La scuola è morta

La scuola è morta, non dà segni di vitalità, presa in ostaggio dalla paura e dall’inerzia rimane ancorata su vecchi schemi che finiscono per imprigionare i ragazzi e renderli sempre più indifesi.  La comunità della scuola ha alzato bandiera bianca.  Si è arresa ai diktat della cattiva politica senza protestare, segno dell’evidente stato catatonico in cui versa.

Nessun vaccino la potrà salvare. Stacchiamo la spina alla DAD. Questa scuola distanziata ed imbavagliata è morta.

La politica continua a rimanere separata dalle reali necessità del cittadino.  Non ascolta la voce del popolo e si orna di comitati tecnico-scientifici, mentre la voce di specialisti indipendenti del settore con lunga esperienza alle spalle suggeriscono altro rispetto alle scelte del governo.

È passato un anno dalla chiusura di un Paese, l’Italia, e oggi ci ritroviamo nelle stesse condizioni con le stesse privazioni, nonostante sia stato messo in pratica tutto quello che è stato richiesto:  dispositivi di protezione individuale, distanziamento sociale, gel mani. Tutti strumenti e pratiche che si sono rivelati inutili.

Non crediamo davvero che sia colpa di quei pochi cittadini che girano senza mascherina, piuttosto cominciamo a farci delle serie domande sulla pratica della vaccinazione che vede tra i primi chiamati a questo illusorio senso civico la classe medica e la classe insegnante.  Loro subito rientrano in servizio manifestando i primi sintomi da reazione avversa alla “vaccinazione”.

Nel Corriere della sera del 22 marzo 2021 un articolo intitolato “Scuola in presenza, ricerca sui dati di 7,3 milioni di studenti: stare in classe non spinge la curva della pandemia“ di Elisabetta Andreis, porta all’attenzione l’evidente non correlazione tra la presenza in scuola dei ragazzi e la crescita della curva statistica dei casi di Covid, relativamente all’autunno scorso.  Un’altra conferma del fatto che la cosiddetta pandemia non viene provocata dall’utilizzo degli ambienti scolastici.

Ancora nel Corriere della sera del 13 gennaio 2021 un articolo di Daniele Novara intitolato “Scuole superiori chiuse, Daniele Novara denuncia i danni della DAD” viene lanciato un allarme a tutela della salute psicofisica dei ragazzi costretti alla scuola digitale.

Educazione e istruzione oggi

Siamo una società malata, incapace di educare!

Educare è un’arte, che deve per prima cosa interessare la persona adulta, genitore educatore o insegnante che sia. Deve trovare sinergia tra le persone coinvolte, non certo in un patto di corresponsabilità, ma deve trovare un luogo interiore che precede le nostre azioni volte a creare un ponte con il futuro. Quando siete in presenza di un bambino siete in presenza del futuro, futuro oggi rinchiuso e dimenticato.

Siamo sospinti in ritmi frenetici che accettiamo. La scuola è avvolta da burocrazia e programmi al quale attenersi, poco dedita all’apprendimento della vita e i genitori corrono tra lavoro e casa, con unico mezzo come ponte di comunicazione la tecnologia. Questa si è sostituita illusoriamente ai nostri rapporti interpersonali facendoci credere nella falsità della vicinanza e del tempo guadagnato per studiare, per comunicare, per acquistare, ma la realtà è che la tecnologia ha letteralmente ingolfato le nostre menti di materiale, che non abbiamo compreso, dimenticando che per studiare occorre tempo, per comprendere, per collegare eventi e avvenimenti significativi, per parlare con una persona occorre ascoltare e comprendere l’altro nel suo bisogno e nelle sue necessità.

La DAD ( didattica a distanza x la scuola dell’obbligo)  e la LEAD ( legami educativi a distanza per l’infanzia) sono fallimenti della nostra società.  Non mancano le denunce di pedagogisti e psicologi.  Da tempo si conoscono gli effetti di un utilizzo sconsiderato della tecnologia sui più giovani, ma abbiamo continuato  a fare orecchie da mercante.

