Scuola: non è andato tutto bene

Nel mese di marzo 2020 in molti hanno appeso ai propri balconi striscioni colorati, spesso realizzati da bambini, recanti la frase “Andrà tutto bene”. Questo è accaduto durante il primo “lockdown”, che detto in inglese suona molto “cool”,  ma che comunque significa letteralmente “confinamento”. Andrà tutto bene, si ripeteva di continuo, come sorta di auto consolazione positiva. In realtà non è affatto andato tutto bene.

Una gran parte della popolazione sta assistendo, complice silenziosa, giorno dopo giorno, all’inaridimento delle relazioni sociali. La paura generata dal bisogno di sicurezza, soprattutto sanitaria, sta monopolizzando l’opinione pubblica: si parla solo di contagi, malattie, distanziamenti e vaccinazioni. Peccato che in tutto questo bailamme ci siano i bambini: i nostri figli, i nostri alunni, i nostri nipoti, il nostro futuro, soprattutto quando si parla di scuola. Ci chiediamo come sia possibile che la maggior parte della popolazione italiana non si renda conto di quanto sta accadendo.

Vorremmo portare la vostra attenzione proprio sulla scuola, a fronte dell’ennesimo provvedimento adottato nel Consiglio dei Ministri tenutosi in data 2 febbraio durante il quale sono state adottate nuove misure in materia di Green Pass, scuola e generale gestione della pandemia da Covid-19.

Questo provvedimento potrebbe far pensare ad un “addio” della Didattica A Distanza (DAD) per gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, ma in realtà cela in sé numerose contraddizioni e discriminazioni nei confronti degli alunni, perché di fatto aumenta il parametro numerico dei contagiati, portandolo a 5 per la scuola primaria e a 3 per la secondaria. Nel momento in cui si dovesse raggiungere il numero massimo di contagi consentiti dal provvedimento, gli alunni vaccinati potrebbero continuare a frequentare in presenza mentre i non vaccinati si vedrebbero costretti a lasciare le aule e seguire le lezioni a distanza.

Ci sembra un prezzo molto alto per poter esprimere le proprie libertà di scelta, cura ed istruzione; ma soprattutto, ci chiediamo quale sia il fine ultimo di tali provvedimenti dal momento in cui sono ormai numerosi gli studi che hanno evidenziato come il vaccino non faccia diminuire il numero dei contagi. Inoltre la maggior parte degli stati europei stanno abbandonando qualsivoglia misura restrittiva.

A chi giova tutto questo? Di sicuro non ai bambini che, per poter rimanere a scuola in presenza dovranno passare tutto il tempo di permanenza (a partire dai 6 anni) con una mascherina FFP2.

Rispetto a questo punto vorremmo ricordare che proprio il MIUR, nella circolare n°698 del 6 maggio 2021, “Profilassi vaccinale in favore del personale scolastico, docente e non docente. Mascherine FFP2. Piani di sicurezza – Aggiornamenti in tema di emergenza Covid-19”, aveva evidenziato al punto 2 (riportiamo testualmente):

(…) 2 – Mascherine FFP2 Ferma restando la necessità di utilizzo delle mascherine nei locali scolastici delle scuole primarie e secondarie di I e II grado, il Comitato tecnico scientifico costituito presso il Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, interpellato da questo Ministero, ha espresso (verbale n. 10 del 21 aprile 2021) parere contrario circa l’ipotesi di prescrivere l’impiego dei dispositivi del tipo FFP2 da parte degli studenti, considerandone non consigliabile l’uso prolungato.(…)

In un anno di emergenza, ci chiediamo cosa sia cambiato. Come è possibile che si possa permettere tutto questo? Utilizzare questo tipo di dispositivi in aule con più di 20 alunni per classe (soprattutto nelle grandi città) per un periodo prolungato, in una fase di crescita e di apprendimento dove è necessario che i bambini ricevano il maggior supporto di ossigeno possibile, è pericoloso. Quale futuro sta scegliendo di avere una società che è disposta sempre di più a mettere a repentaglio il benessere dei propri bambini?

Come si può sostenere i bambini nella loro crescita?

Crescere significa vivere esperienze, confrontarsi, relazionarsi e gioire. La peculiarità della scoperta, sta nel comprendere che si è imparato qualcosa di nuovo e per un bambino può essere un momento di intensa felicità allo stato puro. In questo modo i piccoli apprendisti si creano una memoria che è composta anche da emozioni. Legando all’esperienza dell’apprendimento un’emozione positiva, magari accompagnata dalla presenza di un adulto che trasmette sicuramente stabilità e serenità, si contribuisce a reiterare questo processo e a rafforzare in loro la consapevolezza. Se si ha un buon grado di autostima si può compiere scelte sempre più consapevoli e libere. L’educazione è proprio questa!

Ora torniamo a chiedere “cui prodest?” a chi giova tutto questo? Dal nostro punto di vista, come Partito 3V, riteniamo che sicuramente non lo sia per i bambini, che andrebbero in ogni momento tutelati e protetti. Questi ultimi non dovrebbero mai pagare le conseguenze delle scelte degli adulti, ma nonostante tutto riescono sempre a volgere lo sguardo al “mondo dei grandi” con compassione amorevole e perdono.

Ilaria Bersani

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