Sacrifichiamo l’odio

C’è un sistema che lavora ogni giorno sulla divisione sociale. Il fatto che le persone, più persone possibili, si odino e siano spaventate le une dalle altre è fondamentale perché un certo tipo di società possa arrivare a compimento.

Si chiamava dividi et impera, ma viverlo sulla propria pelle ha un sapore diverso.

La formula dell’odio

Chi ha creduto alla TV e vede nei vaccini la salvezza, teme i “no vax” che si oppongono alla loro unica speranza.

Chi ha studiato i vaccini e si rende conto del pericolo a cui milioni di persone stanno andando incontro, teme di essere odiato e discriminato.

Tutti temono per sé e per i propri cari, i nemici sono ovunque, sull’altro pianerottolo, tra gli amici e i parenti.

La formula dell’odio è sempre la paura del diverso ed è madre del razzismo, che oggi è di nuovo alle porte.

Giornalismo e barbarie

I media sono dei veri professionisti dell’odio, e usano la denigrazione in una maniera talmente bassa da risultare raccapricciante.

Violentando uno dei capitoli più drammatici della storia dell’uomo, oggi chiamano “negazionisti” – termine che intende chi negava l’esistenza del genocidio ebraico – coloro che non solo non l’hanno dimenticato, ma lottano per evitare che si ripeta, come accade quando la violazione dei diritti umani che vediamo oggi diventa accettata e sistematica.

Pochi giorni fa, diverse testate hanno tentato di associare 3V ad un atto criminale per il solo fatto che i due presunti colpevoli avrebbero, in passato, partecipato ad una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza.

Il giornalismo barbaro non ha niente a che vedere con l’informazione, ha la sola funzione di ingannare, fomentare e dirigere l’odio sociale nelle direzioni utili al sistema.

Chi è il sistema

Questo “sistema” è lo stesso di fronte alle cui nefandezze non abbiamo mai reagito, perché allora non ci riguardavano. L’abbiamo guardato avallare dittature, disboscare foreste, decimare specie animali, inquinare falde vitali, provocare povertà, fame e disperazione di popoli interi in tutto il mondo. E se il movente poteva apparire il profitto, il modus operandi era sempre l’assenza di umanità.

L’abbiamo guardato mentre rapinava popoli che aveva già reso poveri col pretesto del rispetto dei debiti; l’abbiamo guardato uccidere col pretesto della pace.

Sapevamo di non essere dalla stessa parte, ma credevamo non sarebbe mai toccato a noi per il semplice fatto che i boss abitavano nelle nostre stesse nazioni. Ma il progetto non prevedeva eccezioni geografiche. Dallo scorso anno, tocca a tutti senza esclusioni. Il nuovo step viene perpetrato con il pretesto della salute.

Il regime ha bisogno di colpevoli

Questo sistema non può sostenersi senza la paura – e l’abbiamo visto bene dal 2020 – ma nemmeno senza odio. Se non c’è nessuna categoria da odiare, la si può creare dal nulla.

Eclatante il caso del termine “no vax”, che non era mai stato utilizzato al mondo prima del 2017, nella premessa della legge Lorenzin, che inventa questi fantomatici gruppi – in cui nessuno si è mai riconosciuto – e li utilizza come pretesto per violare la Costituzione e i trattati internazionali.

Qualunque regime ha un’opposizione – oggi non parlamentare, ma sociale – che rappresenta il soggetto perfetto a cui attribuire la colpa dei propri delitti. Il regime fomenta l’odio delle masse verso l’opposizione, e se l’opposizione, divenuta vittima, inizia a cedere all’odio e alla paura, viene facilmente controllata e neutralizzata.

Sacrifichiamo l’odio all’umanità

Perché il gioco si inceppi, è fondamentale che ci svincoliamo dal vicolo cieco dell’odio reciproco e che proseguiamo con tutto il rispetto possibile in questa battaglia per la verità, a testa alta e senza violenza.

È difficile, perché già oggi vediamo soffrire e morire persone che amiamo, e per tante altre siamo in pena, ma possiamo e dobbiamo resistere, e resistere significa sacrificare il nostro odio in nome di valori immensamente più alti, come l’umanità e la giustizia.

Un sistema che si basa sull’odio e sulla paura è fondamentalmente fragile, perché la razza umana possiede, nonostante tutto, un’attitudine innata alla benevolenza e all’identificazione nei propri simili.

Ce lo racconta una tradizione millenaria che, oltre a guerra e barbarie, ha visto susseguirsi migliaia di moti di soccorso reciproco, di fratellanza e misericordia, di lotte pacifiche per la giustizia.

Queste esperienze sono il nostro retaggio e, oggi, le nostre armi più potenti.

L’unione fa la forza, l’infiltrazione la disfa

Una resistenza di questo genere è estremamente pericolosa per il sistema, che reagisce in due modi. Il primo è provocarci attraverso la denigrazione, la calunnia e l’insulto, opera dei giornali (vedi sopra) e funzione elettiva dei “troll”, commentatori di social media stipendiati per provocare.

Il secondo è creare una serie di falsi leader con la funzione di irretire il dissenso e portarlo su un binario morto. L’esempio storico più eclatante è stato il movimento 5 stelle, che è partito da temi condivisibili per rinnegarli uno ad uno durante l’ascesa politica.

Molti personaggi e gruppi che oggi inneggiano alla libertà di scelta e alla sovranità individuale, sbandierando false soluzioni o omettendo concreti progetti di cambiamento, hanno la medesima funzione.

La realtà è molto confusa ma comunque visibile, ed è fondamentale diventare attenti e giudicare chiunque dalle azioni. Perché l’unione fa la forza, ma l’unione con le persone sbagliate è la rovina pianificata della resistenza.

Il paradosso dell’apolitica, anche esso pilotato dal suicidio a 5 stelle, ha l’effetto di tenere molti cittadini onesti a debita distanza da una delle soluzioni più concrete: dare il voto ad un partito che ha fatto della verità il proprio vessillo, e che non è disposto a barattarla nemmeno con la vita.

Rimbocchiamoci le maniche!

È il momento di rimboccarci le maniche, di imparare a distinguere gli intenti delle persone e metterci al fianco di chi vuole davvero, concretamente, costruire un nuovo futuro.

Possiamo imparare a sacrificare il nostro odio in nome della verità che può liberarci non solo da questo regime, ma dalla paura del diverso, aprendo la via a quel “pieno sviluppo della persona umana” che i padri costituenti sentivano di dover proteggere.

Dobbiamo credere nella politica, non in quella esistente ma in quella che sta a noi mettere in atto, senza dimenticare mai il nostro retaggio, lo spirito che ci rende umani non solo nei limiti, ma anche nella grandezza d’animo in cui si cela la chiave della nostra vittoria.


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