Libertà di scelta e autodeterminazione

| Giorgio Crucitti |
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Ormai sempre più persone sentono la necessità di salvaguardare questi importanti valori e questo ha fatto nascere differenti movimenti di aggregazione che condividono questa necessità senza condizioni.

Ma ci siamo mai chiesti cosa siano realmente l’autodeterminazione e la libertà di scelta?

Il vocabolario Treccani definisce l’autodeterminazione come “l’atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge, indipendentemente da cause che non sono in suo potere”.

A questo punto possiamo farci una serie di domande come per esempio:

  • cosa si intende con “la propria legge”?
  • se ognuno segue la propria legge non ci sarebbe il caos totale?
  • questi sono soltanto concetti astratti relegati alle scienze umanistiche e alla giurisprudenza o hanno qualche fondamento di altra natura?

Non voglio parlarne in termini giuridici perché non è il mio campo e non saprei parlarne meglio di molti altri che già lo fanno ma soprattutto perché l’autodeterminazione e la capacità di poter scegliere liberamente non sono soltanto sovrastrutture giuridiche ma sono delle funzioni biologiche di cui ognuno di noi è dotato in quanto “essere umano”.

Del resto la giurisprudenza e le scienze umanistiche non hanno fatto altro che dare diritto di esistenza a qualcosa che la natura aveva già scritto per noi e che però abbiamo dimenticato di avere.

Purtroppo ormai lì fuori sono sempre più forti le tendenze a calpestare questi valori fondamentali per l’individuazione umana.

Pochi sanno che per l’essere umano l’autodeterminazione rappresenta una pulsione che, come tale, ha basi biologiche e fisiologiche. Viene quindi trasmessa attraverso la filogenesi e si rivela innata ed intrinseca al fatto di essere vivi come lo è per esempio la pulsione ad alimentarsi, a riprodursi o a mantenere la propria salute o il proprio equilibrio psico-fisico.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché, se per tutti è evidente quanto sia dannoso per l’individuo inibire o ignorare la pulsione della fame o della riproduzione, non sono così evidenti le conseguenze dannose della frustrazione della libertà di scelta. Reprimere od ostacolare tale pulsione è come costruire una bomba ad orologeria.

La sensazione di non potercela fare a sopravvivere se non si ha un lavoro da dipendente è  solo uno degli esempi che dimostrano quanto forte è stata la perdita della propria capacità di autodeterminazione e libera scelta a livello collettivo.

Viviamo in una profonda illusione perché siamo convinti di poter scegliere, di poterci autodeterminare e decidere quello che vogliamo. Ciò che noi confondiamo con la libertà di scelta in realtà è la possibilità di scegliere tra un ventaglio di offerte già decise da qualcun altro sopra di noi e da cui dipende la nostra vita.

Viviamo in quella che si chiama “illusione di alternativa”, come nel caso in cui qualcuno ci chiedesse in quale gabbia scegliamo di vivere quando in realtà vorremmo vivere liberi. Questo è molto differente dalla libertà di scegliere e decidere di ottenere ciò che veramente vogliamo per noi stessi cioè secondo “la nostra legge”.

Questa illusione di alternativa può sembrare una prigione dorata che però negli ultimi anni sta diventando sempre meno piacevole perché le sue dimensioni si stanno restringendo sempre di più.

E’ interessante notare il fatto che questa continua riduzione dello spazio vitale sta facendo maturare in un numero crescente di persone la consapevolezza di questa perdita e, se fino a poco tempo fa ci davano la caramella dolce fatta di abbondanza di beni materiali e cibo per non farci essere consapevoli della nostra parte viva a cui abbiamo rinunciato e non farci rendere conto di aver fatto un patto con il diavolo, oggi stanno utilizzando il meccanismo  della paura per essere sicuri di spegnere definitivamente ogni naturale tendenza all’espansione di questa consapevolezza.

Ci hanno messo davanti ad un bivio: o scegliamo la libertà di manifestare la nostra legge o la salute.

Vogliono farci credere che per continuare a mantenere la salute dobbiamo rinunciare per sempre alla capacità di autodeterminazione e di libera scelta.

Improvvisamente ci troviamo immersi in modello di realtà “non naturale” in cui non c’è più spazio sia per l’autodeterminazione e la libertà di scelta che per la salute.

Improvvisamente ci troviamo costretti a dover scegliere tra due aspetti biologici intrinseci alla nostra natura di essere umano.

È come trovarsi in brutto incubo in cui si è costretti per esempio a dover scegliere tra mangiare o bere o chi uccidere tra due figli o se rimanere in carcere per non ammalarsi o fuori dal carcere rischiando la salute.

E’ palese per chiunque abbia conservato anche un solo briciolo di intelletto che questo non ha nulla a che fare con la natura della vita.

E’ qualcosa di diverso, di estraneo che vuole soggiogare la forza della vita intrinseca ad ogni essere umano.

La perdita di consapevolezza della tendenza innata all’autodeterminazione e alla libertà di scelta è strettamente correlata con il livello di percezione che abbiamo di noi stessi e della realtà.

Un’antica storia racconta che un giorno il Re e la sua Regina decisero di passare una giornata al mare. Allora il Re interpellò il suo meteorologo di fiducia noto in tutto il reame per i suoi innumerevoli titoli ed il suo lungo curriculum. Questo, rintanato nel suo ufficio senza neanche guardare fuori dalla finestra e fatti i suoi calcoli secondo complessi ed avanzati algoritmi, assicurò al Re che la giornata sarebbe stata splendida e caldissima, ideale per una giornata al mare.

