Parla il Gruppo Scuola, Educazione, Famiglia del Movimento 3V

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Stiamo vivendo un particolare periodo, difficoltoso anche a causa di continui cambiamenti dei nostri stili di vita. Fra tutte le categorie sociali sotto pressione non possiamo sottovalutare la condizione delle famiglie, dei bambini e dei ragazzi, già così sensibili nella loro fase di crescita e formazione, e quella di tutti coloro che si occupano di questa fascia di popolazione, come insegnanti, educatori ecc.

Il Gruppo Scuola Educazione Famiglia del Movimento 3V si compone di una ventina fra insegnanti, educatori, psicoterapeuti e genitori.
Questo gruppo di lavoro, vuole mettere in luce la situazione attuale in cui ci troviamo, cercando di fare chiarezza e sottolineando sia i temi più urgenti e immediati, sia le difficoltà che nascono nel passato e le tendenze distruttive che caratterizzano il mondo della scuola, dell’educazione e della cura dell’infanzia.

Parlando di educazione, scuola e famiglia si possono identificare alcuni fondamentali problemi:

  • Le indicazioni per il rientro a scuola a settembre con mascherina, didattica a distanza e distanziamento sociale non si avvicinano ai principi di inclusione e rispetto della persona che la scuola sta cercando di raggiungere e rappresentano una soluzione irrealistica quindi contraria alla natura umana, soprattutto nei confronti dei bambini quale categoria sociale più vulnerabile, e ancor di più nei confronti dei bambini con bisogni educativi speciali (BES). Non si tiene affatto conto dei riflessi psicologici e psicosociali che queste contromisure avranno inevitabilmente sugli studenti, soprattutto quelli della scuola primaria, con particolare riferimento alle difficoltà di socializzazione e all’impronta ossessivo-compulsiva che tutto ciò potrà imprimere a breve e a lungo termine, andando così ad inficiare il buon procedere del processo evolutivo.
  • Non vi è chiarezza sulla responsabilità dell’uso dei dispositivi individuali e delle conseguenze del distanziamento sociale.
    Secondo uno studio realizzato durante il lockdown dell’Irccs Eugenio Medea-La Nostra Famiglia ( https://emedea.it covid e distanziamento sociale) su 1.500 famiglie in tutta Italia con bambini tra 0 e 6 anni con disabilità, si è evidenziato un aumento di comportamenti problematici in 1 bambino su 3 legati all’attenzione, all’aggressività, all’ansia e alla depressione.
    Quindi dobbiamo a maggior ragione prendere in considerazione l’ulteriore disagio che sta emergendo, non dimenticando anche che esiste una legge (la n. 104) che sancisce il principio dell’integrazione nell’ambito dei diritti di cittadinanza al benessere per tutte le persone con bisogni speciali. La scuola è per tutti e tutti devono sentirsi accolti e sostenuti insieme e non divisi.  
  • I lavoratori nell’ambito scolastico ed educativo si ritrovano a una scelta drastica:  adottare delle misure non coerenti o perdere il posto di lavoro.
  • Dal punto di vista degli insegnanti la funzione pedagogica è carente;  la mancanza di formazione professionale propriamente detta coinvolge del resto molte se non tutte le categorie professionali nel nostro Paese. Molto spesso gli insegnanti sono costretti a ricorrere ad alternative di formazione non ufficiali, perché non sostenuti dalle istituzioni nello svolgere la loro professione.  Inoltre manca un metodo didattico fondato su basi scientifiche di natura psico-neuro-biologica.
  • Anche dal punto di vista dei genitori l’elemento pedagogico risente di uno storico pregresso fatto di continui permessi a causa dell’incapacità di dire “no” ai figli;  i genitori, per sopperire al poco tempo trascorso insieme, ricorrono spesso a calmanti telematici, piuttosto che ascoltare i bisogni dei figli.  Di conseguenza il valore educativo dei genitori è marginale e collegato solamente ai bisogni primari fisiologici dei bambini.
  • La genitorialità e la funzione educativa e istruttiva vengono continuamente scisse e questa separatività diventa quasi una competizione fra le istituzioni e le famiglie, le prime titolate per non si sa per quale motivo a sostituire le famiglie nella cura dei figli, le seconde svuotate delle loro funzioni e caratteristiche naturali.  La tendenza è grave.  Lo Stato dovrebbe incoraggiare le sane pratiche di cura all’interno dei contesti già predisposti a questo scopo dalla costituzione e dalla natura: la famiglia, fornendo aiuto nei casi di difficoltà.  Invece si favoriscono i nidi e tutti i possibili enti di educazione, mentre l’istruzione parentale come possibilità non è spesso nemmeno conosciuta.
  • Invece che ottenere sostegno, nelle situazioni di maggiore fragilità socio-economica-culturale, facendo riferimento all’istituto dell’affido e in violazione delle leggi vigenti (184/1983 e segg.), esiste da oltre vent’anni un sistema molto potente che sottrae i bambini alle loro famiglie (vedi il caso chiamato “Veleno”, l’inchiesta su Bibbiano conclusasi circa 6 mesi fa con 26 incriminazioni per 108 gravi capi di accusa di cui i media non hanno parlato). Viceversa esistono situazioni in cui, per mancanza di fondi o per altri motivi, molti bambini vengono lasciati in situazioni di disagio, abbandono o violenza familiare.
  • Nel tempo non si è mai investito nelle strutture scolastiche che ospitano i bambini, così ci ritroviamo con molte scuole fatiscenti, sovraffollate, sporche, non in regola con i piani antisismici.
  • Per quanto riguarda poi il proliferare dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) si tende a lucrare (vedi i sempre più numerosi centri diagnostici) piuttosto che fornire una soluzione che deve necessariamente venire dalla corretta rilevazione delle radici del problema. Si tende a parlare di basi genetiche (vedi le teorie eziopatogenetiche di natura psicobiologica e neuropsicologica) limitandosi a strumenti compensativi e dispensativi che non risolvono il problema nella sua essenza, ottenendo però la sua psichiatrizzazione attraverso la diagnosi che rappresenta (differentemente da quanto accade in ambito medico) uno stigma sociale, procedendo così verso la logica propria dell’intervento farmacologico.

Cerchiamo un confronto tra genitori e insegnanti, promuoviamo una riflessione, per creare chiarezza e consapevolezza su questi temi, per dare informazioni e supporto per la libera scelta delle famiglie, anche a favore dell’istruzione parentale, per agevolare la vocazione dell’insegnamento, aiutare nella formazione degli insegnanti, sostenere l’autodeterminazione dei singoli e delle famiglie e riaffermare la nostra umanità.

Gruppo Scuola Educazione Famiglia M3V

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