UE: ARMARSI È SOSTENIBILE

I signori delle armi

Il Senato ha approvato in aula il 21 febbraio 2024 il disegno di legge n.855
https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/57435.htm
presentato dalla senatrice Stefania Craxi, Forza Italia, figlia del noto statista Bettino, su iniziativa del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.

Il ddl 855 si propone di modificare la Legge 9 luglio 1990, n. 185, “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”
https://presidenza.governo.it/ucpma/doc/legge185_90.pdf.

Il controllo assoluto del Governo sull’export di armamenti

Il ddl prevede nuovamente il CISD, cioè Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa, istituito dalla L. 185/90 e soppresso nel 1993. Spetterebbe di nuovo al CISD, presieduto dal Presidente del Consiglio, l’individuazione dei Paesi per i quali dovrebbe farsi luogo ai divieti in materia di esportazione transito, trasferimento intracomunitario e intermediazione di materiali di armamento.

Le regalie ai commercianti di armi

Seria la proroga dei tempi attraverso cui le imprese autorizzate alle esportazioni degli armamenti invierebbero i documenti doganali al Ministero degli esteri (prima: entro 180 gg, poi entro 12 mesi), con ulteriore proroga che passerebbe da 90 gg a 6 mesi. La “multina” passerebbe da massimo 1500 euro a massimo 2000 euro. Violare la normativa in ambito di comunicazione nell’esportazione di armi costa meno che guidare in stato di ebrezza.

La finanza delle armi sfugge al controllo del Parlamento

Molto grave il fatto che con l’abrogazione del comma 4 art.27, la relazione del Presidente del Consiglio al Parlamento non conterrebbe più il “capitolo sull’attività degli istituti di credito operanti nel territorio italiano concernente le operazioni disciplinate dalla presente legge; a tal fine il Ministero dell’economia e delle finanze trasferisce al Ministero degli affari esteri i dati derivanti dalla sua attività di raccolta delle comunicazioni di cui al comma 1.”

Di qui anche la protesta operata da Banca Etica per il ripristino del controllo del Parlamento sul commercio e le esportazioni di armi e sulle banche che finanziano tali operazioni.
https://www.bancaetica.it/la-trasparenza-sullexport-delle-armi-e-sulle-banche-armate-e-sotto-attacco-difendiamola/

Le banche e i fondi che guadagnano sulla guerra

Le banche e i fondi di investimento a livello globale sostengono i produttori di armi con almeno mille miliardi di dollari. Lo ricorda la ricerca “Finance for War. Finance for Peace”, pubblicata il 28 febbraio da GABV (Alleanza globale delle banche valoriali) a Milano. Ai primi posti tra gli investitori in armamenti figurano le più grandi società di investimento, tutte domiciliate negli Stati Uniti, come Vanguard, State Street o BlackRock. Nella parte alta della classifica non mancano però le banche europee come BNP Paribas, Deutsche Bank e Crédit Agricole. Le italiane Unicredit (4,4 miliardi di dollari) e Intesa Sanpaolo (2,1 miliardi di dollari) non sono tra le prime 10 in Europa ma seguono a poche lunghezze di distanza, secondo di dati della Campaña Banca Armada
https://valori.it/banche-armi-ricerca-gabv/
tra le imprese italiane ce n’è almeno una coinvolta nel settore delle armi nucleari: si tratta della Fondazione Leonardo partecipa al programma francese ASMP-A, ovvero un missile a capacità nucleare prodotto da MBDA.

Nel 2023 la spesa per la difesa in tutto il mondo è cresciuta del 9% (totale 2,2 trilioni di dollari, il 2,2% del PIL mondiale (dati SIPRI).

Le banche destinano alla produzione e al commercio di armi oltre 959 miliardi di dollari.

Lo scoppio della guerra in Ucraina e in Palestina ha aumentato esponenzialmente il valore delle azioni delle imprese produttrici di armi: + 25% MSCI, + 50% Stoxx.

Contrariamente a quanto assicurato più volte dal Governo italiano, l’export di “Armi e munizioni” verso Tel Aviv non è stato “bloccato” dopo l’inizio dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza, così come indicato dalle Statistiche Istat sull’export 2023
https://casadelsole.tv/sindrome-di-pinocchio-e-servitu-militare/

UE: l’industria delle armi è “green”

Sebbene l’esclusione del settore degli armamenti sia comune a molti di fondi di investimento, la maggior parte esclude solo le armi controverse, alcuni anche quelle nucleari, alcuni la produzione di equipaggiamenti militari. Tuttavia nel novembre del 2023 i Ministri della Difesa dell’UE hanno approvato una dichiarazione congiunta sul rafforzamento dell’accesso dell’industria della difesa ai finanziamenti ESG (Environmental, Social, Governance), in nome della sua presunta capacità di contribuire alla pace, alla sostenibilità e alla stabilità in Europa
https://eda.europa.eu/docs/default-source/news/20231114_jointstatement_accesstofinance.pdf
La tua Panda con motore a combustione non è sostenibile, la produzione di armi invece sì!

Patto di stabilità: l’esclusione delle spese militari

Il Patto di stabilità e crescita, rinegoziato nel 2023 a Bruxelles, ha escluso gli investimenti per la difesa dal calcolo degli obiettivi di bilancio, a detta di Crosetto liberando risorse per altri settori come sanità, sociale, scuola, ambiente, interventi per la competitività delle aziende.

Ma non sarebbe stato meglio far uscire dai vincoli di bilancio la scuola e la sanità e lasciarci dentro le spese militari?

Una finanza etica per la pace

C’è chi si oppone anche se per ora rappresentano una piccola realtà virtuosa: 71 istituti finanziari, tra cui Banca Etica, hanno aderito al Manifesto per una finanza di pace contro questo sistema che alimenta le guerre sul nostro pianeta. Un piccolo segnale ma che avrebbe bisogno di ancor più consapevolezza e di svincolarsi totalmente dal sistema.

Una cultura di pace non può passare attraverso una politica a sostegno delle imprese e della finanza belliciste, con decisioni operate dal Governo esautorando l’organo eletto dai cittadini e cioè il Parlamento.

Per avere una finanza veramente etica non basta essere fuori dall’industria della guerra, anche se questo è un passaggio intermedio fondamentale, è necessario che la finanza sia fuori dal sistema.

Esci dal sistema: aderisci a 3V

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