C’è un libro del 2008 dal titolo “The Gentle Nodge” che si può tradurre come “La spinta gentile” che studia una metodologia manipolatoria utilizzata abbondantemente nel marketing, utilizzata anche nella “gestione delle masse”. In breve, si tratta di fare leva su sistemi di risposta automatica del nostro cervello a stimoli esterni per indurre un certo comportamento desiderato.
Starbucks con questa tecnica riesce a far comprare una tazza di caffè più grande e di sicuro è diverso dal riuscire a non far buttare un mozzicone di sigaretta per terra (tecnica utilizzata presso uno stadio di calcio inglese). È ovvio che siano due usi diversi, è meno ovvio che chi deve decidere quali comportamenti “indurre” si trova ad avere una grande responsabilità, derivante da un potere sempre maggiore.
Qual è il comportamento “giusto” da indurre e qual è il limite di interferenza nella vita privata delle persone? I nostri governanti e i loro funzionari si troveranno sempre di più a poter decidere questo e anche ad avere sempre più strumenti per metterlo in atto…
Se chi dovrà prendere queste decisioni non sarà stato educato a gestire la responsabilità con etica, perché il focus principale della sua carriera è stato messo e tenuto sulla capacità manipolatoria, è ovvio che la popolazione correrà il rischio di avere a che fare con “potenti burattini ubbidienti in posizioni di comando” è molto alto. Ubidienti a chi sarà il tema di un prossimo articolo.
Il punto è che se chi ci governa investe in automatismi a prova di deficiente, invece di investire per creare una cultura di attenzione e di rispetto, non ci dovremo poi meravigliare se ci troveremo in un mondo dove c’è pochissima attenzione per gli altri e per il bene comune se non per quello che i meccanismi “a prova di deficiente” ci “obbligano” a fare.
Rispondo alla domanda del titolo: l’imbecillità diventa funzionale quando invece di informare e far crescere responsabilizzando le persone riguardo i loro comportamenti le si considera affette da insufficienza mentale di medio grado, imbecilli, e si applicano coercizioni più o meno gentili dette foolproof (ossia infallibili, ossia a prova di imbecille) per imporre dall’alto a cittadini mantenuti privi di spirito critico individuale quello che “serve” a tutti.
Esempio fulgido di de-responsabilizzazione funzionale: i tappi di bottiglia.

Mia figlia stava cercando di staccare un tappo da una bottiglietta di plastica quando una ex-insegnante in pensione le ha spiegato che: “i tappi devono rimanere lì attaccati altrimenti le mucche in montagna o i pesci nel mare li mangiano e potrebbero morire”.
Ah sì? È così che insegniamo ai nostri giovani ad avere cura dell’ambiente? Dando per scontato che quel tappo (e allora perché non la bottiglia intera) possano arrivare in un pascolo alpino o in mezzo al mare? Non sarebbe meglio investire in una cultura che ti fa capire che ogni tua azione ha un peso su un sistema nel quale vivi e che ogni tua azione va valutata in quel senso?
Dobbiamo veramente continuare ad affidarci legati mani e piedi a “esperti” che oggi ti dicono di comprarti una macchina elettrica per salvare il pianeta, ma non si preoccupano di aiutarti a capire che anche la produzione di energia elettrica ha un peso sul consumo di risorse del pianeta (anche se si facesse con il fotovoltaico o l’eolico)?
Più comodo e facile gestire un popolo mantenuto nell’imbecillità funzionale, dove semplicemente con un divieto qui e una pubblicità lì, ti fanno sentire di fare la cosa giusta e continuano a farti seguire mode del momento, prive di cultura significativa e spesso prive di reale efficacia se non quella del tornaconto di pochi “auto-eletti illuminati paladini” che salveranno il loro conto corrente, non di certo il pianeta.
Nutriamo i cervelli delle persone, il loro spirito critico, la loro capacità di creare soluzioni, ma soprattutto aiutiamoli ad avere un approccio sistemico, olistico, d’insieme, che non si fermi al “hanno detto così”, ma che si ponga con i giusti dubbi davanti alle situazioni, cercando poi le risposte che fanno bene a tutti, non quelle che “ci dicono che fanno bene a tutti…”.

Vivo alle porte di Ravenna, sono laureato in ingegneria gestionale e mi occupo di coaching aziendale. Sono anche trainer di programmazione neuro linguistica sistemica. Dal 1990 nel mondo delle associazioni di volontariato e non solo, dal 2017 fondatore di Art. 32 Libertà e Salute di Faenza, comitato per la libera scelta. Nel 2018 promotore del comitato Libera Scelta Ravenna e membro del coordinamento regionale Libera Scelta Emilia Romagna. Parte del Consiglio nazionale di M3V, attualmente sono il Presidente perché credo nell’impegno del singolo e nella delega responsabile ad una politica al servizio della felicità delle persone.
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