io non mi vaccino perché

Io non mi vaccino perché

| Gruppo salute |

Aggiornato al 15 agosto 2021.

Molti medici e scienziati esprimono gravi perplessità sui vaccini e sul vaccino Covid, su cui la comunità medica e quella scientifica non sono assolutamente unanimi.

Basandoci sulle segnalazioni di un ampio gruppo di medici che collabora col nostro partito, abbiamo individuato sedici grandi perché che ci convincono, precauzionalmente, a non vaccinarci.

La bibliografia è riferita a fonti ufficiali e di pubblica consultazione, in costante aggiornamento: il lavoro si riferisce ai vaccini attualmente in commercio e verrà aggiornato ed ampliato qualora altri farmaci con profili di incertezza dovessero raggiungere il mercato.

Esortiamo ogni cittadino ad esercitare il proprio diritto alla salute, che comporta la responsabilità di informarsi. Solo grazie alla consapevolezza è possibile scegliere liberamente.

#IoNonMiVaccinoPerché

1. Perché non sono una cavia

I vaccini contro il Covid attualmente in uso in Italia, di marca Pfizer, Moderna, Astrazeneca e Johnson & Johnson, hanno ricevuto “l’autorizzazione all’immissione in commercio subordinata a condizioni”, non sono quindi stati ancora approvati in via definitiva e al momento mancano molti dati sulla sicurezza e sull’efficacia che, soprattutto nel medio e lungo termine, di fatto verranno ottenuti dopo un largo uso sulla popolazione, come confermato anche dal simbolo di sottoposizione a monitoraggio addizionale apposta nel bugiardino.

Fonte: Scheda tecnica Vaccino Covid 19 Moderna su AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, pagina 8: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_005438_049283_RCP.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Fonte: Scheda tecnica Vaccino Covid 19 Astrazeneca su EMA – European Medicine Agency, pagina 9: https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/covid-19-vaccine-astrazeneca-product-information-approved-chmp-29-january-2021-pending-endorsement_en.pdf

Gli esiti della sperimentazione resteranno ignoti

La gravità di questa situazione è accentuata dalle modalità con cui sono stati condotti i trials sperimentali dalle aziende farmaceutiche che hanno prodotto questi vaccini, che hanno suscitato enormi dubbi in molti scienziati.

Secondo quanto riportato sulle pagine del British Medical Journal, una delle riviste scientifiche più accreditate al mondo, “nessuno degli studi attualmente in corso è progettato per rilevare una riduzione di eventuali esiti gravi come ricoveri ospedalieri, uso di cure intensive o decessi. Né i vaccini sono allo studio per determinare se possono interrompere la trasmissione del virus”.

Fonte: BMJ, “I vaccini per il covid-19 salveranno vite? i trial attuali non sono progettati per dircelo”, https://www.bmj.com/content/371/bmj.m4037


Non solo. I membri del gruppo di controllo che ha partecipato alla sperimentazione ricevendo (ovviamente a loro insaputa) il placebo anziché il vaccino di Pfizer, in un secondo momento, sono stati incitati a sottoporsi alla vaccinazione non appena il siero fosse stato disponibile, e questo comporta evidentemente una perdita di dati perché, alla fine del periodo di monitoraggio, non sarà più possibile distinguere i soggetti che hanno ricevuto il placebo da quelli che hanno ricevuto il vaccino.

Fonte: BMJ, “Covid-19: Should vaccine trials be unblinded?”, https://www.bmj.com/content/371/bmj.m4956

Anche sui risultati forniti da Astrazeneca sono stati sollevati dubbi.
Lo stesso National Institutes of Health del Dipartimento della salute americano ha espresso preoccupazione per il fatto che l’azienda produttrice possa aver omesso alcune informazioni e fornito una visione incompleta dei dati di efficacia.

Fonte: https://www.nih.gov/news-events/news-releases/niaid-statement-astrazeneca-vaccine

Tutto questo rende evidente che, anche al termine del periodo di osservazione cui sono tuttora sottoposti i soggetti che hanno partecipato alla sperimentazione controllata in laboratorio, i dati che verranno resi pubblici conterranno vizi di forma molto importanti.

Ulteriori fonti di consultazione

Pfizer

Indicazioni di MHRA (Medicines & Healthcare products Regulatory Agency) sull’uso del vaccino Pfizer da parte dei professionisti della salute:
https://www.gov.uk/government/publications/regulatory-approval-of-pfizer-biontech-vaccine-for-covid-19/information-for-healthcare-professionals-on-pfizerbiontech-covid-19-vaccine

Scheda informativa FDA U.S. Food and Drug Administration (per destinatari e assistenti): https://www.fda.gov/media/144414/download

Scheda informativa FDA U.S. Food and Drug Administration per i fornitori di assistenza sanitaria che somministrano il vaccino: https://www.fda.gov/media/144413/download

Link alla lettera di approvazione dell’FDA: https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/ema-raccomanda-l-autorizzazione-nell-ue-del-primo-vaccino-covid-19

FDA Briefing Document Pfizer-BioNTech COVID-19 Vaccine https://www.fda.gov/media/144245/download

Pfizer COVID-19 Vaccine EUA Letter of Authorization reissued 12-23-20: https://www.fda.gov/media/144412/download

Analisi del CDC – Centers for Disease Control and Prevention: https://www.cdc.gov/vaccines/acip/meetings/downloads/slides-2020-12/slides-12-19/05-COVID-CLARK.pdf

Moderna

Annuncio di EMA – European Medicine Agency dell’autorizzazione per il commercio del vaccino Moderna con relativi documenti consultabili:
https://www.ema.europa.eu/en/news/ema-recommends-covid-19-vaccine-moderna-authorisation-eu

Risposte alle domande più frequenti sul vaccino di Moderna sul sito EMA – European Medicine Agency:
https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/covid-19-vaccine-moderna

Informazioni del CDC – Centers for Disease Control and Prevention sul vaccino Moderna con relativi documenti consultabili:
https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/vaccines/different-vaccines/Moderna.html

Astrazeneca

Annuncio di EMA – European Medicine Agency dell’autorizzazione per il commercio del vaccino AstraZeneca con relativi documenti consultabili:
https://www.ema.europa.eu/en/news/ema-recommends-covid-19-vaccine-astrazeneca-authorisation-eu

Conferenza stampa per l’approvazione del vaccino AstraZeneca del 29 gennaio presso EMA – European Medicine Agency: https://www.ema.europa.eu/en/events/press-briefing-eu-recommendation-covid-19-vaccine-astrazeneca

Foglio illustrativo del vaccino su AIFA:
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000690_049314_FI.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Riassunto delle caratteristiche del prodotto su AIFA:
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000690_049314_RCP.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Johnson & Johnson

Scheda tecnica AIFA del vaccino Johnson & Johnson:
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_001306_049395_RCP.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Riassunto delle caratteristiche del prodotto Johnson & Johnson su AIFA:
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_001306_049395_FI.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Approfondimenti

https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4408-nuovo-coronavirus-vaccini-in-sperimentazione.html

Calina D, Sarkar C, Arsene AL, Salehi B, Docea AO, Mondal M, Islam MT, Zali A, Sharifi-Rad J. Recent advances, approaches and challenges in targeting pathways for potential COVID-19 vaccines development. Immunol Res. 2020 Oct 1:1–10. doi: 10.1007/s12026-020-09154-4 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7529090/)

2. Perché potrei comunque ammalarmi

I vaccini previsti per il Covid 19 non sono mai completamente efficaci.

Pfizer dichiara un’efficacia del vaccino al 95%; la percentuale riportata si riferisce tuttavia a meno di 200 casi Covid su 36.000: la stragrande maggioranza dei placebo della sperimentazione non ha contratto il Covid, così come la stragrande maggioranza dei vaccinati. Rispetto al campione attualmente considerato, la riduzione del rischio di contrarre il Covid, è di meno dell’1%.

