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Incontro tra numeri e sensazioni nell’epoca dell’online e del 5G

| Eliana Pecorari |

Con l’avvento del nuovo standard 5G e l’annuncio di innalzamento dei limiti, si parla di toccare i 61 V/m di soglia. Già stato approvata da molti Paesi europei, questa azione è necessaria per portare avanti la struttura connessa al 5G e rappresenta la condizione che dovrebbe giustificare il nostro Paese ad adeguarsi. In questo articolo affrontiamo alcuni aspetti che evidenziano la mancanza di chiarezza in merito, considerando poco accettabili le affermazioni che dichiarerebbero per certo che il 5G sia “meno inquinante”.

Tralasciando le questioni di impatto su vasta scala e sul senso di un mondo “online”, che andrebbero anch’esse approfondite e sviluppate, ci concentriamo su alcune semplici questioni sufficienti a porsi delle domande. Oltre a trovarci di fronte a scorrettezze nella descrizione di un limite che non esiste in senso legislativo, ci confrontiamo per l’ennesima volta con un problema tecnico in cui si abusa dell’ignoranza della gente che non ha mezzi adeguati per comprendere.

A partire dalla dicitura utilizzata per cui il 61 V/m citato non è un limite imposto per normativa, ma una soglia oltre la quale avviene il riscaldamento dei tessuti (aspetto più volte sottolineato da chi combatte per l’impedimento dell’innalzamento). È un dettaglio fondamentale che aiuta a comprendere come viene gestito il problema. Dire che un valore è un limite, si vuole indicare la soglia massima che garantisce il benessere della persona e dell’ambiente. Imporre in Italia come limite un valore che l’Unione Europea ha definito soglia fisica di innesco di una reazione fisica (ma non limite normativo), significa garantire che tale innesco possa verificarsi. È come se i genitori ti educassero a tenere la mano prossima al fuoco, nonostante sappiano che rischi di bruciarti, ignorando completamente il rischio in cui incorri. Perché proporre questo cambiamento? È realmente necessario?

Quale percezione abbiamo dell’innalzamento?

Proseguiamo entrando in merito alla questione dell’innalzamento e alla percezione del pericolo: c’è un altro aspetto molto significativo che riguarda come interpretiamo il dato e che il Prof. Fausto Bersani, fisico e consulente di Federconsumatori, ha più volte riportato con allarmismo. Qui due link di riferimento con due suoi interventi molto chiari a mio avviso: https://www.youtube.com/watch?v=obLHsZG0dLk e https://fb.watch/569MJEvncZ/. Riprendo in termini semplici perché penso sia importante ai fini della percezione del rischio. Attualmente il nostro limite è 6 V/m e il fatto di considerare il passaggio ai 61 V/m porta ad interpretare l’innalzamento come 10 volte superiore a quello attuale. Tuttavia, questi valori si riferiscono alla potenza del Campo Elettrico che misura quanto intenso è il campo emanato. Sappiamo però che è necessario considerare non solo questo aspetto, ma tutto il campo elettromagnetico che viene a generarsi per poter valutare l’esposizione in maniera corretta e procedere con un’analisi del rischio. Il parametro che ci permette di comprendere questo processo è la densità di potenza. La densità di una qualsiasi grandezza è il rapporto tra la quantità di energia di quella particolare sostanza e il volume nel quale si considera distribuita. La densità ci dà, dunque, la percezione di quanto concentrata è una data sostanza/energia in un dato spazio. Come dire: quanto sale mettiamo nell’acqua della pasta! Tuttavia, questa densità, nel caso specifico, cresce con il quadrato del campo elettrico di partenza per cui se il campo aumenta di 10 volte (da 6 a 61), la densità aumenterà di 10 al quadrato volte: cioè 100. Questo banalissimo calcolo comprensibile a chiunque, sembra passare in secondo piano traendo in inganno tutti coloro che si fidano ancora in chi sta al Governo. Mi domando quindi: che percezione avremo se il campo cambia in questo modo? Che idea abbiamo e cosa ci immaginiamo quando pensiamo a 10 volte tanto o a 100 volte tanto? Abbiamo una sensazione fisica di questo? E soprattutto ci rendiamo conto che le persone hanno una sensibilità diversa e possono avere una reazione psicofisica diversa? Siamo inoltre assuefatti all’inquinamento tanto da non renderci conto del nostro malessere già oggi e non sappiamo certamente come il nostro corpo potrà reagire a tutto questo. Non ultimo il fatto che le reazioni umane ai cambiamenti ambientali si scoprono nel tempo. Ad oggi non sappiamo come stiamo rispondendo al cambio tecnologico avvenuto nel secolo scorso e come l’inquinamento elettromagnetico abbia potuto interagire con quello dell’aria, dell’acqua e del suolo nel nostro corpo. E chi pensa a portare avanti tutto questo, le domande se le pone?

Siamo noi la sperimentazione.