Spesso ci ritroviamo a vivere la nostra vita paralizzati sotto minaccia, in particolare in questo momento storico e sociale, che di per sé aveva già da tempo anticipato la sua venuta a piccole dosi ma significative.

La cosa più disarmante è che accettiamo di vivere questo ricatto come l’unica possibilità di vita. Ma la vita offre sempre un’alternativa, non ti sottrae dalle tue responsabilità, sei chiamato a trovare una via e costruire nel rispetto della vita di cui sei parte.  Questo può essere riconosciuto tramite l’educazione e in particolare attraverso l’ascolto.  Invece noi non vogliamo problemi, tanto che la scuola si è barricata dietro una montagna di burocrazia e i genitori dietro le loro assenze spesso si mostrano con un “pugno di ferro o con il portafoglio in mano”.  Non c’è una via di mezzo, non c’è volontà ad essere partecipi alla vita.

Saremo chiamati ad Essere presto, non possiamo sostituire l’apprendimento con un computer, senza confronto tra coetanei e insegnanti. Non possiamo pretendere che il vaccino o qualsiasi farmaco miracoloso si sostituisca alla nostra salute. È nostra responsabilità Essere in salute e desiderare di conoscere.

Il vero sacrificio per imparare

Stiamo continuando a  togliere “ostacoli” ai nostri figli, che siano disagi a scuola o condizioni di salute, siamo nati per far fronte e cercare da noi le soluzioni e le risorse, di guarigione e crescita, affrontandole!  Bisogna fare fatica per imparare, occorre fare un’esperienza anche impegnativa, per produrre un cambiamento, una crescita.

Le difficoltà affrontate e superate sono una sorta di iniziazione alla vita, che ci fanno sentire maggiore sicurezza in noi stessi, così ne parla anche Anna Grazia Fiorani in molti articoli della rubrica “Educare per la Consapevolezza”, che potete ascoltare attraverso la radio True humans Radio.

La società in cui viviamo ha confuso, in nome di stereotipi obsoleti, il bene e il male, non è in grado di riconoscere se stessa, la pulsione vitale, come può cercare di costruire armonia nella vita? E infatti la prima cosa ad essere penalizzata è stata proprio l’infanzia e l’adolescenza, sacrificata e relegata in casa in nome di un senso civico. Abbiamo scelto ancora Barabba: sacrificare il bene la vita che cresce per favorire la morte. tanto che anche l’ultima generazione che ha vissuto di stenti durante la guerra o subito dopo, si sente sotto ricatto, se ti vaccini torni a vivere, altrimenti “non tornerai mai alla normalità”.  Non crediamo sia la via. DAD non signifca scuola, e a distanza di un anno, cambia il panteon dei ministri ma non cambia l’essenza di un progetto che ci vuole impotenti e disarmati.  Gli insegnanti non trovano più ispirazione e motivazione per andare avanti in questo modo e tanti rinunciano ad un lavoro perché non è più il loro.

Non cediamo a questa vergogna

Dobbiamo ricordare chi siamo e accordarci sulla conoscenza della vita volta al rispetto e non al giudizio, volta alla ricerca della verità come capacità di discriminare nella vita e così scegliere la vita.

Diamo fiducia al nostro futuro. Ricostruiamo una nuova scuola. Tocca a noi. Ripartiamo dall’educare i bambini al contatto, allo stare insieme, al gioire insieme agli altri, allo spirito critico. Togliamoli la mascherina, facciamoli evadere dalla prigione di plexiglass in cui li abbiamo relegati accondiscendendo alle folli disposizioni dei dpcm. Ridiamogli una vita decente. Dipende da noi.

Viva la scuola che non ha paura. Viva la scuola che accoglie, valorizza le differenze ed educa al rispetto di sé stessi e degli altri. Viva la scuola che ha la dignità di riconoscersi maestra di vita.


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