Fonte: Domande e risposte sul sito AIFA Agenzia Italiana del Farmaco:
https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-mrna

Importanti dubbi sono sollevati in un articolo del British Medical Journal, che stima l’efficacia tra il 19% e il 29% e rileva la drammatica necessità di poter accedere ai dati grezzi per i vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna:

Fonte: British Medical Journal (The BMJ), “Peter Doshi: I vaccini Pfizer e Moderna “efficaci al 95%”: abbiamo bisogno di maggiori dettagli e dati grezzi”: https://blogs.bmj.com/bmj/2021/01/04/peter-doshi-pfizer-and-modernas-95-effective-vaccines-we-need-more-details-and-the-raw-data/

Astrazeneca dichiara invece un’efficacia del vaccino più bassa, del 59%; come nel caso di Pfizer, tuttavia, la percentuale riportata si riferisce a 218 casi Covid su oltre 10mila soggetti del campione. La significatività della sperimentazione è quindi estremamente discutibile.

A conferma di quanto già osservato all’inizio di questo paragrafo, in merito alla riduzione del rischio di contrarre il Covid del vaccino prodotto da Pfizer-Biontech, uno studio pubblicato a maggio 2021 su The Lancet – una delle riviste scientifiche più accreditate al mondo – ha proprio sottolineato come le case farmaceutiche utilizzino, per sostenere l’elevata efficacia dei loro preparati, il fattore di rischio relativo RR (Relative Risk).
Secondo gli autori di questo studio, per conoscere la reale misura dell’efficienza di un farmaco, andrebbe invece rilevato il fattore ARR (Absolute Risk Reduction), che, per i sieri attualmente in uso, è di molto inferiore rispetto ai valori riportati dalle aziende produttrici e dà un’idea più precisa della reale riduzione del rischio offerta da questi vaccini: per AstraZeneca l’ARR si attesta a 1,3%, per Moderna e J&J a 1,2%, per Pfizer-BioNTech appena a 0,84%.

Fonte: The Lancet, “COVID-19 vaccine efficacy and effectiveness—the elephant (not) in the room” https://www.thelancet.com/journals/lanmic/article/PIIS2666-5247(21)00069-0/fulltext

Anche in presenza di immunizzazione, ad oggi non si sa quanto duri la copertura, ed è probabile che sarà richiesta una continua iniezione di altre dosi o di altri vaccini, aumentando esponenzialmente la possibilità di eventi avversi.

Fonte: Domande e risposte sul sito AIFA Agenzia Italiana del Farmaco: https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-mrna

Potrei inoltre ammalarmi di altre malattie, soprattutto a medio lungo termine, di cui non esistono ancora dati osservabili alla luce del periodo di osservazione degli effetti collaterali che attualmente è di 7 giorni (si vedano i punti successivi e in particolare il punto 8).

Scheda tecnica vaccino Pfizer Comirnaty: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_005389_049269_RCP.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Indicazioni di MHRA (Medicines & Healthcare products Regulatory Agency) sull’uso del vaccino da parte dei professionisti della salute: https://www.gov.uk/government/publications/regulatory-approval-of-pfizer-biontech-vaccine-for-covid-19/information-for-healthcare-professionals-on-pfizerbiontech-covid-19-vaccine

3. Perché potrei comunque infettare gli altri

Nel momento in cui in Italia si è cominciato ad utilizzare i vaccini anti-Covid, gli studi a disposizione non avevano ancora chiarito se coloro che venivano vaccinati potessero o meno essere contagiosi, come confermato dall’Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA.

Fonte: AIFA, Domande e risposte sul sito AIFA Agenzia Italiana del Farmaco:
https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-mrna

Già a fine gennaio 2021, Jonathan Van Tam, Consulente del governo Britannico e numero due della sanità inglese, ha affermato sabato 23 gennaio che «anche le persone che sono state vaccinate con due dosi potrebbero trasmettere il Covid a chi non ha ancora ricevuto il farmaco».
Corriere.it, “Vaccino Covid, allarme dal Regno Unito: chi ha avuto le due dosi potrebbe ancora contagiare gli altri

Fonte: Quifinanza, “Il vaccino anti-Covid non fermerà subito la pandemia: cosa ci aspetta”. Gli scenari: https://quifinanza.it/editoriali/video/vaccino-covid-scenari/432498/

Nel corso dei mesi è poi risultato evidente che le persone che si sono sottoposte alla profilassi possono risultare positive, poiché focolai sono stati segnalati anche all’interno di gruppi completamente vaccinati.

Ad agosto 2021, uno studio pubblicato sul British Medical Journal dimostra che «tra i vaccinati con infezione, la difficoltà di rilevare il virus nei tamponi nasali era quasi identica a quella osservata nei non vaccinati. Questa scoperta suggerisce che entrambi i gruppi hanno la stessa carica virale e hanno la stessa probabilità di trasmettere le loro infezioni».

In pratica una persona positiva può diffondere il virus nella stessa misura sia che sia vaccinato sia che non lo sia.

Fonte: British Medical Journal, Covid-19: le infezioni Delta minacciano la strategia del vaccino contro l’immunità di gregge, https://www.bmj.com/content/374/bmj.n1933

Preso atto del fatto che i vaccinati possono ammalarsi e trasmettere il virus allo stesso modo di coloro che non sono vaccinati, risulta evidente ciò che in realtà era comunque sempre stato ribadito fin dall’inizio della campagna: il vaccino non permette di tornare alla vita di prima; mascherine e distanziamento continueranno ad essere necessari.

Fonte: AIFA, Domande e risposte sul sito AIFA Agenzia Italiana del Farmaco:
https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-mrna

Non va infine dimenticato che, già al 19 marzo 2021, uno studio pubblicato sul British Medical Journal, confermava un aumento notevole delle infezioni dopo l’inoculazione del vaccino nel Regno Unito, mentre un’analoga rilevazione in Israele ha mostrato il raddoppio dei contagi.

Fonte: The British Medical Journal, “Covid-19: sono necessari avvertimenti più forti per frenare la socializzazione dopo la vaccinazione, affermano medici e scienziati comportamentali”, https://www.bmj.com/content/372/bmj.n783

Alla luce del fatto che gli individui vaccinati diffondono il virus come i non vaccinati, e che i vaccini possono aumentare le infezioni da Covid 19 (si veda anche il punto successivo), le misure politiche costrittive che hanno individuato nei medici e negli operatori sanitari come i primi da sottoporre alla vaccinazione sono state non solo ingiustificate, ma del tutto controproducenti, provocando ulteriori focolai proprio nei luoghi a maggior rischio, quali ospedali e RSA. L’estensione di un obbligo indiretto attraverso il cd. Green pass, a tutta la popolazione, rischia di avere effetti catastrofici.

4. Perché potrei diffondere varianti più pericolose del virus

Il SARS-CoV-2 ha già mostrato di creare varianti con gran frequenza, molto più del virus dell’influenza.

Una ricerca del 2015 aveva già dimostrato che una vaccinazione “imperfetta” (cioè se non è efficace, non impedisce i contagi e non elimina il microbo) consente di favorire la diffusione di varianti peggiori.

Fonte: Plos Biology, Studio “La vaccinazione imperfetta può aumentare la trasmissione di agenti patogeni altamente virulenti”, https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.1002198

Il New England Journal of Medicine il 21 aprile 2021 ha pubblicato un studio da cui risulta sia che chi ha ricevuto il vaccino anti-Covid (Pfizer e Moderna nella fattispecie, quindi a mRNA) può risultare infettivo e contagioso, sia che può ammalarsi di una variante più aggressiva.

Fonte: New England Journal of Medicine, “Infezioni rivoluzionarie da vaccino con varianti SARS-CoV-2”, https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2105000

Enrico Galmozzi, biologo molecolare e ricercatore presso il Policlinico di Milano, ha affermato che: “Le varianti virali sono implicite nel ciclo vitale del virus a Rna e quindi inevitabili” e possono vanificare l’eventuale immunizzazione da vaccino. “Le varianti potrebbero, per esempio, creare una forma alternativa di virus che attaccherà ugualmente chi pensava di avere l’immunità da vaccino”.

