Zaia, Costanzo e la politica violenta. Ma non c’è salute senza libertà.

L’anima dell’uomo, quella scintilla di luce che ci rende unici e irripetibili, è ostacolata – laddove – la sua libertà di evoluzione e manifestazione è fortemente compromessa dall’impossibilità di autodeterminarsi.  

In questi giorni si assiste alla proliferazione (e perché no, pre-ordinazione) di proposte di legge e di ordinanze che, a nostro giudizio, non possono non indurre a considerazioni di carattere generale quando lette in un’ottica complessiva ed in connessione con l’attuale situazione sanitaria. 

Ci riferiamo in particolare a due disposizioni: una proposta di legge delle deputate Costanzo e Siragusa, sui reati d’ istigazione a disobbedire alla legge elettorale, isolamento sociale, ed istigazione alla rinuncia o al rifiuto dei trattamenti sanitari e un’Ordinanza Regionale, promulgata in Veneto dal governatore Zaia, le quali entrambe denotano un atteggiamento di carattere repressivo ed altamente lesivo non solo delle libertà personali, ma anche della dignità umana.

La prima è stata introdotta, a detta delle ideatrici, per contrastare il potere delle sette in Italia che inducono i propri adepti a soprusi psicologici e fisici, di controllo insano e totalizzante.

Tuttavia, il periodo storico in cui è sorta tale proposta, induce ad associarla più al fenomeno della coercizione vaccinatoria, alla limitazione della libertà di pensiero sulla scelta e l’autodeterminazione alle cure, tanto da vanificare ogni oltre comprensione quel riferimento alla violazione della legge elettorale che non risulta coerente con il resto delle disposizioni normative.

Tale lettura appare ancor più avvalorata dal quadro che i politici stanno attualmente delineando: una volontà coercitiva ai trattamenti sanitari.

Sotto altro e diverso aspetto, ma sempre con lo sguardo generale prima indicato, le incoerenze dell’ordinanza del Governatore della Regione Veneto si manifestano prima di tutto da un punto di vista di ordine logico, oltre che giuridico.

I dati statistici non giustificano nemmeno il richiamo alla dichiarazione dello Stato di emergenza considerato il numero esiguo dei ricoveri e dei contagi, conseguentemente, le stesse basi su cui poggia detta ordinanza risultano del tutto inadeguate rispetto alla gravità della compressione delle limitazioni delle libertà personali.

L’episodio a cui si fa risalire la pubblicazione dell’ordinanza è da ascriversi ad un caso isolato che non risulta aver avuto altro seguito, almeno in Veneto.

Da qui, la “giustificazione” d’inserire nella predetta ordinanza norme a carattere penale.

Tuttavia, la procedura invocata- ossia quella del TSO (trattamento sanitario obbligatorio) ossia legge del 23 dicembre 1978, non sarebbe applicabile se non nei casi di rifiuto a sottoporsi a cure mediche e può considerarsi applicabile solo ed esclusivamente in ambito psichiatrico, attraverso il ricovero forzato presso i reparti degli ospedali pubblici.

In altre parole una persona da sottoporre a TSO si trova in un caso di tale fatta: necessita di cure; le rifiuta (secondo i sanitari che l’hanno visitata); infine non è possibile adottare misure extra-ospedaliere.

Quindi invocare la disciplina del TSO per un caso di rifiuto di cure è, non solo inappropriato, ma anche fuorviante.

Inoltre l’isolamento il cui luogo di effettuazione sarà deciso dall’azienda sanitaria è una disposizione estranea anche alla disciplina del TSO che prevede per il paziente il diritto di scelta del medico e del luogo di cura, così come prevedere che gli oneri di degenza siano a carico del paziente stesso sono disposizioni che palesano dubbi di legittimità rispetto alla normativa di specie.

Che ci si trovi difronte ad un tentativo di “orientamento politico” e non di educazione sanitaria lo si evince anche osservando il linguaggio utilizzato per classificare i vari attori di questa “emergenza medica”.

E’ doveroso sottolineare che “contagiatonon equivale a malato od infettante e che nemmeno “positivo “ ha questa accezione e valenza.

Essere contagiato o positivo non significa essere infettante: solo se le IgM (immunoglobuline M) sono positive può esserci la possibilità di infettare, ma sempre e solo se il sistema immunitario risulta compromesso o si versa in una situazione di predisposizione. 

Quindi, va sottolineato che non tutte le persone che entrano in contatto con un soggetto le cui IgM sono positive si infettano automaticamente e poi si ammalano.

Ogni medico coscienzioso lo sa e lo può spiegare in modo comprensibile per tutti.

Pertanto, bisognerebbe utilizzare termini appropriati, aderenti alla realtà e che non enfatizzano un clima già saturo di paure funzionali a legittimare forme di controllo ed autoritarismi.

Ciò che non viene mai a sufficienza enfatizzato invece è la reale cura contro ogni contagio: la prevenzione e l’investire nella necessità dei cambiamenti degli stili di vita, essenziali ed efficaci al contenimento della diffusione di tutte le malattie e, quindi, anche dei virus.

È sempre più chiaro che i provvedimenti, tra cui anche questa ordinanza, hanno un valore politico senza alcun sostanziale fondamento né medico, né scientifico.

Su quali presupposti, dunque, si fondano considerato che è la salute delle persone il vero scopo di tutto?

Solo rispettando la libertà evolutiva di ogni essere umano e sostenendone la naturale predisposizione alla guarigione e al benessere è possibile occuparsi realmente di salute. Compito della politica è creare i presupposti e investire nelle modalità e negli strumenti affinché sia possibile realizzarlo.

Presidente M3V – Libertà di scelta
Alessandra Bocchi

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