Durante il viaggio la coppia incontrò un contadino con il suo asino il quale chiese al Re dove fosse diretto e rimase stupìto quando apprese che stavano andando a fare una gita al mare.

“Sua Maestà, non lo sa che sta per arrivare un brutto temporale?” replicò il contadino.

Il Re, rispose con ilarità che si stava sbagliando perché il suo blasonato e ben remunerato meteorologo gli aveva assicurato il contrario.

I due si salutarono e continuarono ognuno per la propria strada.

Ma appena arrivati al mare il Re e la Regina dovettero correre subito indietro perché effettivamente in pochi minuti il sole cocente lasciò il posto ad una fitta coltre di nubi, vento e pioggia.

La sua furia era enorme e appena tornato al castello per prima cosa licenziò il meteorologo e poi ordinò ai suoi ministri di rintracciare subito quel contadino.  

Appena l’uomo si presentò davanti al Re costui gli chiese di diventare il suo meteorologo personale a qualsiasi prezzo vista la bravura che aveva dimostrato.

Il contadino, con molta tranquillità, rifiutò l’offerta dicendo di non essere affatto portato per quel mestiere e di non avere nessuna abilità per poterlo fare.

Allora il re ancora più stupìto gli chiese come avesse fatto a prevedere quel fenomeno in modo cosi preciso.

Lui rispose che l’unica cosa che aveva fatto era stata quella di osservare con fiducia il suo asino perché sapeva che ogni volta che stava per arrivare il temporale lui abbassava le orecchie.

Oggi è opinione diffusa pensare che la mente sia soltanto quella associata al cervello cranico, la cosiddetta “mente cognitiva”, la mente attraverso cui ragioniamo e pensiamo coscientemente. Questo ci induce a credere che il rapporto tra noi e l’ambiente è mediato soltanto dai cinque sensi ed in questa visione il corpo è relegato in basso e paragonato ad una sorta di macchina elettro-chimica. Questa visione dell’essere umano è sicuramente  incompleta e ci ha portati a manipolare il nostro organismo e a intossicarlo con una miriade di sostanze estranee quasi come se non ci appartenesse.

Pochi sanno che le interazioni con l’ambiente avvengono dapprima attraverso quella che viene chiamata “mente somatica”, una sorta di intelligenza naturale di cui è dotata ogni cellula del nostro corpo già dal concepimento.

E’ una sorta di “sensibilità somatica” agli innumerevoli stimoli ambientali e interni che ognuno di noi possiede.

E’ attraverso questa intelligenza somatica che noi regoliamo la percezione dell’ambiente secondo un registro analogico di tipo piacevole/spiacevole grazie alla presenza del cervello neuro-gastroenterico.

Quest’ultimo è rappresentato da una fitta rete di neuroni disposti all’interno della parete del tubo digestivo ed è paragonabile ad una sorta di potente sensore che in ogni istante ci informa sull’impatto che l’ambiente esterno e i pensieri che facciamo hanno sulla nostra identità e sulla nostra struttura somatica attraverso una sensazione di piacere o di spiacevolezza.

Quindi qualsiasi variazione ambientale attorno a noi e nella nostra mente impatta sui neuroni del cervello enterico e da questo scaturisce un’informazione che possiamo percepire all’istante come una sottile sensazione somatica piacevole o spiacevole e che in modo inequivocabile e sempre esatto ci indica la strada più utile da seguire, la cosa più utile da fare, il cibo più utile da mangiare in quel momento ecc…

È importante osservare che quest’informazione ci indica la strada più utile, il cibo più utile o quant’altro più utile per noi e non per altri e soprattutto ci indica la strada o la cosa più utile e non quella più giusta. 

La biologia non segue nessuna morale, segue soltanto la strada dell’utilitarismo funzionale.

Fare la cosa giusta significa fare qualcosa che rispetti principi socio-culturali imposti da sovrastrutture esterne, fare la cosa più utile significa fare qualcosa che rispetti e faccia evolvere la nostra identità di natura.

Ogni individuo diventa e si percepisce reale attivo e quindi realmente autodeterminato nella misura in cui si identifica e agisce la pulsione derivante dalla sua identità di natura.

L’identità di natura è “la propria legge”.

Quando parlo di questi aspetti molte persone mi dicono che un tale approccio alla vita anche se conforme alla natura individuale porterebbe verso la distruzione e il conflitto della società perché ognuno penserebbe in modo egoistico solo a stesso senza curarsi più degli altri.

In realtà questo non può accadere perché nel momento in cui l’essere umano si identifica con la sua identità di natura e la agisce non desidera più ciò che è di un altro ma solo ciò che gli appartiene secondo la sua natura. Non ha nessuna pulsione ad entrare in conflitto con gli altri per appropriarsi di qualcosa che non è suo.

Allora autodeterminazione significa prima di tutto recuperare la consapevolezza di possedere un sistema di riferimento interno di natura, una legge interna (la cui corrispondenza biologica può essere identificata con la funzione del cervello neuro-gastro-enterico).

In secondo luogo autodeterminazione significa libertà di poter fare azioni congruenti alla propria identità di natura.

Per concludere voglio sottolineare ulteriormente un concetto importante: l’autodeterminazione non è qualcosa che ci viene concessa dallo Stato ma è una tendenza vitale innata in ognuno di noi ed in quanto tale abbiamo il dovere di difenderla e farla rispettare.

Dott. Giorgio Crucitti

Specialista in Chirurgia Toracica,
Perfezionamento in Medicina Funzionale, Medicina Biointegrata, Medicina Ambientale e Neuralterapia,
Membro del Gruppo Salute M3V

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