Il primato nazionale, intervista ad Enrico Galmozzi: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/biologo-molecolare-enrico-galmozzi-corsa-spasmodica-vaccino-terapie-180331/

Si spinge ancora oltre Pietro Luigi Garavelli, primario della Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, quando afferma che “in questa situazione, a non essere normale è una cosa che si impara al primo anno di specializzazione. Ovvero, non si vaccina mai durante una epidemia. Perché il virus reagirà mutando“.

Fonte: https://www.ilfattonisseno.it/2021/03/coronavirus-pietro-luigi-garavelli-mai-vaccinare-durante-unepidemia-il-covid-reagira-mutando/?fbclid=IwAR3_PYD8nmUoBws5qEU3_fbhIuuZMXIQ2n-3Lnf88PpuEb67b0j05g2gZcU


Alla fine di luglio 2021 è la prestigiosa rivista scientifica Nature a dare voce ai dubbi provenienti da parte della comunità scientifica.
Ricercatori multidisciplinare di caratura internazionale, guidato dal prof. Emmanouil Dermitzakis, hanno creato un modello con dinamica stocastica per studiare l’andamento della pandemia dopo le vaccinazioni di massa in atto nei Paesi occidentali.
Nello studio poi pubblicato hanno osservato che la coincidenza di un alto numero di individui vaccinati e di un alto tasso di trasmissione ha due effetti sulla variante resistente ai vaccini. Innanzitutto, poiché la velocità di trasmissione è elevata, la variante resistente non si può bloccare per l’alta velocità di trasmissione. In secondo luogo, un elevato numero di vaccinati crea un vantaggio selettivo alla variante resistente rispetto al virus originale. Così, proprio a causa dell’alto numero di vaccinati, la variante sostituisce il virus originale e si insedia nella popolazione proprio nella parte finale della campagna di vaccinazione, quando ci sono più vaccinati. Più grande è il numero di vaccinati, più alta è la probabilità che la variante resistente ai vaccini prenda il sopravvento.

Fonte: Nature, “I tassi di trasmissione e vaccinazione SARS-CoV-2 hanno un impatto sul destino dei ceppi resistenti ai vaccini”: https://www.nature.com/articles/s41598-021-95025-3

Sarebbe auspicabile approfondire la correlazione tra le varianti che si diffondono e le zone in cui è stata effettuata la sperimentazione dei vaccini.

Nei primi mesi del 2021 si è parlato delle varianti inglese, brasiliana e sudafricana, che coincidono con i tre paesi di sperimentazione del vaccino Astrazeneca: “Regno Unito, Brasile e Sud Africa“.

Fonte: Annuncio di EMA – European Medicine Agency dell’autorizzazione per il commercio del vaccino AstraZeneca con relativi documenti consultabili: https://www.ema.europa.eu/en/news/ema-recommends-covid-19-vaccine-astrazeneca-authorisation-eu

5. Perché non si conoscono reali statistiche sul virus, ma solo quelle basate su tamponi inaffidabili

Le statistiche in base alle quali, da mesi, la politica impone provvedimenti restringenti delle libertà individuali si basano unicamente sulla rilevazione del virus attraverso tamponi la cui inaffidabilità è stata sottolineata recentemente anche dalla stessa OMS, mentre i fattori epidemiologici tradizionali non vengono considerati.

Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità: https://www.who.int/news/item/14-12-2020-who-information-notice-for-ivd-users

Sappiamo che nel computo dei deceduti con cui ogni giorno le istituzioni spaventano la popolazione, mantenendo i cittadini sotto la minaccia di restrizioni sempre maggiori, vengono inserite persone morte per altre patologie ma che risultavano positive al tampone o che addirittura erano risultate positive mesi addietro.

Il Giornale nell’articolo “Sono morti, ma erano già guariti: contati come vittime del Covid” cita il bollettino della Protezione Civile: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/morti-veneto-covid-nella-conta-anche-guariti-e-negativizzati-1886068.html

In realtà, questo virus colpisce una minoranza assoluta di popolazione: pur essendo molto contagioso poche persone sono suscettibili a sviluppare la malattia. Come ha affermato il dott.Richard Horton, Editor in Chief della prestigiosa rivista medica The Lancet, non saremmo in presenza di una “pandemia”, ma di una “sindemia”, cioè una situazione in cui per ammalarsi è necessario, oltre il contatto con il virus (condizione imprescindibile), che il soggetto presenti delle situazioni favorenti le quali determinano la riduzione delle capacità di far fronte ad esso.

Fonte: The Lancet, “Covid 19 is not a pandemic”: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)32000-6/fulltext

6. Perché esistono cure efficaci per il Covid

Esistono molte terapie valide a contrastare la malattia, con pochi effetti collaterali o addirittura nessuno, quali ozonoterapia, endovena di vitamina C, idrossiclorochina, ivermectina, azitromicina, antinfiammatori fans, cortisonici, eparina, plasma iperimmune.

Ozonoterapia

Studio Pubmed, “Ozonoterapia in COVID-19: una recensione narrativa”: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7585733/

“L’ozono terapia sistemica sembra utile nel controllare l’infiammazione, stimolare l’immunità e come attività antivirale e fornire protezione dalle sindromi coronariche acute e dal danno da riperfusione ischemica, suggerendo così una nuova metodologia di terapia immunitaria.”

Idrossiclorochina

L’idrossiclorochina è un antimalarico usato da decenni con proprietà anti-infiammatorie. L’uso di idrossiclorochina su pazienti COVID-19 ospedalizzati è associato a una netta riduzione della mortalità.

Fonte: Studio Pubmed, “L’uso di idrossiclorochina in pazienti COVID-19 ospedalizzati è associato a una ridotta mortalità: risultati dello studio osservazionale multicentrico italiano CORIST”: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32859477/

Science Direct “Terapia con idrossiclorochina a basse dosi e mortalità in pazienti ospedalizzati con COVID-19: uno studio osservazionale nazionale su 8075 partecipanti”: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0924857920303423

Metanalisi che ha preso in esame 26 studi in attesa di revisione:

Fonte: L’idrossiclorochina a basso dosaggio è associata a una mortalità inferiore in COVID-19: una meta-analisi di 26 studi e 44.521 pazienti: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.11.01.20223958v1

Lo studio pubblicato sull’American Journal of Medicine nel numero di gennaio 2021, firmato da 23 professori universitari e a cui hanno partecipato anche l’Università di Siena e di Torino, raccomanda l’assunzione, sotto il controllo medico, di idrossiclorochina (oltre a azitromicina e zinco). Se somministrata subito, alla comparsa dei primi sintomi come la febbre alta, “può ridurre la progressione della malattia, prevenire l’ospedalizzazione e portare a una riduzione della mortalità”, scrivono i ricercatori.
Fonte: Pathophysiological Basis and Rationale for Early Outpatient Treatment of SARS-CoV-2 (COVID-19) Infection, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0002934320306732

Per un approfondimento dei meccanismi di azione a livello molecolare dell’idrossiclorochina sul Sars-Cov2, si consulti lo studio pubblicato sul Journal of Molecular and Genetic Medicine, “Chlorine Dioxide in COVID-19: Hypothesis about the Possible Mechanism of Molecular Action in SARS-CoV-2”: https://www.hilarispublisher.com/open-access/chlorine-dioxide-in-covid19-mechanism-of-molecular-action-in-sarscov2.pdf

Ivermectina

L’ivermectina è un principio attivo con attività antiparassitaria. Viene normalmente utilizzata come farmaco ad uso veterinario, ma dal 2020 in poi ha mostrato un interesse crescente come possibile terapia contro il Covid.

Una meta-analisi sempre aggiornata sugli studi relativi all’utilizzo di questo farmaco su pazienti che hanno contratto la malattia è disponibile a questo link: https://ivmmeta.com/.

I risultati ottenuti ad oggi sono molto incoraggianti.

