Posto che in 3V siamo in maggioranza convinti (con le nostre differenze: c’è chi ha espresso, motivandolo, preferenze per l’una o l’altra opzione) che votare Sì, No o annullare il voto sposti marginalmente gli equilibri in essere, riteniamo altresì importante invitare a esprimere la propria opinione con una delle tre formulazioni sopradescritte principalmente perché siamo convinti che la strada intrapresa da un numero sempre maggiore di cittadini assenti alle urne, con evidente disinteresse verso la cosa pubblica, sia la via più rapida per perdere le opportunità di espressione e di conseguenza di decisione in merito al proprio futuro.
Abbiamo ritenuto opportuno chiedere il parere della già Magistrato Alessandra Chiavegatti, che ringraziamo, la quale ci ha gentilmente inviato un documento di cui riportiamo di seguito due stralci per introdurre l’invito a scaricare il file messo a disposizione e leggerlo nella sua interezza.
LA MIA VISIONE SUL REFERENDUM DEL 22-23 MARZO
Alessandra Chiavegatti, già magistrato di Cassazione
Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati ad approvare in un referendum confermativo la legge di revisione costituzionale votata da entrambi i rami del Parlamento e pubblicata sulla G.U. n.253 del 30-10-2025, la quale ha per oggetto alcuni aspetti cruciali relativi all’organizzazione della magistratura.
Le norme costituzionali oggetto di revisione si trovano nella Parte II della Costituzione: “L’Ordinamento della Repubblica”, Titolo IV: “La magistratura”, sez.I: “Ordinamento giurisdizionale”.
PREMESSA INTRODUTTIVA e METODOLOGICA
Premetto che non sono assolutamente d’accordo con i toni che questa campagna ha assunto recentemente, fatta di continui attacchi ai sostenitori del SI e del NO, comprese strumentalizzazioni e decontestualizzazioni di quanto dichiarato ora e in passato da esponenti di una parte o dell’altra, fino a culminare nelle recenti affermazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio riportate il 16 febbraio sulla prima pagina del quotidiano “La Verità” (chiaramente schierata per il SI) con il titolo: “Nordio come il PM Di Matteo: CSM mafioso“, in cui il Ministro si riportava a un intervento di Nino Di Matteo, Pubblico ministero che ha svolto le indagini sui depistaggi relativi alle stragi di Capaci e Palermo e dunque uno dei maggiori esponenti dell’Antimafia, in un’assemblea dell’ANM in cui, rivolgendosi ai colleghi, denunciava il correntismo.
Qui non si nega l’esistenza di questo fenomeno (tanto che la medesima critica è stata avanzata di recente anche da Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli, sempre parlando in un consesso di magistrati, perché anche all’interno della magistratura il dibattito è vivo sul punto), laddove però un conto è prendere atto di un problema e discuterne con i colleghi, segno che la magistratura non è un monolite compatto, un altro è condividere la soluzione oggi proposta dal Parlamento.
(…)
Il mio intento, con questo scritto, è in primo luogo chiarire a chi non sia del settore il funzionamento attuale dell’ordinamento giudiziario e l’oggetto della riforma, essendo la norma di revisione costituzionale e quindi i quesiti referendari piuttosto tecnici e complessi, e in quanto tali facilmente strumentalizzabili nelle spiegazioni, in secondo luogo rispondere a tutti quelli che mi hanno chiesto come la penso, considerati i miei 32 anni in magistratura, senza la pretesa che la mia opinione esprima la verità assoluta, anche perché non mi sono mai interessata più di tanto di elezioni e correnti, non sono mai stata iscritta a nessuna di esse, pur conoscendo esponenti e appartenenti a tutte le aree ove, in occasione di questo referendum, ho ascoltato le ragioni di entrambe le parti, analizzando il testo della riforma e ragionando anche sulla base dell’esperienza mia e dei colleghi che conosco personalmente.
Adesso peraltro, dopo le mie dimissioni, parlo esclusivamente da cittadina.
(…)
CONCLUSIONI
Tornando a noi, alla luce di tutto quanto sopra espresso, ritengo in conclusione che anche se formalmente il dettato costituzionale in cui si parla di “indipendenza e autonomia” di tutta la magistratura rimane immutato, di fatto con la riforma proposta questa prerogative vengano di molto indebolite, sia con la sostituzione di 3 organi diversi in luogo dell’unico attuale organo di autogoverno – attraverso lo sdoppiamento del CSM e la creazione dell’Alta Corte – sia con la previsione dell’elezione mediante “sorteggio puro” dei soli magistrati ed infine con il trasferimento del potere disciplinare all’esterno dell’organo di autogoverno, svincolando la sua disciplina dall’ordinamento giudiziario ed eliminando la possibilità di un’ultima impugnazione per motivi di legittimità al supremo organo giurisdizionale (Corte di Cassazione).
