Sul senso dell’istruzione e dell’educazione

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Alla fine di questo agosto 2020 siamo ancora in alto mare, non c’è chiarezza, non c’è coerenza nelle varie comunicazioni e ordinanze governative per quanto riguarda il settore dell’educazione, della crescita dei nostri figli.  Anzi, il clima generalmente palpabile è senza dubbio caotico, colmo di timori e confusioni, distorto e assolutamente privo di una sana direzione condivisa.

Come parte di un movimento politico siamo fortemente convinti che il Paese debba trovare una direzione comune, chiara e ragionata, che nasca dalle reali necessità della gente, che favorisca la libera crescita e la soddisfazione di tutti i singoli, nel rispetto della vita, e che non imponga obblighi e divieti a destra e a manca come unico metodo di relazione con la cittadinanza.

Scriviamo ai genitori, agli insegnanti, agli educatori, ai dirigenti, al personale ata, alle famiglie, agli enti, alle associazioni, ai gruppi, ai partiti, ai ministri, ai parlamentari…

nessuno è escluso in questo panorama di oggi, nella difficoltà concreta che condividiamo in molti e nel tentativo che sempre di più emerge di una nuova inclusione e di una grande collaborazione sincera e dedicata per un mondo migliore, più umano e più gioioso.

Un cambiamento oggi è doveroso e sta a noi scegliere la direzione e orientare le forze per realizzarlo: non basta volere sfuggire da una realtà per costruire una vera trasformazione.
Le situazioni in cui ci troviamo sono state generate da noi tutti, nessuno escluso, con il nostro silenzio davanti alla lunga serie di aggressioni alla vita e alla scuola in particolare;  con la scarsa partecipazione a una politica sempre più distante dalla voce dei cittadini.
È il momento di assumersi delle responsabilità e di valutare la strada che ci porta alla costruzione di una società Educata.

Sentiamo spesso citare la frase “l’essere umano è un essere sociale”:  abbiamo bisogno di questa socialità per crescere, è naturale e innata come respirare, ma ci serve perfezionarla maturando collaborazione, per la costruzione di un bene comune.

La scuola è, dopo la famiglia, il mondo di relazione del bambino, dove gli si schiude un percorso di maturazione che dal nido, il suo primo “debutto in società”, lo porta a divenire cittadino partecipe della società con le sue competenze acquisite. 

I bambini stanno costruendo questi strumenti perfetti e innati che la natura ha posto dentro ognuno di noi e l’educatore dovrebbe sostenere e favorire l’emergere di tali potenzialità.  Crediamo profondamente nelle risorse dei bambini nel fare emergere queste capacità, ma crediamo altrettanto fortemente che sia un nostro dovere di adulti e della società ridare loro il tempo e lo spazio necessari alla loro crescita naturale. 

È compito della scuola fornire gli strumenti utili alla crescita culturale psicologica e sociale del bambino.  I maestri della storia attraverso le osservazioni dell’infanzia ne hanno tradotto le tappe evolutive e abbiamo ora un patrimonio di esperienze pedagogiche nel favorire questa crescita, dove il ruolo dell’adulto non dovrebbe mai sostituirsi all’esperienza del bambino o “imporre” una visione, ma sostenere una visione critica. 

I cambiamenti devono poggiare sulla storia, sull’esperienza, sulla cultura, per trovare la linfa che nutra e orienti un modo vivo di insegnare, accudire senza giudicare.  Occorre liberarsi dei vecchi schemi opprimenti, indagare e approfondire vie nuove, innovare con coerenza nel rispetto della nostra umanità.

Invece vogliono uccidere la scuola di massa, la più grande conquista sociale del dopoguerra, che con tutti i suoi limiti, ha elevato le capacità intellettive medie di tutte le generazioni degli italiani del dopoguerra! Una scuola, che non era ancora in grado di “educare” ma è stata in grado di “istruire” inserendo con successo nell’istruzione anche i bambini svantaggiati e handicappati.