A maggio 2021 è stata pubblicata una ricerca che ha analizzato i risultati di 18 studi compiuti in questo ambito e ha sottolineato che l’utilizzo dell’ivermectina ha ridotto ridotto ampiamente e in maniera statisticamente significativa la mortalità nonché il tempo di recupero clinico.
“Review of the Emerging Evidence Demonstrating the Efficacy of Ivermectin in the Prophylaxis and Treatment of COVID-19”, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8088823/

Una ulteriore meta-analisi di giugno 2021 ha consentito di trarre simili conclusioni e ha suggerito che l’ivermectina sia un’arma chiave per la salute pubblica nella guerra contro il Covid.
“Ivermectin for Prevention and Treatment of COVID-19 Infection: A Systematic Review, Meta-analysis, and Trial Sequential Analysis to Inform Clinical Guidelines”, https://journals.lww.com/americantherapeutics/Fulltext/2021/08000/Ivermectin_for_Prevention_and_Treatment_of.7.aspx

Ulteiori informazioni possono essere reperite anche a questo link: https://covid19criticalcare.com/ivermectin-in-covid-19/

Vitamina C

Frontiers in immunology, “La lunga storia della vitamina C: dalla prevenzione del raffreddore comune al potenziale aiuto nel trattamento del COVID-19”: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2020.574029/full

Vitamina D

Uno studio pubblicato in data 14 gennaio 2021 mostra come la somministrazione di vitamina D in soggetti affetti da Covid-19 con patologie pregresse abbia potenziali effetti positivi sul decorso della malattia.

I pazienti inclusi nello studio, di età media 74 anni, sono stati trattati con le terapie protocollate per questo contesto e, in 36 soggetti su 91 (39.6%), con una dose elevata di vitamina D per 2 giorni consecutivi.
Nei soggetti che hanno assunto il colecalciferolo, il rischio di andare incontro a decesso o trasferimento in terapia intensiva si è ridotto di circa l’80% rispetto ai soggetti che non l’hanno assunto.

Fonte: Pubmed, “Efficacia dell’uso del colecalciferolo in ospedale sugli esiti clinici nei pazienti con comorbidità COVID-19: uno studio che genera ipotesi” https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33466642/

Desametasone

ANSA, “Coronavirus: desametasone può salvare 650.000 vite in 6 mesi”: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2020/08/03/coronavirus-desametasone-puo-salvare-650.000-vite-in-6-mesi_db9f57ab-c8a8-431a-8e8f-d5d93fa192e1.html

Enoxaparina

Tecnica ospedaliera: “Enoxaparina, un farmaco di vitale importanza nel Covid-19”

Plasma iperimmune

La plasmaterapia (o terapia con plasma iperimmune, siero convalescente o immunoglobuline iperimmuni) consiste nell’infondere le immunoglobuline neutralizzanti, isolate e purificate a partire dal plasma dei pazienti guariti da una malattia, al fine di fornire ai nuovi malati gli anticorpi utili a contrastare quell’infezione.

Il suo utilizzo non è recente: essa è stata ampiamente sfruttata per trattare una serie di malattie infettive.

La sua applicazione contro il Covid è stata proposta inizialmente dal Dr.Giuseppe De Donno, ex primario di Pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova, che ha fin da subito riscontrato importanti risultati in pazienti con forme molto gravi della malattia.

Com’è noto l’utilizzo di questa tecnica contro il Covid è stato sempre inspiegabilmente osteggiato: ne sono stati sottolineati gli svantaggi (che in fin dei conti si riducono poi alla scarsità – in termini quantitativi – del plasma di pazienti guariti) e molto raramente i vantaggi (l’efficacia dimostrata sul campo, l’enorme economicità del trattamento).

La dottoressa Giustina De Silvestro, Direttrice del Centro immunotrasfusionale in Azienda Ospedaliera a Padova, in seguito alla improvvisa morte del medico pioniere, ha annunciato l’imminente uscita di uno studio compiuto su centinaia di pazienti che dimostrerà l’incredibile efficacia della plasmaterapia nella cura per il Covid.

Secondo una ricerca pubblicata a giugno dalla John Hopkins Boobmergs School of Health, l‘abbandono di questa terapia ha causato 29.000 morti in più in meno di 3 mesi.
https://www.jhsph.edu/news/news-releases/2021/drop-in-convalescent-plasma-use-at-us-hospitals-linked-to-higher-covid-19-mortality-rate.html

Cure domiciliari

Clinical and Medical Investigations, “Come trattare i pazienti COVID-19 a casa”: https://www.oatext.com/pdf/CMI-5-207.pdf

“Un semplice algoritmo di terapia domiciliare per prevenire il ricovero in ospedale per i pazienti COVID-19: uno studio osservazionale retrospettivo di coorte abbinato”: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.03.25.21254296v2

7. Perché faccio prevenzione primaria

La prevenzione primaria, di cui nessuno a livello istituzionale parla, permette di mantenere il sistema immunitario sano e abbassare notevolmente la possibilità di ammalarsi di questa ed altre patologie attraverso l’apprendimento di un corretto stile di vita e di una corretta alimentazione.

Rimandiamo alla conferenza 3V e all’ebook gratuito “La prevenzione primaria: prima e dopo il Covid-19“, reperibili a questo link: https://www.movimento3v.it/ebook-prevenzione-primaria/

Il sistema immunitario naturale di ciascuno è legato alla presenza di colonie complesse di batteri funghi e virus chiamate “microbiota”, che viene pesantemente danneggiato dall’uso immotivato di farmaci, di antisettici e di prodotti chimici in genere.
I vaccini sono veri e propri farmaci e con alta probabilità contribuiscono alla selezione dei patogeni che resistono agli antibiotici, vero principale pericolo per la salute umana.

8. Perché non si conoscono gli effetti collaterali a medio e lungo termine del vaccino

Gli effetti indesiderati rilevati dalle case farmaceutiche attualmente sono solo quelli avvenuti entro 7 giorni circa dalla somministrazione, come riportato dal FDA – U.S. Food and Drug Administration. Non ci sono quindi dati su eventuali eventi avversi a medio e lungo termine.

Fonte: FDA Briefing Document Pfizer-BioNTech COVID-19 Vaccine https://www.fda.gov/media/144245/download

Preoccupa in particolare il fatto che quelli Covid siano i vaccini che utilizzano l’mRNA di un virus, per cui le conseguenze dell’utilizzo di questo tipo di farmaci non è noto (si veda il punto sui farmaci a mRNA).

Non è possibile escludere danni di lungo periodo e malattie ereditarie, compreso il tumore, come enunciato nello studio in attesa di pubblicazione “Vaccino Covid-19: The Worst Case Scenario”.

Fonte: “Vaccino Covid-19: The Worst Case Scenario”: https://zenodo.org/record/4434984#.YAVshOhKhhE

Il cancro, come effetto collaterale non previsto, è stato citato anche dal premio Nobel per la medicina Luc Montagnier in una recente intervista sul vaccino Covid-19.

Nemmeno le interazioni con altri farmaci e altre patologie è stata indagata a fondo, per cui non si conoscono gli effetti che il vaccino potrà avere sui soggetti fragili come gli anziani con comorbilità. I decessi recentemente registrati in Norvegia sono un segnale estremamente preoccupante in tal senso (si veda il punto successivo).

Destano preoccupazioni le reazioni allergiche di tipo grave, fino all’anafilassi, reazione potenzialmente pericolosa per la vita.

Fonte: Science, “Il vaccino di Pfizer solleva preoccupazioni di allergia”: https://science.sciencemag.org/content/371/6524/10.long

Science: “Crescono i sospetti che le nanoparticelle nel vaccino COVID-19 di Pfizer scatenino rare reazioni allergiche”: https://www.sciencemag.org/news/2020/12/suspicions-grow-nanoparticles-pfizer-s-covid-19-vaccine-trigger-rare-allergic-reactions

I dati sulle segnalazioni di eventi avversi in Europa al 24 aprile 2021, sottostimati in quanto frutto di farmacovigilanza passiva e forniti da EudraVigilance, la Banca dati europea per la gestione e l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai medicinali autorizzati, evidenzia 354.177 casi di reazioni avverse segnalate in seguito alla vaccinazione, 52.868 delle quali in Italia.
Su 917.543 sintomi segnalati, il 51% è stato classificato come “grave”.

Fonte: Banca dati europea delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai farmaci – Ricerca (adrreports.eu). Ricerca sotto lettera C. Selezionare COVID-19 MRNA VACCINE PFIZER-BIONTECH (TOZINAMERAN). Ripetere la procedura selezionando COVID-19 MRNA VACCINE MODERNA (CX-024414) e COVID-19 VACCINE ASTRAZENECA (CHADOX1 NCOV-19).