Per quanto poi riguarda in particolare la magistratura requirente, ritengo che la stessa, da un lato, sarebbe indebolita (considerato che i magistrati requirenti sono meno di un terzo della magistratura nel suo complesso) e dall’altro, senza la componente della magistratura giudicante per tipo di funzione maggiormente ponderata e cauta, potrebbe anche, ad un certo punto, essere considerata una sorta di “cane sciolto” necessitante di un qualche temperamento e controllo (così anche il sottosegretario alla giustizia Delmastro, come sopra accennato), ove tale considerazione potrebbe plausibilmente portare ad una sorta di “vigilanza” dell’esecutivo sui Pubblici ministeri, come era nell’assetto pre-repubblicano e come è nella maggioranza dei Paesi in cui vige un sistema accusatorio.
Quindi, analogamente a ciò che è accaduto in questi ultimi anni e che ha portato all’attuale revisione costituzionale – per cui si è detto che la riforma attuata prima nel 1989 (con l’introduzione del processo accusatorio) e poi nel 1999 (con l’introduzione del cd. “giusto processo”) non era completa senza la separazione delle carriere – se vince il SI e passa questa riforma è prevedibile, anche sulla base dei “segnali” cui ho fatto riferimento dianzi, che si faccia strada la convinzione per cui – posto che i pubblici ministeri rappresentano lo Stato e la sua volontà di perseguire in modo efficiente i reati – al fine di raggiungere tale scopo in modo più efficace, si ritenga necessario da parte del governo indirizzare la loro attività, con il rischio che la magistratura requirente “perda” la bussola del perseguimento della verità in favore, a seconda dei casi, dell’obiettivo di trovare un colpevole per soddisfare l’opinione pubblica, o “proteggere gli amici” attaccando “i nemici”.
Questo è ad esempio ciò che si sta verificando negli Stati Uniti, se prestiamo ascolto alle dichiarazioni di Marjorie Taylor Greene, esponente di spicco del governo Trump, la quale si è dimessa perché portatrice di un’istanza di trasparenza totale sugli Epstein files, a fronte dell’oscuramento di nomi di soggetti di rilievo coinvolti nelle gravissime condotte di violenze su giovani donne e bambini, satanismo, cannibalismo e tutto ciò che è emerso dai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano ed ivi reperibili, da lei attribuite a una volontà di “protezione” che agli stessi starebbe stata accordata (non si sa se per “amicizia” e conoscenza, ovvero per ricatto).
Posto infatti che la vicenda degli Epstein file rappresenta l’apoteosi della degenerazione di una parte importante delle élite di potere che governano la società occidentale giungendo a livelli di disumanità inauditi, di cui peraltro troppo poco si parla e troppo poco ci si scandalizza anche livello mediatico, considerato il livello e purtroppo il ruolo sociale ed istituzionale di taluni protagonisti (pensiamo al principe Andrea o a taluni ministri europei, ma non solo) – pur facendo le debite proporzioni, ritengo che tanto anteporre interessi di corrente o di partito ai doveri scaturenti dal proprio ruolo istituzionale quanto condurre questa campagna referendaria attraverso attacchi faziosi, denigratori e strumentali oltre che, ovviamente e in primis, esercitare la giustizia o fare politica violando le norme o in modo tale da servire interessi esterni piuttosto che operare con coscienza in nome degli ideali che quelle istituzioni incarnano per il benessere della società e la difesa dei diritti dei cittadini, sia espressione della medesima perdita di etica e di valori (tra cui si pone anche la lealtà e il rispetto) che per fortuna non caratterizza tutti, ma certo ha abbassato di molto la soglia di integrità e il senso dello Stato e delle Istituzioni, anche e troppo spesso in chi le rappresenta, anteponendo interessi privati ai propri doveri nonché ai principi fondamentali unanimemente riconosciuti come espressione di civiltà e democrazia, i quali dovrebbero al contrario ispirarne le azioni.
Il dettagliato documento che ci ha sottoposto Alessandra Chiavegatti è diviso nelle seguenti parti:
LA RIFORMA:
Ritenendo tale documento importante nella sua completezza per la comprensione della posizione espressa invitiamo i lettori a scaricare il file che mettiamo a disposizione:
LA MIA VISIONE SUL REFERENDUM DEL 22-23 MARZO
Alessandra Chiavegatti a completamento di quanto sopra ci ha inoltre inviato la risposta alle accuse di cui vedi articolo:
Concorso magistrati, il prof accusa: “Tracce votate dalle correnti”. Il presidente della commissione smentisce: “Falso, lo querelo”
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/18/concorso-magistrati-tracce-correnti-querela-notizie/8327688

a mezzo:

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