The Lancet e The British Medical Journal smontano la campagna per vaccinare ragazzi e bimbi

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C’è voluta la morte della speranzosa e chiara diciottenne Camilla Canepa per far ripiombare  gli Italiani nella paura della vaccinazione.

Una campagna vaccinatoria che procede a ritmi forsennati per raggiungere l’immunità di gregge, ignorando le condizioni individuali di ciascuno e soprattutto facendo spallucce ai dati che prestigiose riviste scientifiche e titolati studiosi sciorinano affinché si possa agire in sicurezza e su dati certi. Nel dubbio astieniti, recita un vecchio adagio; in medicina è il principio della precauzione. La promessa di un” pass” per una tonificante e spensierata estate, finalmente liberi di uscire e potersi incontrare, ha spinto i giovani ad accorrere festosi e fiduciosi agli “open day” della vaccinazione.  

Ma la diagnosi di trombosi al seno cavernoso della ragazza  diciottenne di Sestri Levante che il 25 maggio, vaccinata con Astrazeneca e che, ricoverata subito dopo in ospedale non ce l’ha fatta, sembra aver riportato tutti ad un ripensamento non garibaldino, ma clinico-scientifico sull’uso dei vaccini riguardo determinate fasce d’età.

La sciagurata morte di Camilla costringe gli esperti a valutare la bilancia dei rischi e dei benefici. Già si sapeva che questa valutazione cambia in modo radicale in base all’età. Né un giovane né tantomeno un bambino che soppesasse le probabilità di morire di Covid-19 con quelle di subire reazioni avverse dovute al vaccino, dovrebbe propendere per farsi vaccinare.

A dirlo è la nota rivista scientifica inglese The Lancet che il 19 aprile ha pubblicato uno studio dal significativo titolo: “Immunità di gregge per il Covid-19 attraverso la vaccinazione: i bambini devono stare nel gregge?”.

Nell’articolo il pediatra Stephen Obaro, professore presso l’Università del Nebraska scrive che : ”Solo il 7 per cento dei bambini di età inferiore ai 18 anni con malattia grave ha richiesto cure intensive mentre il 53 per cento degli adulti nelle stesse condizioni ha richiesto cure intensive.  L’incidenza ragionevolmente bassa di Covid-19 nella popolazione generale dei bambini”, scrive Obaro,” pone importanti enigmi immunologici, etici ed economici e richiede un attento esame prima della distribuzione di qualsiasi vaccino.

“Gli attuali vaccini autorizzati per l’uso in emergenza non hanno una sicurezza o un profilo d’immunogenicità nei bambini”, prosegue il docente. “Ci sono poche prove d’infezione secondaria dai bambini agli altri”.

Eticamente lo studio è lapidario per ciò che riguarda la vaccinazione dei bambini che porterebbe, secondo lo studio “benefici minimi ai riceventi, nessun beneficio per il pubblico e rischi a lungo termine per i destinatari”.

Gli fa eco lo studio pubblicato sul The British Medical Journal, nel quale si legge che “La gravità del Covid sotto i 12 anni è simile a quella dell’influenza e poiché le risorse sanitarie sono limitate, vaccinare i bambini non sembra una priorità”.

C’è da puntualizzare che il 10 giugno il Comitato permanente tedesco sui vaccini ha limitato il vaccino Pfizer-Biontech solo a bambini ed adolescenti con preesistenti gravi condizioni.

Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore del prestigioso Istituto Mario Negri, come si ricorderà, aveva tempo addietro affermato che più si scende con l’età e meno ci si ammala di Covid e che per i giovanissimi i rischi legati al vaccino, pur contenuti statisticamente, diventano superiori a quelli della malattia.  Il 25  marzo 2021 presso la Fondazione italiana Hume, diretta da Luca Ricolfi e Mario Menichella, riferendosi a noti stuti statunitensi sui due vaccini a mRna come quelli della Pfizer e Moderna, si era stimato essere 25 anni l’età al di sotto della quale il gioco rischi-benefici non vale la candela. C’è da aggiungere che l’Ema, Agenzia europea del farmaco,  aveva posto l’asticella costi-benefici a 30 anni. L’Ema si era concentrata su Astrazeneca ,un vaccino a vettore virale, costruito con un criterio diverso rispetto a quelli ad mRna.

L’agenzia allertava le Autorità sul rischio di morte per trombosi ma questi esperti, che si pavoneggiano nelle trasmissioni televisive, ed hanno le certezze che evaporano davanti alle evidenze, leggono le riviste scientifiche? Hanno una preparazione tecnico-clinica che permetta loro di potersi confrontare con scienza e non con opinioni, con studiosi, scienziati e premi Nobel?

Le parole stanno a zero. Non ci si stancherà  mai di ripeterlo.

La scienza non è qualunquismo, ma è la ricerca della verità.

Il criterio della scienza è il “vero” ed il “falso”, non il “sono convinto” o “non sono convinto”. E’ il problema che i Greci avevano individuato come la differenza tra la “doxa” (opinione) e l’”episteme” (conoscenza). Quindi, in scienza, i nostri giudizi devono basarsi sulle cose provate. Non possono esserci due teorie in contrasto: questa è la grande lezione galileiana della scienza sperimentale. La terapia non è garantita dalla certezza dei risultati ma dalla mancanza di effetti collaterali. Per tutte le terapie in cui le prove scientifiche siano insufficienti non conclusive o incerte vale il principio di precauzione.

Ricordare in questi giorni drammatici il caso della talidomide, farmaco sedativo, anti-nausea ed ipnotico che somministrato alle donne gravide, dava alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti quali l’amelìa (assenza degli arti) o vari gradi di focomelìa (riduzione delle ossa lunghe degli arti) non significa essere “no vax”, non significa essere contro la scienza.  “L’unico obbligo sui vaccini”, sostiene il professor Girolamo Sirchia, medico, ministro della Salute del secondo governo Berlusconi, dal 2001 al 2005,” deve essere la trasparenza. I cittadini vanno informati non insultati dai tifosi ridicoli della curva”.

Esiste un consenso informato. Il medico vaccinatore di Camilla ha raccolto un’anamnesi che perlomeno gli avrebbe instillato il dubbio della cautela? Saranno gli Organi competenti per legge a chiarire il tutto.

Ci sono tante domande cui il cittadino ha diritto ad una risposta. Nel prossimo articolo tratteremo tutto ciò.

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