Tra gli eventi più frequenti riportati al 24 aprile 2021 ci sono i disturbi di carattere generale (257.603 casi di cui 111.926 gravi), disturbi del sistema nervoso (185.537 casi di cui 95.427 gravi), disturbi del tessuto muscoloscheletrico e connettivo (142.000 casi di cui 57.207 gravi), disturbi gastrointestinali (93.769 casi di cui 50.195 gravi), malattie della pelle e tessuti sottocutanei (41.552 casi di cui 25.582 gravi) e disturbi respiratori, del torace e mediastinali (32.056 casi di cui 22.687 gravi).
Si segnalano anche 1.889 casi di paralisi facciale.

9. Perché gli effetti collaterali potrebbero comprendere la morte

EudraVigilance, la Banca dati europea per la gestione e l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai medicinali autorizzati evidenzia 8.430 decessi al 24 aprile 2021 a seguito alla somministrazione del vaccino (4524 dopo il vaccino di Pfizer, 2283 dopo il vaccino Moderna, 1579 dopo il vaccino AstraZeneca, 44 dopo il vaccino Johnson & Johnson). Ricordiamo che i dati sono sottostimati in quanto frutto di sola farmacovigilanza passiva.

Dettaglio dei disturbi che hanno portato alla morte in seguito a inoculazione dei vaccini Covid:

Disturbi del sistema endocrino 3
Disturbi oculari 14
Disturbi gastrointestinali 370
Disturbi di carattere generale 2.980
Disturbi epatobiliari 32
Disturbi del sistema immunitario 30
Infezioni 746
Lesioni, avvelenamento e complicazioni procedurali 152
Indagini mediche 249
Disturbi del metabolismo e della nutrizione 157
Disturbi muscoloscheletrici e dei tessuti connettivi  111
Neoplasie benigne, maligne e non specificate 19
Disturbi del sistema nervoso 916
Condizioni legate allo stato di gravidanza, al puerpuerio e alla fase perinatale 7
Disturbi psichiatrici 106
Disturbi renali e urinari 100

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella 
2
Risturbi respiratori, toracici e mediastinali 894
Malattie della pelle e tessuti sottocutanei 64
Circostanze sociali 15
Procedure mediche e chirirgiche 33
Disturbi cardiovascolari 338
Totale decessi 8.430

Di seguito la fonte e il dettaglio di come di come verificare i casi di decesso per ogni gruppo di disturbi sul sito della banca dati Europea:

Fonte: Banca dati europea delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai farmaci – Ricerca (adrreports.eu). Ricerca sotto lettera C. Selezionare COVID-19 MRNA VACCINE PFIZER-BIONTECH (TOZINAMERAN). Nella cartella “Number of Individual Cases for a selected Reaction”, selezionare i diversi “Reactions Groups” per leggere la somma dei decessi riferiti a quel gruppo di disturbi. Ripetere la procedura selezionando COVID-19 MRNA VACCINE MODERNA (CX-024414), COVID-19 VACCINE ASTRAZENECA (CHADOX1 NCOV-19) e COVID-19 VACCINE JANSSEN (AD26.COV2.S)

I pazienti fragili, che potrebbero risentire più facilmente degli effetti del Covid, potrebbero risentire più facilmente anche degli effetti collaterali del vaccino, fino alla morte.

In Norvegia, a seguito del decesso di 23 pazienti subito dopo aver ricevuto il vaccino, è stato richiesto ai medici di condurre valutazioni più approfondite sui soggetti fragili in attesa di ricevere il vaccino Pfizer BioNTec contro covid-19.

Fonte: The British Medical Journal (The BMJ), “Covid-19: la Norvegia indaga su 23 decessi in pazienti anziani fragili dopo la vaccinazione”: https://www.bmj.com/content/372/bmj.n149.full

Il National Vaccine Information Center, che raccoglie i dati della sola farmacovigilanza passiva negli Stati Uniti attraverso il Vaccine Adverse Reporting System (VAERS) , descrive 1.265 decessi avvenuti dal giorno della vaccinazione al sesto giorno successivo alla vaccinazione per il Covid 19. Le morti non riguardano sempre categorie cd. a rischio (si segnalano numerosi casi di morti sotto i 44 anni e sotto i 65 anni).

Fonte: National Vaccine Information Center: https://www.medalerts.org/vaersdb/findfield.php?TABLE=ON&GROUP1=AGE&EVENTS=ON&VAX%5B0%5D=COVID19&DIED=Yes

10. Perché la proteina Spike provoca ictus e trombosi

n un primo momento si pensava che gli effetti negativi del Covid sulla circolazione, come ictus e trombosi, fossero dovuti all’infiammazione indotta dall’infezione. Nel corso dei mesi è invece stato scoperto che essi sono una diretta conseguenza dell’azione della proteina spike, che è coinvolta nella patologia in quanto consente al virus Sars-Cov2 di entrare nelle cellule ospiti.

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California San Diego, negli Usa, e della Xi’an Jiaotong University, in Cina, hanno mostrato che la proteina spike non solo si lega alle cellule sane per diffondere l’infezione, ma provoca danni direttamente alle cellule dell’endotelio, il tessuto che rivestono i vasi sanguigni e che sono fondamentali per la circolazione.

Fonte: Circulation Research, “La proteina Spike SARS-CoV-2 compromette la funzione enditeliale tramite la sottoregolazione di ACE 2”, https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIRCRESAHA.121.318902

Sia i vaccini che contengono mRNA (Pfizer e Moderna) sia quelli che utilizzano un vettore virale (Astrazeneca, Johnson & Johnson) provocano nelle cellule di chi li riceve la produzione della proteina spike di Sars-Cov2, che quindi potrà causare ictus e trombosi in coloro che vi si sottopongono.

11. Perché la mia fertilità potrebbe essere compromessa

Sia i vaccini che contengono mRNA (Pfizer e Moderna) sia quelli che utilizzano un vettore virale (Astrazeneca, Johnson & Johnson) provocano nelle cellule di chi li riceve la produzione della proteina Spike di Sars-Cov2.
E’ accertato che questa proteina somigli geneticamente ad un’altra presente nel nostro organismo, la Sincitina, indispensabile per la procreazione in quanto permette la formazione della placenta ed evita che il feto venga riconosciuto come un pericolo e sia attaccato dal sistema immunitario della madre.

Ancora non esistono studi che ci dicano se gli anticorpi generati dall’azione della vaccinazione contro il Covid19 possono reagire in modo crociato con le sincitine. Se così fosse, queste proteine verrebbero bloccate e neutralizzate, rese incapaci di svolgere la loro funzione di consentire l’impianto dell’embrione. Il risultato sarebbe un aborto spontaneo nelle donne vaccinate.

Ricerche effettuate sulla possibilità di interferire sullo sviluppo placentare modificando la risposta alle sincitine lasciano presumere che anche gli anticorpi diretti contro la Spike di Sars-Cov2 possano riconoscere e neutralizzare la sincitina in modo incrociato: la sua attività immunosoppressiva potrebbe essere influenzata, lasciando l’embrione esposto al riconoscimento del sistema immunitario della madre, che potrebbe portare alla materna rigetto immunitario del feto.

Mi S Xinhua L Xiang-Ping L Geertrudia MV Finnerty H Racie L et al. Syncytin is a captive retroviral envelope protein involved in human placental morphogenesis. Nature. 2000; 403: 785-789 PMID: 10693809 DOI: 10.1038/35001608 https://www.nature.com/articles/35001608

Chie-Pein Chen, Liang-Fu Chen, Su-Ray Yang, Chia-Yu Chen, Chun-Chuan Ko, Geen-Dong Chang, Hungwen Chen, Functional Characterization of the Human Placental Fusogenic Membrane Protein Syncytin 2, Biology of Reproduction, Volume 79, Issue 5, 1 November 2008, Pages 815–823, https://doi.org/10.1095/biolreprod.108.069765

12. Perché le case farmaceutiche non si assumono nessuna responsabilità

In Italia esiste una legge che prevede che coloro che subiscono danni da vaccino vengano indennizzati (Legge 210/1992), ma l’eventuale indennizzo spetta allo Stato (e dal 2000 alle Regioni): le aziende farmaceutiche non se ne assumono la responsabilità né devono rispondere in alcun modo delle conseguenze dell’utilizzo dei vaccini che producono.

