Perchè tu docente non puoi insegnare

Il Ministero dell’Istruzione ha spiegato perché alcuni docenti non possono entrare nelle aule scolastiche, anche ora che sono stati riammessi al lavoro. Quello che emerge è molto sconfortante.

Parliamo dei docenti che erano stati sospesi durante l’anno scolastico perché non sottoposti alla cosiddetta vaccinazione anti-covid. A loro ora non è permesso tornare nelle aule scolastiche per insegnare ai propri studenti; dovranno ricoprire altri ruoli e saranno comunque sostituiti in aula da supplenti.

Ci vengono riportate le motivazioni di questa scelta politica, fra cui “la rilevanza della figura del docente nella comunità educante”, la “coerenza”, il “segnale diseducativo” che una scelta diversa potrebbe comportare, e altre simili giustificazioni.

Si può leggere l’intero comunicato del Ministero dell’Istruzione nell’articolo intitolato “Docenti non vaccinati, Bianchi: Il rientro in classe sarebbe stato segnale diseducativo” uscito il 30 marzo 2022 su Orizzontescuola.

Dunque, vogliamo riflettere sul concetto di Educazione, su cui lo stesso Ministero intende fare leva?

Educare significa tirar fuori, estrarre, guidare accompagnando. Come Socrate ci ha insegnato e ancora evidentemente non abbiamo imparato: il dialogo maieutico, il “so di non sapere”…

Non solo Socrate ci aiuta con le sue parole, anche il Ministero dell’Istruzione stesso, nelle Indicazioni Nazionali del Curriculum del 2012 dichiarava:

“La scuola italiana sviluppa la propria azione educativa in coerenza con i principi dell’inclusione delle persone e dell’integrazione delle culture, considerando l’accoglienza della diversità un valore irrinunciabile” (Indicazioni Nazionali 2012).

Oggi invece il Ministero storpia questi valori, da esso stesso sanciti.
Parla in modo vago di una “speciale rilevanza che la figura del docente ricopre all’interno della comunità educante”. Ci lascia intendere che “il principio di responsabilità del docente dinanzi all’alunno” equivalga ad una mera obbedienza. Chi non si abbassa a questa modalità esecutoria, paga il prezzo del ricatto perdendo il lavoro. Infine, non spiega in modo esplicito quale sia il ruolo che si sta veramente prospettando per l’insegnante finalmente riammesso nella scuola.

Qual è il ruolo di un insegnante?

Ci chiediamo: quali ruoli verranno effettivamente ricoperti dai docenti riammessi al lavoro, ma non ammessi nelle aule? Come si riempirà il loro orario di lavoro? Con riunioni di valutazione e programmazione per delle classi che nemmeno si possono vedere e conoscere in prima persona?  Queste sono responsabilità che dovrebbero già essere portate avanti dai supplenti assunti ad hoc.  

Eppure leggiamo ancora nelle Indicazioni Nazionali del Curriculum:

“Ogni scuola vive e opera come comunità nella quale cooperano studenti, docenti e genitori. Al suo interno assume particolare rilievo la comunità professionale dei docenti che, valorizzando la libertà, l’iniziativa e la collaborazione di tutti, si impegna a riconoscere al proprio interno le differenti capacità, sensibilità e competenze, a farle agire in sinergia, a negoziare in modo proficuo le diversità e gli eventuali conflitti per costruire un progetto di scuola partendo dalle Indicazioni nazionali”. (Indicazioni Nazionali 2012)

Il ruolo di un’insegnante dovrebbe tendere all’acquisizione del pensiero critico da parte dei propri studenti; gli stessi studenti che dovrebbero procedere per tentativi ed errori e accrescere il loro sapere potendo considerare i differenti punti di vista a disposizione di chi voglia aumentare le proprie conoscenze. Ora dove è stata relegata questa competenza? In un mero appiattimento dell’apprendimento che, spesso, si limita alla conoscenza di ciò che i libri di testo riportano nelle loro pagine.

