Sconfiggere l’antipolitica di Draghi con l’umanità

| Luca Tomberli |

L’alta finanza tiene sotto scacco una intera nazione, con l’avallo di un Parlamento delegittimato, attraverso un Presidente del Consiglio catapultato dal sistema delle banche per instaurare definitivamente il neoliberismo nel sistema paese.

L’ex Presidente della BCE con l’articolo 6 del Disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, pone le condizioni per realizzare la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali, annullando di fatto il bene comune e il rispetto delle autonomie locali. Per la prima volta nella storia della Repubblica, in nome della concorrenza, lo Stato potrà dettare le regole nella scelta dei servizi. Così viene stralciato il principio della sussidiarietà orizzontale, strumento indispensabile nella visione di La Pira per difendere la persona umana dall’ingerenza dello Stato, normato tramite l’art. 118. La Costituzione dispone che: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.    

Le scelte di Draghi sono chiare: la politica e i partiti devono avere un ruolo sempre più marginale nella vita delle persone. Invece la politica è fondamentale per costruire una società migliore e per garantire a tutti i suoi componenti diritti e pari dignità. Ed i partiti, come sancito dalla Costituzione, rimangono lo strumento principale per difendere e sviluppare pienamente la democrazia.

Che fare? La bussola per ritrovare la via maestra si trova nella fedeltà alla Costituzione e nelle parole di Aldo Moro, uno dei padri costituenti:” Si precisa come al singolo, o alla collettività, spetti la resistenza contro lo Stato, se esso avvalendosi della sua veste di sovranità, tenta di menomare i diritti sanciti dalla Costituzione e dalle leggi.”

Il Governo Draghi attraverso due Decreti entrati in vigore il 1 settembre e il 15 ottobre nega il diritto al lavoro a tutti gli italiani abrogando di fatto l’articolo 1, su cui si basa la Repubblica. Dal 17 novembre il Green pass è divenuto legge dello Stato almeno fino al 31 dicembre 2021, così per poter accedere al posto di lavoro è necessario essere dotati del certificato verde, un lasciapassare che obbliga le persone alla vaccinazione sperimentale. L’impianto per poter scaricare il green pass, oltre alla vaccinazione, prevede l’avvenuta guarigione dal Covid, oppure aver conseguito esito negativo a strumenti invasivi quali tampone molecolare o antigienico rapido. Peccato però che il costo dei tamponi è a carico dei lavoratori. Quindi i lavoratori che esercitano il loro diritto di scegliere di non vaccinarsi come sancito dall’Articolo 32, devono pagare di tasca propria per andare a lavorare.

Il Green pass oltre ad essere una forma di ricatto verso il mondo del lavoro è illogico e antiscientifico, in quanto i vaccinati possono contagiare e essere contagiati, ed inoltre dura 12 mesi nonostante dopo tre, quattro mesi, le evidenze scientifiche dimostrano che le vaccinazioni perdono del 50% la loro capacità di immunizzare. Per questo possiamo affermare che il certificato verde non è una disposizione sanitaria, ma sicuramente una scelta di biopolitica che apre la strada all’identità digitale e a tutto quello che ne consegue in termini di controllo e di perdita di autonomia del singolo cittadino.

Draghi ha introdotto l’obbligo vaccinale surrettizio con la menzogna e la minaccia. Il 22 luglio in conferenza stampa ebbe modo di dire “ L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi. Lui, lei muore. Questo è.”
Il giorno dopo quei goodfellas di Salvini e della Meloni mostrarono ai media il certificato verde in ossequio al padrino mandato dall’Europa.

3V nel desolante panorama antipolitico è emerso per coerenza e chiarezza di visione, come l’unico partito che in maniera netta e decisa ha contrastato, sin da subito, questo progetto di vaccinazione sperimentale di massa e per la capacità di mettersi al servizio dei cittadini per contrastare questo progetto antidemocratico.

Il Presidente del Consiglio è l’esecutore di una cupola, un policy maker, chiamato a portare avanti i piani di un sistema che sta cercando di screditare la politica per continuare ad opprimere i popoli. Ce l’ha detto lui stesso, al G20, non più tardi di qualche giorno giorni fa:” «Abbiamo intensificato i legami tra finanza e salute». Il governo Draghi  vuole normalizzare le perdite di libertà tramite il disprezzo e l’abuso di potere. Come commentare diversamente le parole di Speranza pronunciate in conferenza stampa dopo aver ricattato milioni di lavoratori: “A oggi erano stati scaricati 117 milioni di Green Pass, numero che da’ di per se’ il senso di uno strumento che gli italiani hanno imparato ad apprezzare come strumento di libertà”.

Eppure non tutto sembra perduto. Le persone stanno riscoprendo la voglia di resistere a questo sistema di potere. Non sono disposte a perdere la loro dignità e a svendere la sovranità del proprio corpo.  Vivere questo profondo stato di disagio sta cambiando le nostre vite e rigenerando le coscienze. Prima del Covid eravamo sonnecchianti davanti ad un televisore, intenti a pensare alla nostra vita; adesso ogni luogo che frequentiamo diviene un momento di scambio per costruire una società diversa, migliore. Stiamo capendo che il sistema ci sta stretto: per avviare un percorso di rigenerazione della società, Draghi si deve dimettere sin da subito.

L’ondata di antipolitica voluta dall’alta finanza  deve essere fermata. Ma non è tutto qui, il cammino intrapreso ci può portare molto lontano. In maniera pacifica stiamo conducendo una rivoluzione interiore che sta dando i suoi frutti. Le piazze si stanno intonando sulle vibrazioni della bellezza e dell’armonia. La solidarietà e la fratellanza tornano ad essere considerati dei valori irrinunciabili per costruire un nuovo mondo. Non esistono vaccinati o non vaccinati, ci sono donne e uomini che possono riprendere in mano la propria vita grazie al supporto di una politica al servizio del bene comune.

Per contrastare questo folle piano transumanista dobbiamo ritornare a valorizzare l’essere umano e tutto ciò che comporta in termini di attività e di costruttività politica. Nel 1836 nacque a Parigi la Lega dei Giusti per la fondazione e la conservazione dell’eguaglianza e della libertà politica e sociale, delle virtù civili, dell’unione del popolo. Il motto della lega dei Giusti era: “Tutti gli uomini sono fratelli”. Nacquero da queste istanze le lotte civili e di classe che portarono alla creazione, in Europa, di una lunga marcia dei lavoratori che  contribuì in maniera decisiva a conquistare diritti e democrazie.

Quel periodo storico, nonostante le evidenti differenze socioeconomiche, sembra ricordarci quanto i cambiamenti devono essere affrontati partendo da noi stessi, dalla nostra fratellanza, dalla politica.

Dobbiamo credere nelle nostre potenzialità, non deleghiamo la nostra vita a dei pifferai magici, creiamo una comunità di persone consapevoli e decise a non svendere la propria umanità. Non esistono scorciatoie o voli pindarici che possono risolvere i problemi in cui ci stiamo dibattendo, solo la battaglia politica individuale e collettiva in favore della libertà di autodeterminarsi ci porterà a creare una nuova società.

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