Il prezzo della libertà

| Massimo Fioranelli |
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Dopo aver constatato, ormai da anni, la perdita di ogni riferimento informativo, assistiamo inermi alla scomparsa anche di quelli sanitari e culturali. In un mondo che va al contrario di come lo avremmo immaginato, con una società giunta allo stremo economico e psicologico, assistiamo ad una progressiva follia collettiva.

Vedere Piergiorgio Odifreddi , in “Ciao Darwin”, nei panni di un rinnovato Professor Unrat, infatuato della seducente Marlene Dietrich, ne L’Angelo Azzurro di Josef von Sternberg, in questo caso un’infatuazione per la notorietà, inspira un sentimento di umana pietà. Questo ci rende consapevoli che neanche la cultura potrà salvarci dalla prospettiva di questo drammatico orizzonte crepuscolare.

La psicologia è naufragata con il rinnovato lessico psichiatrico di Massimo Recalcati; dall’ossimorico palcoscenico della Repubblica delle idee riesce ad articolare il seguente pensiero: “Il confinamento ci ha salvati. Il confinamento non è stato una rinuncia della libertà. L’esperienza che abbiamo fatto del distanziamento sociale non è stata un’esperienza di privazione della libertà: per la prima volta dopo decenni, abbiamo fatto un’altra esperienza della libertà, non come proprietà individuale o arbitrio, ma abbiamo fatta un’esperienza alta. Ciò che stavamo vivendo era la libertà nella forma più alta della solidarietà.”

La realtà sconfessa questa raffinata retorica; la vita reale ci consegna ogni giorno persone fragili, anziani, devastati dagli effetti del lockdown. Abusare dei mezzi di comunicazione può a volte offuscare le capacità cliniche.

I virologi televisivi, ritenendo di non avere avuto sufficienti occasioni di esprimere i propri pensieri, iniziano a candidarsi alle prossime elezioni regionali, assicurandosi una futuro da protagonisti; campagna elettorale all’insegna di tamponi per tutti e vaccinazioni a tappeto.

L’atopico ministro Azzolina ci comunica di aver inventato una App per determinare la superficie delle classi: la cosiddetta planimetria assiro-babilonese.

Ha poi chiarito, insieme al Ministro della Salute che “ il metro di distanza sarà statico; nella zona il distanziamento minimo di 1 metro tra le rime buccali degli studenti dovrà essere calcolato dalla posizione seduta al banco dello studente. Se lo studente dovrà alzarsi è probabile che possa usare la mascherina”.

Ammaliati da quest’eleganza lessicale ci sorge il dubbio sulle applicazioni pratiche di queste norme. Ci sarebbe anche un aspetto comico se non fosse che si tratta dello sviluppo psichico e culturale dei bambini. Il distopico Commissario all’emergenza, cooptato dal Presidente Conte forse per il suo limpido curriculum, prenderà provvedimenti per la scuola.

Ci auguriamo che non vada per le classi con il suo miserevole lessico a traumatizzare i bambini con i numeri della mortalità della seconda guerra mondiale.

Tuttavia in caso di secrezione nasale o di qualche malessere e qualche linea di febbre interverrà l’esercito, la protezione civile, il 118; la classe messa in sicurezza, isolata, il bambino posto in quarantena, insieme a tutta la classe; in un secondo momento verranno informati i genitori.

Il Ministro della Salute con la sua consueta banalità ci comunica che eseguirà “test a tappeto nelle scuole ed inasprirà le pene su chi rifiuta cure. Oggi se una persona è positiva e non resta in isolamento ha una sanzione penale da 3 a 18 mesi di carcere. E c’è una multa fino a 5 mila euro. Sto valutando l’ipotesi di trattamenti sanitari obbligatori nei casi in cui una persona deve curarsi e non lo fa”.

Qui non c’è più alcuna ironia; affermazioni di una gravità inaudita; un lessico scellerato, offensivo dell’essere umano, della sua etica; un degrado del senso morale e giuridico della sua funzione istituzionale.

Mentre in tutta Europa lo stato di emergenza sta finendo o è finito, con le terapie intensive prive di pazienti affetti da questa strana epidemia cui difficilmente si riesce a dare un nome, con una mortalità ormai inesistente, il nostro Primo Ministro si appresta a prolungarlo senza che nessuna ne intraveda una qualsivoglia necessità. Il direttore del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità afferma, con l’usuale ingannevole tono tranquillizzante “non è un problema il prolungamento dello stato di emergenza; eventualmente ad ottobre si revoca”; sembra stia disquisendo di una gita fuori porta.

Il grande epistemiologo Karl Popper ci ha lasciato due insegnamenti fondamentali.

Il primo è che un affermazione per essere scientifica deve essere falsificabile. Oggi non abbiamo problemi, più che ad affermazioni scientifiche abbiamo assistito in questo periodo ad un impressionante numero di falsità.

La domanda che ci poniamo è se sia sufficiente essere onesti per accedere a cariche istituzionali o se bisogna anche avere delle competenze? In Ippia Minore, Platone fa dire a Socrate che tra due persone che operano il male quella che lo opera in modo consapevole é migliore di quella che lo opera in modo inconsapevole. Secondo le critiche di Popper a me Platone a volte spaventa. Questa classe dirigente è stata votata perché la gente era stanca dei disonesti; ma se l’onestà è un requisito necessario, credo non sia sufficiente per assumere cariche istituzionali.

Il secondo lo deriviamo dal suo libro: “La società aperta e i suoi nemici”; uno dei grandi libri di questo secolo, una interessante visione critica della democrazia. Per Popper raramente l’ idea di democrazia è stata compresa compiutamente. Gli intellettuali spesso ripetono che “la democrazia è il governo del popolo” o che “la democrazia è il governo della maggioranza”. Queste definizioni, però, hanno per Popper uno scarso significato: una maggioranza potrebbe governare tirannicamente; un popolo potrebbe dare un plebiscitario consenso ad un dittatore.

Tutti i cittadini di una nazione dessero il loro pieno consenso ad un Hitler o ad uno Stalin, avremmo noi forse una democrazia? Il consenso, anche quello più massiccio, non è sufficiente, da solo, a qualificare come democratica una società.

«Chi deve allora comandare? – questa è, ad avviso di Platone, la domanda essenziale cui si dovrebbe rispondere . A questa domanda Platone rispose che devono comandare i filosofi.

La stessa domanda ha poi ricevuto, di volta in volta le risposte più disparate: devono comandare i religiosi; devono comandare i militari, devono comandare i tecnici; devono comandare i migliori; no deve comandare il migliore, e cosi via.

Ma possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti incompetenti facciano troppo danno?». È questa la domanda fondamentale del libro “ La società aperta e i suoi nemici”.

«Non esiste un metodo infallibile per evitare la tirannide»; per questo, ammonisce Popper, «il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza».

Massimo Fioranelli

Medico Chirurgo, Specialista in Cardiologia e Medicina InternaProfessore Associato di Fisiologia Umana Università Guglielmo Marconi, RomaResponsabile Centro di Cardiologia e Medicina Integrata, casa di Cura Villa del Rosario, Roma, Membro del Gruppo Salute M3V

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