Un aspetto che viene denunciato da chi lotta per vietare l’innalzamento è la modalità di valutazione del rischio. Quando si studiano gli impatti ambientali e si fanno ragionamenti sull’applicazione di una nuova tecnologia piuttosto che dell’impatto che una sorgente di inquinamento potrebbe avere sull’ambiente e sull’uomo, si effettuano dei calcoli dal punto di vista di quella che potrebbe essere la condizione futura in presenza della nuova struttura/tecnologia. Nel caso specifico la presenza di nuove antenne per il 5G e le nuove disposizioni rispetto alla presenza di edifici, piante etc. Per creare gli scenari possibili vengono utilizzati dei modelli matematici ideati secondo condizioni ipotizzate, ma non necessariamente sperimentate. Questi modelli matematici non sono la realtà, ma una simulazione approssimativa. Se non è validata correttamente, la stima comporta errori nella valutazione del reale impatto. Nel caso specifico possiamo già dire che questi modelli saranno testati direttamente su tutti noi, perché la realtà sta avvenendo oggi (non vi è stato, cioè, il tempo necessario per valutare l’attendibilità di questi modelli di calcolo). Non solo, pare che i modelli su cui sono stati effettuati i calcoli si basino sulla tecnologia precedente al beam forming, che caratterizza i raggi emanati dalle antenne e che in ogni caso, in base alle  stime, la quantità di campo elettromagnetico generato sembrerebbe essere valutato di 1/3 rispetto a quella reale (https://fb.watch/569MJEvncZ/). Le misure per tale tecnologia richiedono una strumentazione specifica che sembrerebbe non essere in mano alle ARPA e a chi di competenza. Tanti se e tanti ma. Su quali certezze scientifiche ci stiamo basando per accettare così passivamente questa tecnologia?

Il limite della “normalità come abitudine”

Vorrei ora esporre una questione che a mio avviso è la più importante ai fini di una percezione reale di benessere: riguarda il campo elettromagnetico naturale della Terra. È un campo costante all’interno del quale ci siamo evoluti anche noi esseri umani in maniera naturale. Dagli anni ’40 la tecnologia ha modificato questo campo introducendo campi elettromagnetici pulsanti nell’etere. Ad oggi il campo elettromagnetico terrestre è aumentato di 1018 volte rispetto a quello naturale (https://rumble.com/vfeyb3-massimo-fioranelli-i-danni-delle-onde-elettromagnetiche-al-dna-umano.html). Abbiamo percezione di questo? Ci siamo mai chiesti se stiamo davvero bene in questo ambiente? Fino a poco tempo fa era naturale per tutti andare al mare e in montagna per ritornare ad un equilibrio interiore percepito. Oggi ci affidiamo ad un’applicazione senza sapere come funziona e che ci dice che cosa va bene per noi dimenticandoci di essere noi stessi “sensori” capaci di comprendere se stiamo bene o male. Ci siamo fatti convincere che uno strumento sia più capace di noi, dimenticandoci che è l’uomo che l’ha creato e sempre l’uomo ne trae servizio. Ma evidentemente questa necessità ci è stata inculcata da chi ha forse più a cuore il portafogli o il proprio potere.

Multidisciplinarità, Conflitti di interessi e Coscienza

La questione del Conflitto di Interesse nella ricerca e la mancanza di reale confronto libero sono ormai oggi sulla bocca di tutti. Argomenti questi già sostenuti da tempo da chi combatte la questione ambientale. Rimane solo la necessità di trovare nuove strade. Entro in merito invece rispetto a ciò che sembra esuli dalla ricerca scientifica e che viene relegato agli uomini di fede (se possiamo così dire), ma a mio avviso invece fondamentale per ogni essere umano se si vuole un reale cambiamento: la coscienza. Comprendo bene cosa significhi la necessità di uno studio corretto e dei soldi che servono per portare a termine un lavoro. Se potessimo togliere il conflitto di interessi e la necessità di competizione e carriera nella ricerca sono convinta che molti muri e gabbie crollerebbero per dare spazio ad una ricerca pulita finalizzata ad un reale comune benessere. Nel caso del 5G molti studi legati alla ricerca militare o agli interessi di pochi, non sono di dominio pubblico e purtroppo arriviamo a conoscere molti aspetti del problema solo oggi, quando il rischio di danno irreparabile è imminente. La mancanza di confronto e l’arroganza umana rendono ancora più difficile la circolazione di idee. Tuttavia, ad oggi non possiamo più permetterci questo, è assolutamente necessario far fronte comune per il benessere non tanto nostro, ma del Nuovo Mondo che avanza e per i bambini che un giorno riceveranno tutto questo.

Il diritto e il dovere di cittadino come appartenente al Pianeta Terra

Un cittadino nel 2021 ha il diritto di ricevere una spiegazione reale e accessibile di ciò che avviene nell’ambiente in cui vive. Al tempo stesso è ora che anche il cittadino sia responsabile di quanto avviene intorno a lui e si possa sentire partecipe delle decisioni che riguardano il proprio futuro e quello delle generazioni che popoleranno questa terra.

Come tecnico vorrei conoscere la tecnologia qualsiasi essa sia, per poter presentare onestamente i risultati o la mancanza di questi alla cittadinanza che non conosce la materia. Come cittadina vorrei sapere la verità per poter scegliere consapevolmente. Come essere umano mi piacerebbe che fossimo tutti uniti nel cercare strade di benessere comprensibili e condivise.

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