiglia inoltre programmi con contenuti violenti. “No al cellulare “pacificatore”. Si, invece, all’utilizzazione di applicazioni di qualità da usare insieme ai genitori”.

Sembrano raccomandazioni ovvie, ma quante volte ci capita di vedere nei ristoranti bambini immersi nella loro realtà tecnologica che funge da baby sitter?!

“Nessuna criminalizzazione delle tecnologie digitali, ma come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini non possiamo trascurare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet”, così conclude il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani. Numerose infatti sono le evidenze scientifiche sulle interazioni con lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche, le relazioni genitori-figli e lo sviluppo emotivo in età evolutiva.

Cosa avviene fra gli adolescenti?

* Un rapporto Istat riferisce che già nel 2019 oltre il 72% degli adolescenti italiani di età compresa tra 11 e 17 anni utilizza regolarmente lo smartphone effettuando l’accesso a Internet, si evidenzia in seguito che dall’inizio del periodo pandemia 2020, i dispositivi multimediali e l’accesso a Internet sono aumentati rapidamente da parte degli stessi raggiungendo il 95%. In particolare, la maggioranza degli adolescenti ha ammesso un utilizzo giornaliero superiore alle 3 ore rispetto al passato e di collegarsi a Internet per lo più da soli e non solo per motivi didattici.

“Indagare l’impatto dei social media sul benessere degli adolescenti è del resto una priorità a causa di un progressivo aumento di problemi di salute mentale o di dipendenze che conducono i minori al pronto soccorso”, è quanto riferito sempre dalla Società Italiana Pediatri.

Un recente studio multicentrico pubblicato su “Italian Journal of Pediatrics” ha evidenziato come in epoca pandemica, da marzo 2020 a marzo 2021, mentre gli accessi totali degli under 18 ai Pronto soccorso si sono quasi dimezzati (-48,2%), prevalentemente a causa della paura dei contagi, siano al contrario cresciuti dell’84% gli accessi per minori con patologie di interesse neuropsichiatrico. In particolare, sono aumentati addirittura del 147% gli accessi per ideazione suicida, seguiti da depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare (+78,4%). Diversi studi internazionali hanno messo in luce che esiste una correlazione tra i sintomi interiorizzanti, come depressione e ansia, e l’uso dei social media. La comunicazione digitale e l’utilizzo di spazi virtuali sostituiscono il contatto faccia a faccia e il confronto empatico tra pari. Più tempo gli adolescenti trascorrono sui dispositivi sociali, più alti livelli di depressione vengono segnalati.

Nonostante i dati pre-pandemia fossero già preoccupanti, non credo di esagerare nel ritenere gli anni 2020-2021, un vero e proprio test mondiale diretto a bambini e adolescenti, privati della scuola, degli amici, dello sport, della quotidianità. Gli è stato concesso (vedi i vari bonus) e gli è stato chiesto di comunicare attraverso dispositivi e INTERNET, la scuola è diventata DAD, il gioco sempre più video-gioco senza limiti orari.

Ora possiamo stupirci e sentirci impotenti davanti a questi dati o decidere di intentare causa a chi in maniera scellerata ha sperimentato e/o sottovalutato la cosa e fare in modo che ciò non si ripeta.

La rotta può ancora essere invertita.

Affrontare la conoscenza e l’utilizzo della tecnologia significa affrontare la dipendenza tecnologica e bilanciare la solitudine che da quest’ultima ne scaturisce.

3V ritiene sia importante puntare alla consapevolezza del fenomeno sempre più spinto della digitalizzazione e che questa attenzione avvenga soprattutto in ambito scolastico.

Le tecnologie avranno un ruolo centrale nel **PNRR e Piano Scuola 4.0, l’obbiettivo è portare ogni istituto ad avere un “tappeto digitale”, in sostanza la trasformazione in Digitale della scuola italiana.
Ci auguriamo che le istituzioni e gli insegnanti, che di questo stanno già ricevendo numerose direttive, sappiano farne buon uso perché anche in un’aula digitale la differenza la farà sempre un buon maestro e soprattutto si rammentino che le relazioni interpersonali sono e restano il motore propulsivo della vita scolastica di ogni ragazzo e della formazione e lo sviluppo delle donne e uomini del futuro.

Ai genitori consapevoli l’arduo compito di vigilare perché l’educazione non può essere delegata a logiche digitali e, in ultima istanza, di profitto inteso come lucro di pochi Conglomerati tecnologici.

*dati e pareri pubblicati da SIP (Società Italiana Pediatri)
**Argomento che approfondiremo con un altro articolo

Riceviamo e pubblichiamo con piacere quanto scritto da Eva D’Introno, attivista 3V, mamma e collaboratrice presso una scuola parentale.

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