“La scuola non si è fermata” si sente dal ministero.  Secondo noi sì, la scuola si è proprio fermata:  uno schermo e la DAD non sono scuola.

I nostri 5 sensi, ponti di comunicazione con la vita per conoscerne le sue sfumature più nascoste, che solo i bambini attraverso il gioco sanno fare emergere, sono stati annichiliti e ammantati dalla paura.  Così il tatto, o meglio il contatto fisico, ora ci spaventa, creando una separazione che a fatica tentiamo di colmare con la nostra voce, oggi affaticata e camuffata da dietro una mascherina.
Quanto queste pratiche possono condizionare un bambino nella lettura della vita?

Sembra che ci siamo dimenticati il significato della scuola, dell’istruzione e dell’educazione.

L’etimo della parola scuola rimanda al significato di tempo libero, di svago per la mente. Ogni tappa educativa evolutiva del bambino e del ragazzo dovrebbe accogliere questo tempo libero ed essere in grado di strutturare adeguatamente l’ambiente per favorire la sua crescita.

Per ogni periodo della giovane vita dei nostri figli ci sono delle priorità, che sono legate a loro stessi, alla loro natura, alle loro scoperte, alla loro inclinazione.  Come insegnanti e genitori dovremmo essere capaci di essere al loro fianco, fornendo loro gli strumenti e le risorse appropriate e necessarie ai loro bisogni, come accompagnatori e aiutanti silenziosi che sanno aspettare il momento giusto, che sanno insegnare prima di tutto con l’esempio.

I bimbi non sono un contenitore da riempire di informazioni e istruzioni, noi dobbiamo invece conoscerli per aiutarli ad esprimere se stessi, così come loro sono, favorire la loro crescita armonica e agevolare la loro ricerca spontanea.  Dobbiamo aiutarli a tenere accesa la fiamma dell’entusiasmo e della scoperta, del vivo interesse per la vita.  Va da sé che questo va fatto prima ancora su noi stessi… 

Vorrà dire che dovremo ripartire da capo, per ottenere questa volta una scuola più completa, che sia capace di dare oltre l’istruzione, una educazione alla Vita.

È compito della politica oggi agevolare un ambiente sano e ricco in cui il cambiamento che auspichiamo si possa sviluppare da sé, serenamente e naturalmente, così come un buon agricoltore prepara il terreno per fare in modo che le sue piante crescano da sé.  Occorre lungimiranza e accortezza per fare questo, occorre conoscere e rispettare le regole della vita, non vanno più bene le scorciatoie e i trucchi.

Oggi viene invece imposta una visione parziale e delle soluzioni a breve termine che non tengono per niente conto del contesto generale.  Non vengono cercate le cause del disagio ma si interviene con supporti spesso multimediali e digitali, che non sono appropriati alle giovani persone coinvolte, alle loro giovani menti in crescita.

Il cambiamento si deve fondare sull’ascolto approfondito di noi stessi e di chi abbiamo davanti, nel rispetto, nella conoscenza di se stessi e così nella conoscenza dell’altro poiché questo può divenire il ponte sul quale costruire.

Cerchiamo quindi la direzione migliore che guidi le nostre scelte, non scappiamo di fronte alle situazioni difficili, ma cogliamo l’occasione per riflettere sulle nostre priorità.

Mettiamo sempre al centro la vita, il bene comune, l’innocuità, in questo modo non ci saranno esclusioni e saremo tutti partecipi del cambiamento che è già in atto.

Dove tutto sembra perduto, non possiamo fare altro che fare del nostro meglio e continuare a cercare una soluzione, che per avere valore deve fare leva sulla consapevolezza degli individui.

Elisa Bussetti
Educatrice nido e infanzia, referente commissione educazione Riprendiamoci il Pianeta, membro del gruppo Scuola Educazione Famiglia M3V

Phoebe Raye Carrara
Mamma in istruzione parentale, cofondatore di L’Associazione Istruzione Famigliare, membro del gruppo Scuola Educazione Famiglia M3V

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