In Inghilterra, primo paese europeo in cui il vaccino della Pfizer è stato inoculato, secondo quanto riportato dal quotidiano The Indipendent, il governo avrebbe addirittura garantito al colosso farmaceutico una sorta di scudo penale, per cui ove sorgessero complicazioni legate alla somministrazione del vaccino non si potrà citare in giudizio l’azienda. Sempre secondo quanto riporta il The Independent sarebbe arrivata la conferma da parte del Dipartimento della Salute inglese.

Fonte: The Independent, “Vaccino contro il coronavirus: Pfizer è stata protetta da azioni legali dal governo del Regno Unito”: https://www.independent.co.uk/news/health/coronavirus-pfizer-vaccine-legal-indemnity-safety-ministers-b1765124.html

Scheda tecnica vaccino Pfizer Comirnaty: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_005389_049269_RCP.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Indicazioni di MHRA (Medicines & Healthcare products Regulatory Agency) sull’uso del vaccino da parte dei professionisti della salute::
https://www.gov.uk/government/publications/regulatory-approval-of-pfizer-biontech-vaccine-for-covid-19/information-for-healthcare-professionals-on-pfizerbiontech-covid-19-vaccine

Mediapart, “Vaccino e rapporto rischio-beneficio: il peso reale degli effetti collaterali”, articolo di Di Didier Lambert, Presidente E3M: https://blogs.mediapart.fr/association-e3m/blog/091220/vaccin-et-balance-benefice-risque-le-vrai-poids-des-effets-secondaires

Assis – Associazione di studi e informazione sulla salute, “Reazioni avverse al vaccino per il coronavirus”: http://www.assis.it/reazioni-avverse-al-vaccino-per-il-coronavirus-riflessioni-sulla-paralisi-di-bell/

13. Perché nessun farmaco a mRNA è mai stato utilizzato prima al mondo

Nessun farmaco a mRNA è mai stato utilizzato prima al mondo.

Non contenendo l’antigene, i due prodotti di Pfizer e Moderna non fanno capo alla definizione classica di vaccino, costituendo piuttosto una terapia genica, ossia una somministrazione farmacologica effettuata su persone sane.

Di fatto, un vaccino basato su questa tecnica equivale ad una manipolazione epigenetica del DNA di cui non conosciamo né la durata e ancor meno se esistono recettori delle nostre cellule che possano essere attaccati dalla risposta anticorpale che esso è in grado di scatenare. Non possiamo nemmeno ipotizzare dove questo materiale genetico vada a finire. Si vedano in proposito i numerosi dubbi sollevati al punto 8.

Il vaccino a mRNA stimola infatti la formazione della proteina spike del virus e induce nel paziente la formazione dei relativi anticorpi. Non sono stati effettuati studi sulla sicurezza ed efficacia in rapporto allo stato di reattività di base della persona ricevente: non sappiamo cosa può succedere nel tempo se è iporeattiva o iperreattiva (aumenta il rischio di sviluppare malattie autoimmunitarie, come è ragionevole supporre?).

Fonte: Nature, “Il potenziale pericolo di risposte anticorpali subottimali per il COVID-19”: https://www.nature.com/articles/s41577-020-0321-6.pdf

Come possibile risposta secondaria a questa sollecitazione, inoltre, esiste anche la produzione di anticorpi non neutralizzanti che non riescono a rendere inoffensivo il virus, ma al contrario potenzialmente possono legarsi ad esso. Questo è quanto è emerso finora proprio dai test condotti sugli animali, dove la risposta secondaria è risultata essere pericolosa.

Fonte: Nature, “Antibody-dependent enhancement and SARS-CoV-2 vaccines and therapies”, https://www.nature.com/articles/s41564-020-00789-5

Fra l’altro è accertato che la sequenza mRNA del vaccino somiglia ad una proteina presente nel nostro organismo che si chiama SINCITINA. Questa proteina è indispensabile per la procreazione in quanto permette la formazione della placenta ed evita che il feto sia attaccato dal sistema immunitario della madre. Il pericolo di alterare la capacità procreativa è evidentemente alta, ma non esistono studi in proposito.

Nel 2018 una corposa revisione su Nature sui vaccini a mRNA evidenzia le problematiche che hanno motivato, fino al 2020, la non approvazione da parte delle autorità sanitarie. Nonostante due dei tre ricercatori dichiarino un conflitto di interessi e i toni ottimistici dello studio, si evidenziano rischi di infezioni, tossicità, autoimmunità, edema e trombi.

Fonte: Nature, “Vaccini a mRNA: una nuova era nella vaccinologia” www.nature.com/VaccinimRNA

La gravità degli effetti collaterali viene ribadita nelle conclusioni, che evidenziano anche un’efficacia del farmaco inferiore alle aspettative.

Fonte: Nature, “Vaccini a mRNA: una nuova era nella vaccinologia” www.nature.com/VaccinimRNA

Un’indagine pubblicata sul British Medical Journal nel marzo 2021 evidenzia che tali problemi sono tutt’ora irrisolti, ponendo serie preocccupazioni sulla localizzazione delle nanoparticelle lipidiche (LNP) che Moderna, Pfizer-BioNTech, CureVac e Imperial College London per i loro vaccini covid-19 avrebbero scelto di utilizzare in risposta all’instabilità intrinseca dell’mRNA, ma né le autorità né i produtori hanno fornito una risposta.

Fonte: The British Medical Journal, “La fuga di dati dell’EMA covid-19 e cosa ci dice sull’instabilità dell’mRNA” https://www.bmj.com/content/372

Normalmente, quando si vuole utilizzare/sviluppare una strategia vaccinale del tutto nuova, come per esempio quella di un vaccino ad mRNA, bisogna stimare un tempo utile per l’autorizzazione, che ragionevolmente non può essere inferiore a circa 8 anni per l’impiego sull’essere umano.

Indicazioni di MHRA (Medicines & Healthcare products Regulatory Agency) sull’uso del vaccino da parte dei professionisti della salute:
https://www.gov.uk/government/publications/regulatory-approval-of-pfizer-biontech-vaccine-for-covid-19/information-for-healthcare-professionals-on-pfizerbiontech-covid-19-vaccine

Da una sintesi del pensiero del Dott. Aldo Sacchetti, uno dei più grandi scienziati dell’ultimo secolo, tra i padri fondatori dell’Ecologia italiana, leggiamo che “I vaccini biotecnologici a mRNA sono la minaccia più grande che l’Umanità ha mai dovuto affrontare. Se la maggioranza degli abitanti della terra lo inietteranno, l’umanità rischierà l’estinzione, perché il cancro diventerà ereditario e la straordinaria vita biologica conservativa degli uomini sarà arrestata nel suo nucleo cellulare più profondo.

Approfondimenti su “Scienza e coscienza”, Arianna editrice, 2018, capitolo 9 – Un gioco senza regole: https://albertofrattini.it/wp-content/uploads/2020/11/Scienza-e-coscienza-cap_09-1.pdf

14. Perché rifiuto di iniettare DNA estraneo nel mio corpo

Il vaccino di Astrazeneca contiene adenovirus di scimpanzé coltivato in cellule renali embrionali umane geneticamente modificate, vale a dire cellule prelevate da feti abortiti.

Fonte: AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, foglio illustrativo “COVID-19 Vaccine AstraZeneca”,
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000690_049314_FI.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

La Dott.ssa Theresa Deisher, fondatrice e Lead Scientist del Sound Choice Pharmaceutical Institute, la cui missione è educare il pubblico sulla sicurezza dei vaccini nonché spingere i produttori a fornire vaccini migliori e più sicuri, con un dottorato presso la Stanford University in Molecular and Cellular Physiology, è probabilmente la maggior studiosa delle conseguenze dell’introduzione di frammenti di DNA in soggetti sani attraverso i vaccini.