Quale insegnamento si vuole dare, invece, in questo momento? Un insegnamento che impedisce di dissentire, che fa di tutto per appiattire il pensiero creativo volto ad un reale apprendimento: quello che si basa sul porsi dei dubbi e cercare delle soluzioni ai problemi che ogni giorno l’apprendimento e la vita ci propongono.

In questo momento il Ministero vuole solo fare pace con il fatto che non ha nemmeno erogato l’assegno alimentare agli insegnanti sospesi, e così ora concede loro un posto di lavoro, ma non una mansione. E contemporaneamente assume altro personale per sostituire gli insegnanti nelle aule, sfruttando il cosiddetto “fondo per la valorizzazione dei docenti”. Se questa non è una contraddizione…

Cosa è educativo in una scuola?

Nelle Indicazioni Nazionali del Curriculum del 2012 il Ministero scrive:

“La presenza di comunità scolastiche, impegnate nel proprio compito, rappresenta un presidio per la vita democratica e civile perché fa di ogni scuola un luogo aperto, alle famiglie e ad ogni componente della società, che promuove la riflessione sui contenuti e sui modi dell’apprendimento, sulla funzione adulta e le sfide educative del nostro tempo, sul posto decisivo della conoscenza per lo sviluppo economico, rafforzando la tenuta etica e la coesione sociale del Paese”. (Indicazioni Nazionali 2012)

Sembra invece che avere dei dubbi oggi sia considerato diseducativo. Creare un pensiero critico è diverso da educare? Non era già compreso ed apprezzato il motto di Cartesio: “Cogito ergo sum”? Il dubbio, già secondo Cartesio, è alla base della vera conoscenza, perché solo mettendo in discussione le vecchie conoscenze si può arrivare ad un principio resistente ad ogni dubbio, un principio solido che può diventare la base per le altre conoscenze.

Oggi siamo di fronte, al contrario, ad una massificazione del pensiero. Sempre meno persone leggono, si informano. I tempi di lettura, spesso, non vanno oltre i titoli da prima pagina. A chi giova tutto questo? È davvero trascurabile la ricerca di una pluralità d’informazione? Siamo davvero sicuri di voler rinunciare ad utilizzare una criticità di pensiero per avere in cambio un lasciapassare per poter stare in una “gabbia dorata”? 

Infine, quando da un lato ci ridanno il posto di lavoro perché “è finita l’emergenza sanitaria” e dall’altro lato ci dicono che però non potremo rientrare nelle aule con gli alunni perché dobbiamo proteggere la loro salute, è doveroso chiedersi dove sia il discrimine.

È davvero per quel motivo che si escludono gli insegnanti non vaccinati dalle aule?

Questo atteggiamento cosa produce?

Questo atteggiamento cosa produce? Spendiamo i fondi statali in campagne per contrastare il bullismo fra i ragazzi e favorire l’inclusione in tutte le salse, ma il modello proposto dal Governo è il medesimo: un modello altamente pericoloso, improntato sul bullismo e sulla discriminazione di chi non si adegua alle regole. Regole certamente discutibili.

Infine è accaduto quanto non ci si aspetterebbe mai in un luogo di educazione: ci siamo ritrovati con i docenti di serie A e i docenti di serie B.

Ad ogni modo, come scrive oggi la Professoressa Filomena Senatore in una toccante lettera (https://www.radioradio.it/2022/04/lettera-docente-inidonea-dillo-alla-radio/). Per la cronaca, Radio Radio fa una finta informazione libera, in realtà funzionale al sistema. Meglio sarebbe riportare il passaggio toccante o scriverne uno noi, è la nostra umanità che ci salva, è la vita che è più forte di qualsiasi ostinazione e tutto verrà a galla, al momento giusto.

La storia è piena di esempi da cui dovremmo trarre insegnamento: la tirannia a volte è nascosta da un bel vestito, ma poi questo vestito si logora e la verità viene infine a galla, insieme a tutte le conseguenze delle cattive azioni commesse.

Resistere in questo tempo può sembrare un terribile braccio di ferro, contro imposizioni e vessazioni. Ma non vincerà chi oggi sembra il più forte; vincerà chi è sostenuto dalla Vita stessa e chi cerca la Verità e la Libertà.

Ilaria Bersani e Phoebe Raye Carrara

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