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Superbonus 110: decreto rilancio o fallimento programmato?

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Un paio di giorni fa mi sono imbattuta in uno spezzone di video dove il primo ministro Draghi parlava di miliardi frodati con il Superbonus 110 (dl 34/2020 – Decreto Rilancio; L 77/2020). Sosteneva che il Parlamento avesse deciso di prorogare questo bonus, mentre il governo dissentiva perché sapeva già che sarebbe stato un fallimento.

Ha continuato dicendo che tutto questo era dovuto alla mancanza di necessari controlli. Pareva un adulto che sgrida i bambini trovati con le mani sporche nel barattolo della marmellata. 

Come può un ministro porsi in questa maniera e instillare il dubbio al proprio Paese insinuando che tutti coloro che hanno scelto questo settore siano stati frodati?

Pur avendo scelto di non seguire personalmente questo tipo di pratiche ho aiutato molti colleghi, parlato con decine di professionisti del settore edilizio ed è proprio per questo motivo che le parole di Draghi mi risuonano inappropriate.

Nei mesi scorsi, precisamente da dicembre del 2020 (a luglio del 2020 quando doveva attivarsi il bonus, non c’era ancora la minima idea di come funzionasse o che cosa si dovesse fare), geometri, ingegneri, architetti e periti hanno letto, studiato, seguito corsi e seminari, pagato assicurazioni aggiuntive obbligatorie e consultato le faq dell’agenzia delle entrate. Hanno inseguito i continui aggiornamenti normativi composti da circolari, risposte a quesiti e provvedimenti vari, atti a soddisfare le esigenze dei propri committenti, senza ledere la loro possibilità di ottenere il bonus fiscale alla conclusione dei lavori. 

Durante questo periodo sono stati anche emessi dei provvedimenti retroattivi che hanno obbligato i professionisti a riprendere in mano le pratiche di lavori già eseguiti, impegnandoli a produrre ulteriore documentazione burocratica per lo stesso e unico fine: non far perdere il bonus fiscale al proprio cliente. 

Si sono investite ore e ore, peraltro non preventivate al cliente, e che probabilmente in molti casi non verranno nemmeno retribuite.

Per questa ragione le parole del primo ministro stridono, soprattutto per chi ha avuto modo di vedere la cura che molti professionisti hanno immesso nella realizzazione di questo grande lavoro. I colleghi hanno dimostrato una grande dedizione e professionalità, tanto da rendermi fiduciosa rispetto a quello che era stato invece definito come un “fallimento preannunciato”. L’amore per il loro lavoro, pensai, li aiuterà ad uscirne e andare avanti.

Non voglio affermare che la frode non ci sia stata, ma osservando i numeri diffusi dalle testate giornalistiche ho avuto il sospetto che non potessero affatto rappresentare la realtà, notando anche le tempistiche dei cantieri, molto in ritardo proprio per le questioni burocratiche amministrative.

Ecco che poi arriva un comunicato della Rete Professioni tecniche che, in audizione al Senato, ha sottolineato come solo il 3% delle presunte frodi sono riconducibili al Superbonus (comunicato qui sotto in allegato).

Se ho scelto di non aderire al superbonus 110 è solo perché ho avuto il sentore che avrebbe messo in crisi tutto il settore edile. Non c’erano realmente i presupposti perché potesse funzionare.

Cosa dire quindi al ministro Draghi? Nulla.

Il mio modesto pensiero è che si stiano mettendo in atto tutte le azioni necessarie alla distruzione della rete produttiva italiana composta da piccole e medie aziende, molte delle quali a conduzione familiare o composte da pochi professionisti, a favore dei grandi studi e delle imprese multinazionali.

Un esempio esempi? L’istituzione dell’art. 28 del D.L. n. 4/2022 che modifica la disciplina dello sconto in fattura e della cessione dei crediti d’imposta in materia edilizia ed energetica, escludendo così la facoltà di una successiva cessione a favore dei primi cessionari. O ancora, un Decreto Legge a firma del ministro Cingolani (ad oggi in attesa di pubblicazione) che, “per contenere i costi della ristrutturazione e salvaguardare i conti pubblici” ,porrà un tetto massimi ai prezzi a circa 40 voci edili. Entrambi i provvedimenti sono stati emessi a un anno e mezzo di distanza dall’entrata in vigore del Decreto Rilancio, in un momento in cui il mercato edile ha subito un’impennata fuori controllo che ha sballato completamento tutti i prezziari.

Geom Vanessa Zuppa

Fonti: 

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