Ha pubblicato diverse ricerche che l’hanno portata a concludere che il DNA estraneo può integrarsi nel genoma dell’ospite con un meccanismo (che si chiama mutagenesi inserzionale) che può dare origine a mutazioni genetiche e patologie autoimmuni.
Nello specifico, frammenti di DNA possono essere utilizzati dalle cellule del ricevente per trascrivere e replicare proteine totalmente estranee al suo organismo. Verrebbero quindi formate cellule dotate di “DNA ibrido” che vengono riconosciute come “aliene” provocando, oltre ad una risposta immunitaria (infiammazione), anche una reazione autoimmune (anticorpi che attaccano il medesimo organismo che li ha prodotti).

Fonte: Pubmed, “Mutagenesi inserzionale e malattia indotta dall’autoimmunità causata da tossine residue fetali e retrovirali umane nei vaccini”: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29108182/

Fonte: Pubmed, Relazione epidemiologica e molecolare tra produzione di vaccini e prevalenza del disturbo dello spettro autistico, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26103708/

Fonte: Ordine Nazionale di Biologi, Intervento della Dr.ssa Deisher al Convegno dell’Ordine dei Biologi “Vaccinare in Sicurezza” del 25 gennaio 2019

Lettera aperta della Dr.ssa Deisher ai legislatori di tutto il mondo sui rischi per la salute umana dovuti alla presenza di frammenti di DNA umano nei vaccini: http://autoimmunityreactions.org/download/LETTERA-THERESA-DEISHER-8APRILE-2019.pdf

15. Perché in Italia non si fa di regola farmacovigilanza attiva

In Italia normalmente si effettua la cosiddetta “farmacovigilanza passiva“. In pratica, chiunque ritenga di aver subito un effetto collaterale in seguito all’assunzione di un farmaco può segnalarlo autonomamente o attraverso il proprio medico ad AIFA.
Eventuali reazioni avverse non si vanno quindi a cercare, non vengono indagate attivamente, ma si attende che vengano denunciate da chi le ha subite. Questo sistema comporta degli importanti limiti nella rilevazione.

AIFA, però, dovrebbe periodicamente anche promuovere studi e ricerche di “farmacovigilanza attiva”, e quindi seguire e monitorare attentamente per un certo periodo di tempo le persone che assumono un determinato farmaco.

Si è visto che, quando ciò accade, le reazioni avverse che vengono annotate sono molte di più di quelle che arrivano alla Rete Nazionale attraverso le segnalazioni spontanee.

Per quanto riguarda la campagna di vaccinazione in corso contro il Covid-19, AIFA ha annunciato di voler attivare progetti di farmacovigilanza attiva ma ad oggi non risulta che questo sia stato fatto e al momento ci si affida solamente alla segnalazione spontanea di cittadini e medici.

Considerando che si tratta di farmaci per i quali i dati relativi a sicurezza ed efficacia saranno noti solamente alla fine del 2023, questa mancanza appare ancora più grave.

16. Perché senza saperlo potrei essere già immune

Nell’ultimo anno, in Italia, milioni di persone sono state a contatto col virus, più o meno consapevolmente, per cui nel Paese esiste già una massiccia copertura vaccinale naturale e io stesso potrei benissimo essere immune senza saperlo.

Come ha chiarito la stessa AIFA, “l’infezione naturale conferisce una risposta immunitaria specifica per il virus“, tanto che chi è stato colpito dal Covid dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino non può ricevere la seconda.

Fonte: Domande e risposte sul sito AIFA Agenzia Italiana del Farmaco: https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-mrna

Uno studio pubblicato su Nature alla fine di maggio 2021 ha dimostrato che gli anticorpi generati una volta che si è guariti dall’infezione vengono prodotti molto a lungo.
I ricercatori della Washington School of Medicine ipotizzano che addirittura vengano prodotti per tutta la vita.

Milioni di italiani, dunque, sarebbero già coperti, potenzialmente per sempre, da eventuali nuovi contagi.

Fonte: Nature, “Had COVID? You’ll probably make antibodies for a lifetime”, https://www.nature.com/articles/d41586-021-01442-9

Una persona che si vaccinasse pur avendo già una copertura naturale rischierebbe di incorrere in gravi problematiche, come evidenziato dallo studio “Autovalutazione della sicurezza nel mondo reale e reattività dei vaccini COVID-19: un’indagine sui destinatari dei vaccini” pubblicato il 17 marzo 2021.

Fonte: Molecular Diversity Preservation International (MDPI), “Autovalutazione della sicurezza nel mondo reale e reattività dei vaccini COVID-19: un’indagine sui destinatari dei vaccini”, https://www.mdpi.com/2075-1729/11/3/249.

Un altro studio pubblicato nel marzo 2021 ha dimostrato che la prima dose di vaccino contro il Covid provoca il doppio di effetti avversi, tipo febbre e difficoltà respiratorie, in chi ha già avuto la malattia ed è guarito.

Fonte: “Self-Reported Real-World Safety and Reactogenicity of COVID-19 Vaccines: A Vaccine Recipient Survey”, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33803014

A giugno 2021 una ricerca condotta a proposito della necessità di vaccinare contro il Covid persone già guarite ha concluso che “è improbabile che gli individui che hanno avuto l’infezione da SARS-CoV-2 traggano beneficio dalla vaccinazione COVID-19”.

Fonte: “Necessity of COVID-19 vaccination in previously infected individuals”, https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.06.01.21258176v2

Il primo dei casi in cui la correlazione fra l’inoculazione del vaccino e la successiva morte del paziente è stata dimostrata è stato proprio quello del militare Stefano Paternò, morto il 9 marzo, appunto dopo la vaccinazione, perché il suo sistema immunitario aveva già prodotto anticorpi contro la malattia che aveva sviluppato precedentemente in maniera asintomatica.

“Da asintomatico aveva sviluppato una propria risposta immunitaria al Covid” ha spiegato il procuratore di Siracusa, Sabrina Gambino “che è entrata in contrasto con il vaccino, provocando quella che in termine medico si chiama tempesta citochinica”.
Troppi anticorpi, insomma, che hanno scatenato una forte risposta dell’organismo con un’infiammazione che lo ha ucciso.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/militare-morto-dimostrato-rapporto-causa-effetto-vaccino-1949984.html

17. Perché non ricevo le informazioni legalmente necessarie per la scelta

Il “consenso informato” è un consenso a trattamenti sanitari espresso all’interno di una relazione di cura tra medico e paziente, fondato sul diritto per il paziente di ricevere tutte le informazioni relative al trattamento stesso e sul corrispettivo dovere del medico di fornirle in maniera chiara e completa.

La Legge 219 del 2017 ha disciplinato questa materia e ha previsto che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

L’articolo 1, comma 6, della suddetta norma recita così: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale.”

Ogni individuo ha dunque il diritto di scegliere liberamente se sottoporsi ad un trattamento sanitario e quale scegliere, che si parli dell’assunzione di un farmaco, di un vaccino, di un intervento chirurgico, di una visita, di un controllo e/o di un esame medico. La scelta è possibile solamente dopo aver ricevuto – e compreso – tutte le informazioni disponibili: il paziente deve conoscere:

  • tipologia e natura del trattamento
  • le possibili conseguenze
  • il rapporto fra rischi e benefici
  • se esistono alternative

Solo ricevendo adeguate informazioni, egli è in grado di scegliere responsabilmente e consapevolmente. Essere informati ed essere consapevoli ha già una funzione di tutela della salute, infatti in questo modo è possibile sapere come comportarsi prima, durante e dopo il trattamento sanitario e cosa aspettarsi.

Nel caso dei vaccini contro il Covid-19, il paziente non è in grado di sottoscrivere un consenso davvero informato poiché allo stato attuale mancano moltissime informazioni relative al trattamento:

  • non si conosce a fondo l’efficacia dei medicinali a disposizione (punto 2)
  • non si sa quanto duri l’eventuale immunizzazione (punto 2)
  • non si sa se essi siano in grado di bloccare l’infezione oltre che i sintomi (punto 3)
  • non si sa se chi vi si sottopone sia contagioso (punto 3)
  • non si conoscono gli effetti collaterali a medio e lungo termine (punto 7)


Uno studio recente sul consenso informato ha preso in esame proprio questo aspetto, evidenziando che i pazienti sottoposti all’inoculazione del vaccino non dispongono di informazioni adeguate sui rischi di sviluppare una malattia più grave in caso di esposizione a virus, compreso il Covid-19.

Lo studio conclude che il consenso informato del paziente che si sottopone al vaccino Covid attualmente non soddisfa lo standard dell’etica medica.

Fonte: Pubmed, “Divulgazione del consenso informato ai soggetti dello studio sui vaccini a rischio di peggioramento della malattia clinica dei vaccini COVID-19”: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33113270/

Riferimenti e fondamenti normativi

Costituzione della Repubblica italiana

Gli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione, con riferimento al diritto alla salute ed all’inviolabilità del corpo.

  • Art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…”
  • Art. 13: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge…”
  • Art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 29.10.2004 (Carta di Nizza) (2000/C364/01)

La presente Carta è diritto cogente della Comunità Europea, immediatamente applicabile anche in Italia (con disapplicazione del diritto interno contrastante):

Capo 1 Articolo 3: Diritto all’integrità della persona

  1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica
  2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:
    a) il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge (…)

La Dichiarazione universale dell’UNESCO

B. Diritti delle persone interessate Articolo 5 a) La ricerca, il trattamento o la diagnosi relativa al genoma dell’individuo saranno effettuati solo dopo una rigorosa e previa valutazione dei potenziali rischi e benefici che ne possono derivare e nel rispetto di ogni altra richiesta della legislazione nazionale. b) In tutti i casi si dovrà ottenere il consenso previo, libero e informato della persona interessata. Se quest’ultima non è in grado di dare il proprio consenso, si dovrà ottenerne il consenso o l’autorizzazione nei modi prescritti dalla legge, rivolta al maggior interesse della persona

La Carta europea dei diritti del malato

Presentata a Bruxelles il 15 novembre 2002, riporta:

PARTE SECONDA: 14 DIRITTI DEI PAZIENTI

4) Diritto al consenso

Ogni individuo ha il diritto ad accedere a tutte le informazioni che lo possono mettere in grado di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la sua salute.

Queste informazioni sono un prerequisito per ogni procedura e trattamento, ivi compresa la partecipazione alla ricerca scientifica. I fornitori e i professionisti dei servizi sanitari devono dare al paziente tutte le informazioni relative a un trattamento o a una operazione a cui deve sottoporsi. Tale informazione deve comprendere i rischi e i disagi associati, gli effetti collaterali e le alternative. Questa informazione deve essere data con sufficiente anticipo (con un preavviso di almeno 24 ore) per mettere il paziente in condizione di partecipare attivamente alle scelte terapeutiche riguardanti il suo stato di salute. I fornitori e i professionisti dei servizi sanitari devono usare un linguaggio noto al paziente e comunicare con esso in un modo che sia comprensibile anche per le persone sprovviste di una conoscenza tecnica. In tutte le circostanze in cui è previsto che sia un legale rappresentante a dare il consenso informato, il paziente, che sia un minore o un adulto incapace di intendere e di volere, deve essere coinvolto quanto più possibile nelle decisioni che lo/la riguardano.

Il consenso informato di un paziente deve essere ottenuto su queste basi. Un paziente ha il diritto di rifiutare un trattamento o un intervento medico e di cambiare idea durante il trattamento, rifiutando il suo proseguimento. Il paziente ha il diritto di rifiutare di ricevere informazioni circa il suo stato di salute.

5) Diritto alla libera scelta

Ogni individuo ha il diritto di scegliere liberamente tra differenti procedure ed erogatori di trattamenti sanitari sulla base di adeguate informazioni. Il paziente ha il diritto di decidere a quali esami diagnostici e terapie sottoporsi, nonché quali medici di famiglia, specialisti od ospedalieri utilizzare. I servizi sanitari hanno il dovere di garantire questo diritto, fornendo ai pazienti informazioni sui diversi centri e professionisti in grado di garantire un certo

trattamento e sui risultati della loro attività. Essi devono rimuovere ogni tipo di ostacolo che limiti l’esercizio di questo diritto. Un paziente che non ha fiducia nel suo medico ha il diritto di designarne un altro.

Legge n. 210/1992

L’art. 7 della Legge n. 210/1992 recita:

“1. Ai fini della prevenzione delle complicanze causate da vaccinazioni, le unità sanitarie locali predispongono e attuano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, progetti di informazione rivolti alla popolazione e in particolare ai donatori e ai soggetti riceventi materiali biologici umani, alle persone da vaccinare e alle persone a contatto. 2. I progetti di cui al comma 1 assicurano una corretta informazione sull’uso dei vaccini, sui possibili rischi e complicanze, sui metodi di prevenzione e sono prioritariamente rivolti ai genitori, alle scuole ed alle comunità in genere. 3. Le regioni, attraverso le unità sanitarie locali, curano la raccolta dei dati conoscitivi sulle complicanze da vaccino, anche al fine di adeguare a tali dati i progetti di informazione e i metodi di prevenzione.”.

Legge n. 238/1997

L’art. 1, comma 13, della Legge n. 238/1997 (modifiche ed integrazioni alla Legge n. 210/1992, in materia di indennizzo ai soggetti danneggiati da vaccinazioni) prescrive uno specifico obbligo in capo alle istituzioni:

“Alla presente legge sarà data la massima pubblicità a cura degli assessorati alla sanità delle regioni e delle province autonome tramite affissione di copia della medesima presso ogni ufficio delle prefetture e delle aziende unità sanitarie locali competente in materia di invalidi civili, presso ogni caserma militare, presso gli uffici delle aziende unità sanitarie locali competenti in materia di vaccinazioni, presso tutti i consolati all’estero della Repubblica italiana, presso tutti i reparti degli ospedali e delle case di cura private, nonché nei locali adibiti al servizio trasfusionale.”

La Legge n. 145/2001

La Legge n. 145 del 28/03/2001 ratifica la Convenzione di Oviedo in merito alla protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina.

L’art. 4 di detta Convenzione specifica che: “Ogni intervento nel campo della salute, compresa la ricerca, deve essere effettuato nel rispetto delle norme e degli obblighi professionali”. Il successivo art. 5 “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.”.

L’art. 28 inoltre prevede che: “Le Parti di cui alla presente Convenzione vigilano a che le domande fondamentali poste dallo sviluppo della biologia e della medicina siano oggetto di un dibattito pubblico appropriato alla luce, in particolare, delle implicazioni mediche, sociali, economiche, etiche e giuridiche pertinenti, e che le loro possibili applicazioni siano oggetto di consultazioni appropriate.”.

Legge 219/2017

La Legge 22 dicembre 2017, n. 219 all’articolo 1, comma 1 prevede che:

“La presente legge, nel rispetto dei principi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.”

– Va infine precisato che il dovere di informare da parte del medico (ed il diritto di essere informato da parte del paziente) è previsto anche dall’articolo 33 del nuovo codice deontologico medico del 18.5.2014: “Il medico garantisce alla persona assistita o al suo rappresentante legale un’informazione comprensibile ed esaustiva sulla prevenzione, sul percorso diagnostico, sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla terapia e sulle eventuali alternative diagnostico-terapeutiche,

sui prevedibili rischi e complicanze, nonché sui comportamenti che il paziente dovrà osservare nel processo di cura. Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita o del suo rappresentante legale, corrispondendo a ogni richiesta di chiarimento”.

Nuovo Codice deontologico

Articolo 35 del nuovo Codice deontologico afferma che “L’acquisizione del consenso o del dissenso è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile”, stabilisce che “Il medico non intraprende né prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato. Il medico acquisisce, in forma scritta e sottoscritta o con altre modalità di pari efficacia documentale, il consenso o il dissenso del paziente, nei casi previsti dall’ordinamento e dal Codice…”, ricalcando quanto previsto nel precedente Codice deontologico del 2007 e cioè “il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito ed informato del paziente”.

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